Giambellino: cronaca di uno sgombero annunciato

Continuano gli sgomberi e gli scontri nella zona del Giambellino, uno dei quartieri dove il recupero delle case popolari occupate sta rapidamente assumendo i contorni di un scontro sistematico tra le forze dell’ordine, i residenti,

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sgombero_giambellinoContinuano gli sgomberi e gli scontri nella zona del Giambellino, uno dei quartieri dove il recupero delle case popolari occupate sta rapidamente assumendo i contorni di un scontro sistematico tra le forze dell’ordine, i residenti, e i membri dei comitati in difesa degli occupanti abusivi. I cortei e le manifestazioni sono all’ordine del giorno, così come gli sgomberi programmati. Col passare delle settimane i fragili equilibri della convivenza si stanno però deteriorando, e la temperatura sociale sta rapidamente aumentando in tutto il quartiere.

Sono le 9 della mattina quando la Polizia e i Reparti Mobili giungono in via degli Apuli 4, accompagnati da furgoni ed elevatori. L’obiettivo dell’azione è un appartamento al primo piano di questa tipica palazzina popolare: intonaco rosso screpolato e spazzatura in strada. Al momento dell’irruzione in casa ci sono solo una donna anziana ed un bambino: non serve altro per fomentare l’indignazione nel quartiere. Nel giro di un’ora si mobilitano sul posto una cinquantina di persone tra residenti, comitati di difesa per i diritti sulla casa e membri di alcuni centri sociali. La situazione si scalda rapidamente: ogni nuovo sgombero non viene più percepito come un fatto isolato, ma si inserisce in quell’escalation di proteste che dura da alcuni mesi. Cominciata come di consueto con cori e lanci di uova, la protesta degenera quando la donna sgomberata si sdraia in segno di protesta sotto i furgoni che si avvicinano alla casa, tentando di impedire la rimozione dei propri oggetti dall’appartamento. I manifestanti insorgono e i reparti in tenuta antisommossa rispondono immediatamente con i manganelli. Lo scontro si esaurisce in una decina di minuti senza lasciarsi alle spalle nessun ferito grave, nonostante il lancio di cassonetti dell’immondizia, bottiglie di vetro e petardi lasci presagire ben di peggio.

Quando l’assembramento si disperde, una parte decide di sfilare in corteo fino a piazzale Tirana, dove si riunisce per discutere sul da farsi. Non accettano di parlare con i numerosi giornalisti presenti sul posto: li considerano infatti i principali responsabili della strumentalizzazione e delle menzogne di cui si sentono oggetto. «Ci si limita a raccontare della violenza di queste manifestazioni – spiega una ragazza – ma non si raccontano i drammi delle persone che vengono allontanate da case altrimenti vuote». Alcuni fra gli abitanti del quartiere condividono le idee di questi gruppi: «La gente occupa perché è disperata, perché non ha altra scelta. Come è possibile che la risposta delle istituzioni sia costringere delle famiglie con bambini a trascorrere l’inverno su una strada?». Molti residenti tuttavia prendono posizioni più moderate, ma condividono l’indignazione per la gestione del patrimonio delle case popolari: i tempi inaccettabili delle liste d’attesa per l’assegnazione degli appartamenti, la mancanza di manutenzione, gli sprechi, le case lasciate vuote ad ammuffire. Tuttavia sono nettamente contrari all’occupazione, non fosse altro che per rispetto proprio di quelle persone che hanno deciso di seguire l’iter burocratico. Ma è proprio l’incapacità dell’Aler nel gestire le case popolari, e la sicurezza di quanti ci vivono e pagano regolarmente, a diventare fonte di nuova rabbia, di nuove proteste. Una rabbia che si riversa anche sul Comune, nonostante questi prenderà in gestione le sue proprietà – circa 28mila alloggi sui 70mila che gestiva Aler – solo a partire dal 1° dicembre di quest’anno, togliendola dopo anni all’azienda di viale Romagna.

Tenuto conto delle fondamentali differenze di atteggiamento ed opinione, emerge così un dato piuttosto preoccupante: in tutti le componenti sociali del Giambellino è in crescita un generale e generico risentimento verso le istituzioni, in cui nessuno sembra più riporre fiducia. I sintomi sono diversi, ma la febbre continua a salire; e nessuno nel quartiere sembra più disposto ad inghiottire bocconi amari.

Emanuele Brignoli

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

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