“Fondiamo biblioteche” diceva l’imperatore Adriano

C’erano, una volta, due librerie sulla San Gottardo, la via più commerciale della zona 5. La libreria di Largo Mahler, indipendente, piccola ma ben fornita, ha chiuso i battenti due anni fa (ma il libraio

, “Fondiamo biblioteche” diceva l’imperatore Adriano

Biblioteca_rembrandtC’erano, una volta, due librerie sulla San Gottardo, la via più commerciale della zona 5. La libreria di Largo Mahler, indipendente, piccola ma ben fornita, ha chiuso i battenti due anni fa (ma il libraio Luca Santini non si è perso d’animo e con “librisottocasa” presenta novità e consegna i libri – info su www.largomahler.it). Era rimasta la Libreria del Corso, ampia, ben fornita, con reparto giochi didattici per bimbi e non, presentazioni di libri, incontri culturali. Anche questa è ora chiusa, le cinque vetrine desolatamente spente, un tratto di strada vuota. Quando chiude un’attività commerciale crea sempre danni, investimenti bruciati, perdita di posti lavoro, ma quali le ragioni di chiusura delle librerie? Perché si legge sempre meno? Perché i libri si comprano on line dalle multinazionali? Perché le librerie, ormai poche e sempre più grosse, sono gestite in proprio dalle grandi case editrici che dettano così la linea editoriale e determinano anche il successo di libri che fanno solo la fortuna di multinazionali dell’editoria.

C’è da sperare che i locali della ex libreria del Corso non vengano occupati dall’ennesimo fast food, o da emporio di merce di dubbia qualità o altre attività poco trasparenti. Con conseguente impoverimento e degrado della strada e del quartiere.

Una casa senza libri è come un giardino senza fiori

Negli ultimi tempi si sente ripetere da molti lettori, lettrici che hanno risolto il problema dello spazio in casa eliminando i libri che già possedevano, via tutti, sostituiti dal lettore elettronico. Altri ancora, dopo averli a loro volta buttati nel cassonetto della carta, hanno candidamente dichiarato che è un «vezzo nevrotico possedere e tenere in casa i libri». Come si fa a buttare un libro che ci ha fatto sognare? Come si fa a buttare un libro che ci ha fatto viaggiare, un libro che in momenti difficili ci ha aiutato a uscire dal tunnel? Come si fa a buttare un libro con dedica che ci hanno regalato? Come si fa?… Scriveva Jorge Luis Borges «I miei libri che non sanno che io esisto sono parte di me».

E per chi ancora legge, qual è la soluzione? Tutto viene sostituito dal lettore elettronico – ci informano i paladini del nuovo – una tavoletta piatta in cui si possono inserire migliaia di titoli, non c’è bisogno di passare in libreria per l’acquisto, non c’è bisogno di scaffalature per tenerli in ordine e spolverare, non ci sono ingombranti pile di libri in casa, non una copertina colorata in evidenza, tutto inserito nella “magica tavoletta” quella sì da esibire, perché – ci dicono – è il simbolo del nuovo e del futuro dei libri. Con la perdita di figure come il libraio con cui scambiare una riflessione, farsi consigliare il genere di lettura per i propri gusti, o anche perdersi tra gli scaffali per scoprire le ultime pubblicazioni, sfogliarli, leggere le prefazioni e infine portarseli a casa.

Ma si è proprio irrimediabilmente perso il gusto e il piacere di conservare i libri che si sono letti, riprenderli in mano di tanto in tanto, rileggere le pagine che abbiamo sottolineato, prestarli a qualcuno che non li ha ancora letti perché sono ormai fuori catalogo? No, c’è ancora chi ama leggere sfogliando le pagine, sentirne il fruscio, il profumo di stampa fresca, apporre un segno su una frase che è piaciuta…

«Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire» – fa dire Marguerite Yourcenar all’imperatore romano nel suo libro “Memorie di Adriano”. Da allora di biblioteche ne sono state fondate molte e di molto importanti. A Milano vi sono biblioteche comunali in tutte le zone, ben fornite e frequentate. Vi è inoltre, a Milano, e per ora è l’unico caso in città e forse in Italia, una biblioteca privata ma aperta a tutti: La biblioteca di via Rembradt. Il signor Roberto Chiappella, che l’ha fortemente voluta, è partito dal ritrovamento tra i rifiuti di un cassonetto zeppo di libri. Chiappella ha proprio pensato “come si fa a buttare i libri?” e superato lo sconcerto, ecco l’idea di fondare la biblioteca di condominio. Via Rembrandt 12 è un grosso e vecchio condominio, molti appartamenti, alcune persone anziane e sole, la vecchia portineria in disuso… quale occasione migliore per riempire quelle stanze di libri, creare un punto d’incontro e socialità fra gli inquilini. Montate le scaffalature – spiega Chiappella – i libri sono arrivati a centinaia portati da chi voleva creare spazio in casa, da chi aveva dei doppioni, da chi li ha portati freschi di stampa, e poco alla volta i volumi sono ormai circa cinquemila. Un salotto che si anima tutti i pomeriggi, chi passa a prendere un libro e si ferma a scambiare quattro chiacchiere, poi arrivano quelli che tornano dal lavoro e si fermano per riportare il libro, si parla di libri, di eventi culturali in città, e si scopre che tra gli abitanti del caseggiato e della via c’è chi ha scritto un libro, e allora via con le presentazioni o le serate a tema… È davvero un’idea geniale la creazione della biblioteca di via Rembrandt. Da diffondere!

Quante portinerie dismesse ci sono a Gratosoglio, al Giambellino, a Calvairate… Quanti libri da salvare dal macero, quante persone farebbero volentieri i bibliotecari di condominio? Sono tanti i luoghi dismessi in città che potrebbero diventare luoghi di incontro e coesione sociale. Chi ha l’idea geniale da lanciare?

Lea Miniutti

(Settembre 2015)

 

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

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