Genitori “struzzi”

L’alcol – a dispetto dei divieti – è sempre di più il protagonista di ogni “serata” tra ragazzi; le “canne” (volendo fermarci a queste) – come ha scritto di recente sul Corriere della Sera Elisabetta

L’alcol – a dispetto dei divieti – è sempre di più il protagonista di ogni “serata” tra ragazzi; le “canne” (volendo fermarci a queste) – come ha scritto di recente sul Corriere della Sera Elisabetta Andreis – sono diffusissime tra gli studenti milanesi, talvolta anche delle scuole medie; Viagra & Co., molto probabilmente acquistati online, sono ingredienti base dei cocktail da discoteca; le “live” Tik Tok, con buona pace di chi dovrebbe controllare e “bannare”, continuano ad essere affollatissime di adolescenti ammiccanti (per usare un dolce eufemismo), finché non decidono di “sbarcare” su Only Fans che in teoria sarebbe rivolto ai soli maggiorenni, ma è una teoria che i ragazzi sanno aggirare benissimo.

Ciò premesso, l’obiettivo di questo mio breve intervento non è l’ennesimo grido di allarme sugli adolescenti, ma una amara considerazione da ricercatore. Alla base di qualunque “buona politica” dovrebbe sentirsi l’esigenza, prima di avviare strategie e interventi per affrontare i problemi, di avere un quadro della situazione più chiaro possibile e la ricerca (nel caso in questione ricerca sociale) è tra gli strumenti di lavoro più efficaci.

Quando parlo di “buona politica” non mi riferisco solo alla politica delle Istituzioni, ma alla “politica” di pertinenza di qualunque agglomerato sociale, a partire dalla famiglia. E la famiglia dovrebbe essere ugualmente interessata a conoscere il contesto generale nel quale vivono i loro figli (che può essere svelato anche dalla ricerca sociale), per capire come orientarsi per gestire al meglio quotidiano ed emergenze.

E allora è particolarmente triste assistere, per me che mi occupo di ricerca sociale da trent’anni, al fuoco di sbarramento sempre più forte, da parte dei genitori, per non consentire che la scuola aderisca ai progetti di ricerca finalizzati proprio ad analizzare abitudini e stili di vita degli adolescenti. Le “scuse” con le quali i genitori si oppongono sono sempre più stravaganti e insensate: si va dalla gettonatissima “violazione della privacy” dei loro figli (peccato che i questionari siano anonimi) al timore che la domanda “hai mai fumato una canna?” induca il figlio – che “ovviamente” non l’ha mai fatto – a cercare di corsa il pusher più vicino per la curiosità di provarla.

In realtà ciò che li motiva ad erigere questa barriera di non-conoscenza è solo la paura di sapere. Non se il loro figlio si droghi o meno (perché da una indagine a questionario anonimo non lo saprebbero mai, comunque), ma anche solo di sapere quanto il fenomeno sia grave e diffuso. Perché questo “sapere” li costringerebbe a fare qualcosa e il problema – drammatico – è che non sanno che fare.

 

Maurizio Tucci è nato a Potenza si è laureato in Ingegneria presso l’Università di Bologna e vive a Milano dal 1992. Lavora nel campo della comunicazione e della ricerca sociale. Ideatore e curatore dell'indagine "Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani" realizzata annualmente dalla Associazione no-profit “Laboratorio Adolescenza”, di cui è fondatore, e dall’Istituto di Ricerca IARD. È Presidente della Associazione “Laboratorio Adolescenza” e membro del Consiglio Direttivo della dalla Società Italiana di Medicina dell'Adolescenza. Giornalista e scrittore, collabora dal 1995 con il Corriere della Sera. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche e saggi e ha scritto tre romanzi.

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