Gli incubi underground della stazione centrale

Per Antonio D’Orrico, autorevolissimo critico di “7”, il supplemento del Corriere della Sera, “La Stazione” di Jacopo De Michelis segna “un’altra rivoluzione” nella storia del giallo italiano, dopo “Il nome della Rosa” di Umberto Eco

Per Antonio D’Orrico, autorevolissimo critico di “7”, il supplemento del Corriere della Sera, “La Stazione” di Jacopo De Michelis segna “un’altra rivoluzione” nella storia del giallo italiano, dopo “Il nome della Rosa” di Umberto Eco e “Io uccido” di Giorgio Faletti (nella foto sopra la copertina di “7”).

Il libro fa bella mostra di sé nelle librerie e in primo luogo – creando un’eco emotiva irresistibile – in quella della Stazione Centrale, vera e assoluta protagonista di questa storia, dove chi scrive non a caso l’ha acquistato.

A chi la frequenta da molti anni è ben presente la struttura monumentale e labirintica inaugurata nel 1931 su progetto di Ulisse Stacchini, per alcuni grandiosa per altri esagerata e sgraziata… ma complessivamente in via di costante rivalutazione da parte della critica.

Vi sono state epoche in cui la gran parte dell’edificio, complessivamente in declino, era nascosta ai più, e giaceva nell’ombra e nel degrado, inutilizzata. Ancora oggi, nonostante la vocazione commerciale che – nel bene e nel male – l’ha fatta clamorosamente rinascere, vi sono vaste e insospettate aree riservate a chi vi lavora o in attesa di una destinazione d’uso, come gran parte dell’asse dei Magazzini Raccordati lungo via Sammartini e via Ferrante Aporti. In quegli anfratti, da lunghissimo tempo confluisce e si aggira un popolo di derelitti, di bisognosi, che sono stati via via e sono ancora una mescolanza di senzatetto, drogati, trafficanti, immigrati irregolari, caporali che smistano incarichi di lavoro nero e così via. Miserabili, in senso letterario e di fatto, che purtroppo ci spaventano più della miseria che li produce.

Non lontano da questo mondo, proprio sotto l’asse dei binari sopraelevati, dal 2012 il Memoriale della Shoah inaugurato da Liliana Segre accoglie con la parola INDIFFERENZA i visitatori, all’altezza del Binario 21.

Un enorme “Gocciolone”, particolare della Stazione Centrale di Milano.

Un coacervo di storie e di situazioni che costituiscono esattamente il groviglio da dipanare, per l’ispettore di polizia Riccardo Mezzanotte, per i pochi colleghi che non lo tradiscono e per la sua bellissima fidanzata Laura Cordero, dotata suo malgrado di un “dono” che le consente di introiettare le emozioni degli altri, dalle sofferenze al piacere condiviso nei momenti più intimi.

Meno si racconta di un giallo meglio è per i lettori. Diciamo allora l’essenziale. Ciò che ci è piaciuto di più: 870 pagine e non sentirle, con la voglia di leggerle d’un fiato, sono forse il più grande merito. La scrittura è agile, affatto pretenziosa, efficace: l’autore è al primo romanzo (come lo furono Eco e Faletti con i loro best seller) ma è un espertissimo editor di Marsilio… Uno di quelli che correggono e a volte aggiustano i romanzi degli altri.

Per inciso, fa sapere D’Orrico, è anche nipote di Gianni De Michelis e del professor Cesare (sempre De Michelis) compianto deus ex machina di Marsilio. Anche per questo l’editore non è Marsilio (troppo facile, avrebbero pensato i malpensanti) ma Giunti.

La trama letteralmente sprofonda nei sotterranei, dove vive un misterioso popolo di disperati che ha scoperto l’esistenza di un “terzo livello”, del tutto ignoto alla superficie, un cuore underground pieno di agghiaccianti sorprese. Il giallo così, e forse è il suo limite, sconfina nel fantasy e diventa una cosa un po’ diversa, dato che fra rovine di un tempio celtico e forsennati riti voodoo, il paranormale si intreccia alle fatiche investigative di un normalissimo per quanto geniale e atletico ispettore.

Tuttavia il grande merito, che ci piace sottolineare, è l’aver dato corpo a una storia che pur volendo soprattutto avvincere (non tanto “educare”) porta in primissimo piano l’emarginazione, e la radice stessa, il nucleo originario e terribile della più crudele delle discriminazioni del nostro tempo: la shoah appunto… Già perché la soluzione dell’enigma che si nasconde là sotto, al terzo livello, ha a che fare con la presenza di sopravvissuti alla quale è toccata una sorte perfino più angosciosa e allucinante di quella dei deportati nei lager.

Jacopo De Michelis
La Stazione
Giunti, 2022 – 870 pagine
19 Euro

Già giornalista all'Unità e all'Europeo, per anni collaboratore al Gambero Rosso, Tuttoturismo e Meridiani e varie case editrici, tra cui Mondadori, Rusconi, Sperling and Kupfer approda a Milanosud perché la passionaccia del giornalismo non si può far tacere.

Recensioni
NESSUN COMMENTO

SCRIVI UN COMMENTO