“Hollaback girl!”, quando la libertà è minacciata, per strada, tutti i giorni

  Hollaback è il movimento nato in Usa che si batte contro le molestie, che le ragazze subiscono per strada. Ammiccamenti, pedinamenti, battute

Hollaback

 

Hollaback è il movimento nato in Usa che si batte contro le molestie, che le ragazze subiscono per strada. Ammiccamenti, pedinamenti, battute… tutto quello che costringe una ragazza a camminare più velocemente o a cambiare marciapiede. In inglese si usa “holla” per chiamare o per salutare qualcuno. Hollaback lo usano anche le cheerleader, come versione contratta di “call me back”, quando incitano le compagne a urlare il nome della squadra, lettera dopo lettera “datemi una A!” ecc. Ma questa è anche un’espressione usata dagli uomini, per attirare l’attenzione di una donna. “Hollaback girl”, quindi, significa dai “rispondimi, guardami seguimi ragazza”. E implicitamente anche “sei un’oca, una cheerleader, che fa quello che le dicono gli altri”.

Fatta questa doverosa premessa, in questo numero di Milanosud, per celebrare la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, che sarà il 25 novembre, riportiamo l’invito di una blogger milanese, malapuella, a riflettere su questo tema, su come questo genere di situazioni, considerate “minori”, nel migliore dei casi, siano una limitazione della libertà delle donne.

Sorridi

Hollaback! è un movimento che si prefigge di fermare le molestie in strada. In questo momento sta svolgendo un’indagine in collaborazione con la Cornell University per mappare a livello internazionale le modalità con cui si manifestano le molestie in strada e il loro impatto sulle persone coinvolte. In fondo troverete il mio sito, da cui si può per partecipare all’indagine, compilando un questionario anonimo online: fatelo. Fatelo tutti: donne e uomini.

Io mi ritengo una persona equilibrata e non particolarmente paurosa né influenzabile. Prendo i mezzi pubblici anche di notte, viaggio all’estero da sola, me la cavo su un sacco di cose. Ho iniziato a rispondere alle domande facendo mente locale e mi sono sorpresa di quanto invece questo tipo di molestie abbia influenzato molte mie scelte e di fatto abbia posto grandissime limitazioni alla mia libertà personale. Come donna ho talmente introiettato il principio che beh, insomma, alcune cose è inevitabile che almeno una volta nella vita ti succedano, “chessarammai”, così non mi sono mai soffermata a riflettere su queste limitazioni. Che ovviamente sono limitazioni autoimposte, un po’ come quando per quieto vivere ci mordiamo la lingua durante il pranzo di Natale per evitare di sollevare una discussione sgradevole, con il parente fastidioso. Un esempio spiccio.

“Hai mai modificato il percorso per andare da A a B per evitare alcune zone?” Risposta: quasi ogni giorno. Questo vuol dire che io quasi ogni giorno non ho la libertà di muovermi. O meglio: ho la libertà di scegliere come muovermi in sicurezza scegliendo strade più lunghe o tortuose per istinto di autoconservazione. Amici maschi (possibilmente caucasici e eterosessuali), confermate che anche a voi capita? E confermate che vi capita pochissime volte all’anno o nella vita e solo in situazioni particolari? Provate a pensare che c’è chi lo fa ogni giorno (tipo, beh, io). E che questo è talmente diventato una seconda natura che nemmeno me ne rendo conto se non fermandomi davanti a un questionario con caselline da riempire che mi costringe a pensarci onestamente e dirmi “oh, sei molto meno tosta di quello che ti credi, bellina”. Facendo questo questionario ho scoperto che sono assolutamente libera di andare dove voglio. Purché scelga la strada più sicura, mi ricordi alla mattina di indossare jeans e scarpe da ginnastica (o di portarmi un cambio in ufficio se serve che vada in una riunione vestita da signorina – ehi! Ai miei colleghi maschi però non è richiesto di vestirsi da signorini!), stando attenta a guardare in basso e evitando di incrociare lo sguardo di chi incontro, tirando dritto e possibilmente indossando cuffie vistose per avere un alibi se qualcuno mi interpella e non rispondere. Davvero, fatelo questo questionario. Chiunque siate. E poi se volete ditemi come vi siete sentiti, e se avete fatto delle scoperte (in attesa dei risultati che arriveranno in gennaio).

In questi giorni gira moltissimo su Facebook (anche questo è sul mio sito) un video di una ragazza newyorkese che con la telecamera nascosta cammina per la sua città, registrando tutte le molestie. Ho letto tantissimi commenti del tipo “ma sono solo complimenti, ma che problema c’è, ma queste non sono molestie, ma che esagerazione”. Il fatto è che nessuna donna o ragazza (o persona, per quanto mi riguarda, ma adesso il punto è “donna o ragazza”) cammina per strada per la gioia degli occhi dei passanti. A nessuna importa degli apprezzamenti di uno sconosciuto. A tutte fanno piacere i complimenti degli amici, del moroso e della mamma. Se non rientrate in queste categorie ma in quella di “passante sconosciuto” non avete nessun titolo per fare complimenti, non siete nessuno, la vostra opinione non è richiesta. “Ma ti ho solo salutato, perché non mi rispondi?”

Perché il tuo saluto non è un onesto augurio di una bella giornata, ma un modo per farmi rendere conto che tu (che sei di media alto 20 cm più di me e pesi di media 20 kg più di me) mi hai notata, che questo non è più il marciapiede di una strada di città ma il piano di una relazione di cui tu hai il controllo e per cui ti aspetti una reazione come se ti sia dovuta. Non ti rispondo perché magari ho avuto una giornata di merda, perché in ufficio la promozione che mi spettava è stata data a un mio collega maschio, o perché sono appena stata dal ginecologo per un controllo e mi ha ricordato che se volessi avere figli forse è il caso che ci pensi seriamente perché il tempo inizia a stringere, o forse perché sono in ritardo per andare a ritirare mio figlio all’asilo, o forse non ti rispondo perché sono appena uscita da un ospedale dopo aver passato tre ore ad accudire un parente anziano ricoverato, o non ti rispondo perché sto facendo mentalmente la lista della spesa o sto pensando a come rispondere a una email importante, o forse perché mi fanno male le scarpe e l’elastico del reggiseno mi pizzica la pelle.

Non ti rispondo perché ci sono già abbastanza cose da cui mi devo difendere e contro cui devo corazzarmi e almeno mentre cammino per strada pensando ai fatti miei ho il diritto di non farmi carico del tuo egocentrismo e della tua necessità di affermarti mettendomi a disagio.

www.malapuella.it – italia.ihollaback.org

Valentina Divitini @ipathia

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

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