House of Gucci di Ridley Scott: lusso, rampantismo e culto del potere. Grande interpretazione di Lady Gaga

“Non mi considero una persona con uno spiccato senso morale, ma non sono ipocrita”.Al suo ventisettesimo film Ridley Scott firma l’opera più smargiassa, triviale ed “americana” della sua imponente e sfaccettata carriera.Attraverso una fotografia sfavillante,

“Non mi considero una persona con uno spiccato senso morale, ma non sono ipocrita”.

Al suo ventisettesimo film Ridley Scott firma l’opera più smargiassa, triviale ed “americana” della sua imponente e sfaccettata carriera.

Attraverso una fotografia sfavillante, un ritmo costante ed una sceneggiatura penetrante quanto gli artigli affilati dei suoi sordidi e tronfi protagonisti, il regista britannico dà vita alla sboccata, tempestosa e torbida ePOPea della famiglia Gucci. Il regista de “Il gladiatore” cerca di far luce non tanto sulle vicende di cronaca che hanno trascinato una delle più grandi dinastie dell’alta moda nel fango ma sulla fatiscenza umana e sulle maschere, tanto glam quanto inquietanti, dei suoi controversi protagonisti.

In un oceano infestato da avidi patriarchi, rampolli ciechi e famelici avvoltoi, si muove con astuzia e cinismo superiori una diabolica Patrizia Reggiani, interpretata da Lady Gaga. La giovane figlia del proprietario di un’umile ditta di autotrasporti trasforma l’incontro fatale con un giovane Maurizio Gucci nel trampolino di lancio per una sanguinosa scalata al potere. In una famiglia di pescicani la Reggiani diventa in poco tempo uno squalo bianco che difronte all’odore dei soldi spalanca le fauci attaccando senza pietà le sue prede. L’amore (di facciata) per il giovane Maurizio è solo un mezzo molto utile per raggiungere uno stile di vita da nababba e vivere una vita da sogno (o da incubo?), tra abiti sgargianti, gioielli inestimabili e lusso sfrenato.

Lady Gaga, dopo il buon esordio in “A Star is born”, da una sterzata importante alla sua carriera cinematografica dando vita ad un personaggio impegnativo attraverso una performance da attrice vera. La sua Patrizia ipnotizza, ringhia, manipola, brandisce e premedita con grande lucidità i suoi piani prima di insediamento e poi di annientamento di tutti quei “bravi ragazzi”, nati bene e col culo foderato Gucci.

Accanto a lei si muove con grande appeal e carisma il resto della banda, tra cui spiccano un algido Adam Driver nei panni del giovane erede al trono e marito di lei, un canuto e navigato Jeremy Irons nel ruolo di Rodolfo Gucci ed un pazzoide, isterico, vanitoso ed estroso Jared Leto nella parte di Paolo Gucci.

Per apprezzare a pieno la performance deliberatamente sopra le righe del camaleontico attore non ci si può esimere dal vedere il film in lingua originale. Nonostante avessi comunque apprezzato l’interpretazione di Leto col doppiaggio italiano ho avuto l’ennesima conferma, rivedendo il film, che la visione di una pellicola in lingua originale è una cosa e la visione col doppiaggio è un’altra. Tenetelo a mente quando tessete le lodi di grandi attori americani senza aver mai ammirato le loro autentiche performance.

Proprio Leto, insieme alla feroce Gaga, potrebbero seriamente ambire alla prestigiosa statuetta da qui a qualche mese in quel di Los Angeles.

House of Gucci non è un film che intende far luce da vicino, attraverso una precisa ricostruzione storica, sulle motivazioni che hanno portato Patrizia Reggiani e i suoi complici alla sbarra. Ma bensì un ritratto spregiudicato di un mondo grottesco, artificioso, parallelo e malsano. Dove l’avidità imperante e il narcisismo più violento sono gli unici valori in grado di infervorare gli animi.

Riccardo Carosella

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