Habemus candidatum, il pediatra Luca Bernardo contenderà a Beppe Sala la fascia di sindaco

Luca Bernardo, 54 anni, primario di Pediatria al Fatebenefratelli-Sacco è il candidato del Centrodestra alle elezioni comunali di ottobre. Lo hanno deciso Salvini, Meloni e Berlusconi il 6 luglio, nell’ennesimo vertice, dopo che si sono

Luca Bernardo, 54 anni, primario di Pediatria al Fatebenefratelli-Sacco è il candidato del Centrodestra alle elezioni comunali di ottobre. Lo hanno deciso Salvini, Meloni e Berlusconi il 6 luglio, nell’ennesimo vertice, dopo che si sono alternati in poco più di un anno (il primo fu Giulio Gallera, nel marzo del 2020) almeno una ventina di possibili candidati, di volta in volta sfilatisi o bocciati dai veti incrociati e dai silenzi dei maggiorenti del Centrodestra, occupati più dalle contrapposizioni a livello nazionale, che dall’urgenza di dare un candidato a Milano.

Candidatura che pare sia nata una decina di giorni fa, se è vero quanto afferma il Corriere della Sera che il nome di Bernardo è stato fatto per la prima volta il 25 giugno scorso dall’avvocato divorzista Annamaria Bernardini de Pace, che alla stessa stregua con cui si invita a cena, gli ha chiesto: «Luca, perché non tu come candidato sindaco a Milano per il Centrodestra?».

Impossibile quindi anche solo supporre che Bernardo abbia un proprio programma sulla città. D’altronde non potrebbe essere altrimenti, visto che il percorso di scelta si è svolto non sulle idee, ma su un vero e proprio casting, con tanto di indicazioni del profilo familiare e dell’essere candidato civico. Caratteristica questa che appare più un’etichetta che una realtà, visto che un candidato per essere “civico” deve essere espressione di un movimento civile, che nasce dal basso, con proposte proprie, e non di una estenuante sequela di vertici di partito.

Detto questo, la speranza, da milanesi, è che Bernardo, da ottimo professionista qual è – non a caso lo intervistammo come pediatra nel marzo scorsosi affranchi dai suoi padrini e produca una visione di città moderna e solidale, con slogan ridotti al minimo e proposte concrete, su cui avviare un vero dibattito. Gli argomenti di certo non mancano:  lotta alle diseguaglianze, infrastrutture, mobilità, patrimonio pubblico, casa, ambiente, gestione partecipate. E poi sanità, stadio, decoro urbano, lavoro, terzo settore, periferie sono solo i temi principali su cui avviare un confronto. Per ultimo, ma non certo per importanza, il tema di come usare al meglio le risorse che arriveranno con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, figlio dei fondi stanziati dall’Europa per il Recovery Fund.

Problematiche su cui Beppe Sala si è già espresso esplicitamente con parole e con quanto fatto in questi 5 anni. Mentre per Luca Bernardo il tempo a disposizione per maturare una posizione e farla arrivare ai cittadini è veramente poco, di fatto questo scorcio di luglio e il mese di settembre. Se ci riuscisse sarebbe un bene per la città.

La candidatura di Bernardo dovrebbe a questo punto sbloccare anche la situazione delle candidature di presidenti e consiglieri nei Municipi e a Palazzo Marino. Su questo fronte il Centrodestra è molto indietro, ma se Atene piange, Sparta non ride. Il Centrosinistra, nonostante la candidatura di Sala sia ufficiale da molti mesi e le liste a sostegno già definite, ancora non è stato in grado di esprimere le candidature. Non potrà tergiversare ancora, se non vorrà perdere il vantaggio temporale accumulato. Ancora in alto mare invece il candidato dei Cinque Stelle, che a questo punto, considerata la situazione nazionale e il poco seguito che ha sempre avuto a Milano, difficilmente arriverà.

Un ultimo accenno agli altri candidati sindaci. Finora sono sette: Gabriele Mariani (Milano in Comune), Giorgio Goggi (Socialisti), Simone Sollazzo (Milano Concreta, che abbiamo intervistato a febbraio, quando presentò la lista), Alessandro Pascale (Partito comunista), Mauro Festa (Partito Gay), Gianluigi Paragone (Italexit) e Bianca Tedona di Potere al Popolo, che ha reso nota la sua candidatura a inizio luglio.

Formazioni e candidati che in pochi casi supereranno la soglia percentuale per entrare in Consiglio comunale (nel 2016 ci riuscì solo Basilio Rizzo, con il 3,5%) e che eroderanno voti soprattutto a Beppe Sala, riproducendo la secolare vicenda della sinistra che si combatte da sola, favorendo la destra.

Non è una novità: è il marchio di fabbrica dei “duri e puri”.

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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