Francesca Balzani, la candidata del… “Mi manda Pisapia”

Quarantanove anni, tre figli, sorriso deciso sotto uno sguardo ironico, Francesca Balzani si presenta così, con quei capelli corti destinati a crescere come i consensi che si impegna raccogliere. Sensibile al suo fascino è soprattutto

, Francesca Balzani, la candidata del… “Mi manda Pisapia”

PRImarieSacchi

Quarantanove anni, tre figli, sorriso deciso sotto uno sguardo ironico, Francesca Balzani si presenta così, con quei capelli corti destinati a crescere come i consensi che si impegna raccogliere. Sensibile al suo fascino è soprattutto l’area sociale e politica che innalzò sugli scudi il sindaco uscente, suo attuale mentore insieme agli altri candidati alle primarie del 2011, Stefano Boeri e Valerio Onida. Piace a giornalisti come Gad Lerner, Benedetta Tobagi, Piero Scaramucci e Natalia Aspesi, ad avvocati come Mario Fezzi, Caterina Malavenda e Cesare Rimini, a economisti come Francesco Giavazzi. Veri e propri fan (l’elenco è lungo) ben decisi a sovvertire le previsioni dei sondaggi che danno Sala favorito.
Formatasi in uno degli studi tributari italiani più noti, quello fondato da Victor Uckmar, Francesca ha una proposta fortissima in materia: trattenere a Milano le entrate di tutte le tasse locali. Altra proposta shock, la gratuità di tutti i mezzi di trasporto pubblico urbano di superficie. Tutt’altro che tirchia, nonostante qualcuno le rimproveri di essere più genovese che milanese. Proprio a Genova, prima di approdare al Parlamento Europeo, si era “allenata” come assessore al Bilancio del sindaco Marta Vincenzi, carica che poi avrebbe ricoperto nella giunta Pisapia.

Ci ha ricevuto nel suo quartier generale di piazza Oberdan, per un’intervista interrotta da un eccesso di chiamate importanti, poi conclusa successivamente, grazie a una chat in diretta tra provvidenziali smartphone.

Quali sono le sue proposte riguardo la situazione delle case popolari Aler e MM?
«In tutti i quartieri dove vado, vedo che le persone cercano un referente nel loro Comune e tu devi discriminare senza volerlo, tu sei in una casa Aler, tu sei in una casa MM… una situazione pazzesca. Hai un bello spiegare! I cittadini vogliono il Comune come interlocutore, quindi la prima cosa da fare è prendersi in gestione tutte le case di Aler che stanno nel territorio di Milano. Superare questa divisione in serie A e serie B. E poi fare una pianificazione seria, stabilire un percorso sui 5 anni di amministrazione pezzo per pezzo, via via con manutenzioni ordinarie e straordinarie».

Per gestire tutte le case milanesi di Aler occorre avviare un confronto con la Regione…
«Si deve aprire un tavolo, certamente, e avviare un ragionamento… questo consentirebbe fra l’altro di dare risposta a una richiesta che ho visto emergere con forza in tutti i quartieri e cioè avere un referente chiaro a cui potersi rivolgere per qualsiasi segnalazione di mancanze o problemi».

balzani webUna sorta di amministratore?
«Sì, gli inquilini soffrono molto l’impossibilità di avere un’interlocuzione diretta con qualcuno che sia sempre la stessa persona e sia capace di ascoltare e riferire, rendendo più veloci ed efficaci gli interventi, che a volte hanno carattere di urgenza, dato che vi sono tanti anziani, tanti soggetti bisognosi di attenzione. E invece bisogna rivolgersi a un custode, magari un volontario che fa quel che può… Poi c’è bisogno di qualcuno che periodicamente compia dei sopralluoghi. Tutti mi hanno detto questo: “Non viene mai nessuno a vedere come stanno le cose”. Non pretendo tutti i momenti, ma che so, ogni due mesi un giro bisogna farlo. Per esempio anche la pulizia è un problema. Si sa che se teniamo pulito gli abitanti saranno portati a mantenere pulito, se lasciamo che prevalga la sporcizia si innesta all’opposto la tendenza a comportamenti caratterizzati da sciatteria e menefreghismo, che peggiorano la situazione».

E per quanto riguarda gli alloggi vuoti? Sono da sistemare e destinare a nuovi inquilini, Una questione annosa che non si risolve mai.
«Bisogna pur cominciare da qualche parte. Assegniamoli e lasciamo che siano i nuovi inquilini a sistemarli, con finanziamenti da restituire pagando il canone. Laddove sia opportuno possiamo farlo anche con associazioni e altri soggetti».

È ipotizzabile darsi un termine di cinque anni, la durata del primo mandato di sindaco, per completare l’opera?
«Direi di sì; cinque anni non sono cinque giorni. Si tratta se non sbaglio di circa 2.000 alloggi che si potrebbero dare in automanutenzione…».

Quelli non troppo danneggiati.
«Esatto. Poi c’è una quota su cui potrebbe intervenire il Comune, ma intanto iniziamo a ragionarci».

Il sud Milano è un’area intrecciata con il Parco Sud, che ha grandi potenzialità, ma anche grossi problemi di degrado e carenza di infrastrutture in grado di valorizzarlo. Cosa propone a riguardo?
«Credo molto negli investimenti nei parchi e nel verde. Nell’area di cui parliamo esiste, tanto per cominciare, un problema di presidio e controllo del territorio che, se opportunamente attuati, potrebbero far partire il circolo virtuoso del godimento turistico, a sua volta motore che origina attività e sviluppo. Se il parco è più sicuro si può fare qualche investimento in più e sostenere agevolmente più vita nel parco. Al contrario discariche abusive e altre brutture sono fortemente disincentivanti».

