Garantisti e giacobini, riflessioni a 24 anni dalla morte

Conoscevo personalmente Enzo Tortora perché militavamo nello stesso partito, il Partito Liberale. Lui era un autorevole esponente del Consiglio Nazionale del partito, io un dirigente del movimento giovanile. Allo stupore di tutti gli italiani per

Conoscevo personalmente Enzo Tortora perché militavamo nello stesso partito, il Partito Liberale. Lui era un autorevole esponente del Consiglio Nazionale del partito, io un dirigente del movimento giovanile. Allo stupore di tutti gli italiani per l’arresto del divo della televisione io aggiungevo quello di chi, conoscendolo, non poteva associare neanche come “ipotesi di scuola” la sua connivenza con mafia e camorra.

Avevo, all’epoca, poco più di vent’anni, ma il mio atteggiamento in quella circostanza e nei miei successivi è una delle cose di cui, ancora oggi, vado fiero. Mai, neanche per un attimo, mi feci prendere dalla sindrome giacobina che affligge da sempre gli italiani difronte ad un “potente” che cade. Colpevole o innocente che fosse – e sull’innocenza di Enzo Tortora avrei messo, a ragione, la mano sul fuoco – in un paese civile non dovrebbe mai essere accettabile la gogna a cui assistemmo in quella occasione e che avremmo rivisto su larga scala ai tempi di Tangentopoli.

Il giudizio spetta ai tribunali (che si spera siano imparziali e non suggestionabili dall’opinione pubblica) e non agli amici o ai nemici. Ma agli amici dovrebbe spettare qualcosa in più: quantomeno non affiancarsi ai giacobini di turno, fino a sentenza definitiva.

Credo che una delle sofferenze maggiori di Enzo Tortora fu proprio la diaspora degli “amici”, anche del suo stesso partito, che lo conoscevano profondamente e, almeno fino a prova contraria, non avrebbero dovuto dubitare di lui.

Dopo la sua assoluzione definitiva e prima della sua scomparsa precoce, lo incontrai una sola volta, in treno, in viaggio tra Milano e Roma. Parlammo a lungo. Ovviamente non gli dissi “sono sempre stato con te, perché ti conosco ma soprattutto perché il garantismo è uno dei più importanti fondamentali di una democrazia”. Ormai, ad assoluzione ottenuta, gli “amici” erano magicamente ricomparsi da tutte le parti e vai a distinguere quelli veri dai giacobini pentiti. No, non glielo dissi, ma fui felice e orgoglioso di me di averlo potuto guardare negli occhi senza alcun imbarazzo.

Nella foto in alto l’arresto-spettacolo di Enzo Tortora, avvenuto a Roma il 17 giugno 1983, con l’accusa di associazione per delinquere di stampo camorristico, costruita sulla base delle affermazioni di pentiti. Dopo essere stato condannato nel 1984 a 10 anni di carcere, il 15 settembre 1986 viene assolto con formula piena dalla Corte d’appello di Napoli.

 

 

Maurizio Tucci è nato a Potenza si è laureato in Ingegneria presso l’Università di Bologna e vive a Milano dal 1992. Lavora nel campo della comunicazione e della ricerca sociale. Ideatore e curatore dell'indagine "Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani" realizzata annualmente dalla Associazione no-profit “Laboratorio Adolescenza”, di cui è fondatore, e dall’Istituto di Ricerca IARD. È Presidente della Associazione “Laboratorio Adolescenza” e membro del Consiglio Direttivo della dalla Società Italiana di Medicina dell'Adolescenza. Giornalista e scrittore, collabora dal 1995 con il Corriere della Sera. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche e saggi e ha scritto tre romanzi.

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