Gli dei della politica puniscono l’hibrys di Salvini, novello Icaro padano che si credeva invincibile

Voleva i pieni poteri e dalla spiaggia del Papeete ha fatto cadere il governo Conte. Accecato dal consenso di social e sondaggi era convinto di andare alle urne e invece è tornato a casa.

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Peccato di hybris. È questo che pare abbia detto Fedele Confalonieri a Silvio Berlusconi a proposito degli errori commessi da Matteo Salvini nelle ultime settimane. Non i tempi della crisi, non la sottovalutazione dell’amore dei parlamentari per lo scranno, neanche la predisposizione innata del Pd (e ora anche di M5S) a far parte di un governo, qualunque esso sia, né tantomeno il complotto internazionale, ma tracotanza e sicumera hanno punito il capo leghista. Quella che secondo gli antichi Greci portava gli umani che avevano successo all’ambizione smisurata e all’accecamento mentale, impedendo loro di riconoscere i propri limiti.

Dopo il successo alle elezioni europee e i sondaggi straripanti, al Matteo padano – esattamente come a quello Matteo fiorentino – è successo proprio così. Gli dei della politica (alcuni sostengono che sia stato il Sacro Cuore di Maria invocato ripetutamente a protezione dell’Italia che finalmente si è palesato), come fecero con Agamennone e Diomede, Aiace e Icaro, lo hanno rimesso al suo posto, punendolo severamente. “Tu vai a casa , tu vai  a casa” gli urlava il comandante, senatore Gregorio de Falco.

Un peccato fatale, quello commesso dal Matteo padano. Poteva continuare tranquillamente con il governo gialloverde di cui era il dominus indiscusso, procedendo fino al completo sfaldamento del Movimento 5 Stelle. Certo c’era la finanziaria da fare, con la mirabolante promessa dei 50 miliardi di euro di investimenti da mantenere, che l’Europa certo non avrebbe permesso, sanzionandoci e, conseguentemente, spingendo sotto zero l’affidabilità internazionale del nostro paese, con danni economici rilevanti per tutti gli italiani. Ma proprio per questo, molto probabilmente, dopo lo spauracchio del babau nero, il Matteo padano avrebbe rispolverato l’evergreen (lo sta facendo anche adesso) del complotto demo-giudo-pluto-massonico, dei Protocolli dei saggi di Sion, il Piano di Kalergi e via dicendo. Ancora una volta avrebbe dato agli italiani un capro espiatorio su cui sfogare tutte le frustrazioni e addossare tutte colpe, autoassolvendosi. Tutte cose già sentite, che forse, dopo tre anni di governo, non sarebbero più funzionate. Ma non è detto.

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Invece ora che l’ordine cosmico è ricostruito gaudemus igitur: il pericolo salviniano è per il momento scampato. Torna Giuseppi Conte, l’ex sconosciuto in grado di governare con chiunque basta che gli venga dato Palazzo Chigi. Dovrà trovare-imporre un accordo tra due partiti che fino a pochi giorni fa giuravano che non sarebbero mai stati insieme. Compito molto arduo, che rischia di arenarsi sin da subito o procedere timidamente e in modo inefficace, esclusivamente su questioni secondarie, con pochissime possibilità di combinare qualcosa di buono sui temi centrali. Anche perché, se accadrà, sarà perché uno delle due componenti del governo, si sarà rimangiata tutto quello che ha sostenuto negli anni, firmando la propria condanna a morte politica. Ma non è detto, ora che il trasformismo è assurto a valore e la coerenza a canaglieria.

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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