Nell’area del parco, e non solo, c’è anche una notevole presenza residuale di amianto…
«Le bonifiche dall’amianto sono per me una priorità e lo sono state anche per la giunta Pisapia, che per la prima volta le ha avviate, in particolare nelle scuole. Teniamo conto che con il passare del tempo l’amianto diventa sempre più pericoloso, degrada, sgretolandosi e liberando le fibre cancerogene. Quindi non è un problema che si possa accantonare o rimandare sine die».

Il che significa anche correggere quanto fatto finora: lungo via S. Dionigi e via Fabio Massimo, su un’area vasta vi sono insediamenti in parte abusivi con tetti in Eternit che erano da bonificare entro il 2014…ma sono ancora lì, con le abitazioni in prossimità…
«Ripeto, è un problema non più rinviabile».

Un’altra forma di inquinamento è quella causata dalle polveri sottili, quindi dal traffico e dal riscaldamento. Per quel che riguarda il traffico lei fa una proposta che ha destato scalpore, e anche critiche sarcastiche: la gratuità totale dell’uso dei mezzi pubblici di superficie. Ma le pare davvero sostenibile?
«Se si parla di sostenibilità di una cosa così innovativa e lo si fa nel quadro presente, l’approccio già non funziona. L’approccio dev’essere radicalmente diverso. Abbiamo 5 anni, abbiamo la città metropolitana, abbiamo la nuova gara del Trasporto Pubblico Locale, vogliamo mettere sul tavolo tutto e avere un obiettivo davvero sfidante. Questo tema è la sfida del futuro. Stiamo sempre a dire che vogliamo raccogliere le sfide… raccogliamone una: si tratta, sì, di un grande obiettivo, più che democratico, una sperimentazione. E diamocelo come obiettivo di tenuta».

Si può immaginare una gradualità, ad esempio iniziando per fasce di popolazione (anziani, studenti…)? Giusto perché non sia la pagina di un libro dei sogni.
«Certo che sì, per vedere esattamente i numeri, per sperimentare sul campo quali possono essere i risultati migliori».

Sicurezza e integrazione sono temi, in parte collegati, che preoccupano molto la popolazione delle periferie, investite assai più del centro dall’emergenza sociale che stiamo vivendo. Saranno anche i cavalli di battaglia del Centrodestra…
«Io faccio una proposta molto concreta per la sicurezza di quartiere o “di vicinato”.  Qualcosa di semplice ma a mio modo di vedere assai efficace. Il primo lunedì di ogni mese in una scuola si incontrano i cittadini, le associazioni, i commercianti e le forze dell’ordine, per fare il punto sulla sicurezza. In qualche modo si crea così un controllo diffuso e costante. Lo hanno realizzato a Londra e ha funzionato benissimo. Quanto all’integrazione, sarebbe ora di far votare almeno per le amministrative, gli stranieri che abitano e lavorano in Italia da più di 10 anni».

Qual è la sua idea di decentramento, pensando a risorse, funzioni, ambiti di intervento. Si possono dare più potere e autonomia di spesa ai municipi ?
«Sì va dato più potere ai municipi, che devono essere riforniti di una adeguata “cassetta degli attrezzi” per poter finalmente risolvere i problemi nel quartiere, più semplicemente e più rapidamente, senza gravare sulla macchina comunale e senza dover fare i conti con un eccesso di burocrazia».

C’è, anche in periferia, un diritto alla bellezza…intesa come piacevolezza del vivere e dell’abitare? Seguendo l’esempio del bilancio partecipativo è possibile pensare progetti per riqualificazione di luoghi, creazione eventi culturali valorizzazioni che coinvolgano i quartieri? Si può favorire il decentramento di attività e istituzioni di prestigio come università musei centri ricerca…?
«Assolutamente sì. E’ questa la mia idea di città policentrica! Nei miei “8 punto e virgola per Milano” sta scritto che “non ci sono periferie ma quartieri che chiedono più servizi più verde, più cura e manutenzione”. Dobbiamo superare nei fatti la contrapposizione con il centro. Un altro punto e virgola è proprio sul “ben-essere”: la cultura come investimento, la bellezza come strumento contro il degrado dell’ambiente e delle coscienze».

Per alcuni commentatori la sua e quella di Majorino sono candidature politicamente sovrapponibili, che di fatto rafforzano Sala. Cosa la distingue da Majorino? Lui ha detto di chiederlo a lei, “che dopo averlo sostenuto si è candidata contro”.
«Mi dispiace che Pierfrancesco confonda la nostra naturale sintonia politica con un sostegno che francamente non gli ho mai promesso».

 Quali sarebbero le sue prime mosse da sindaco nei primi 100 giorni?
«Mi dedicherei alla riorganizzazione della macchina amministrativa. E alla semplificazione».

Lei è un’esperta di Bilancio. Come vede questa polemica sul bilancio dell’Expo su cui si insiste con Sala. Lo ritiene un suo tallone d’Achille?
«Beh sì, mi scusi, ma i bilanci si fanno con i numeri, non con le parole e con i comunicati stampa. Se io facessi così il bilancio con il Comune di Milano con i comunicati stampa mi prenderebbero a pomodori…».

Ma i bilancio delle società arrivano ad aprile…
«Ho capito, però mi scusi, è il bilancio di un evento di sei mesi. Il termine sarà aprile, ma nessuno mi vieta di tirarlo fuori prima. Se io mi candido a una competizione politica e tutti mi chiedono di tirar fuori il bilancio, lo tiro fuori».

Saverio Paffumi

Illustrazione: Franco Portinari

(gennaio 2016)

 

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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