I 70 anni della Signora in rosso

La signora in rosso è la Casa della Cultura di Milano. Sono passati settant’anni dal 16 marzo 1946, quando Ferruccio Parri inaugurò il centro culturale con sede, allora, in un prestigioso palazzo di via Filodrammatici, di

La_porta_rossa_Ferruccio_CapelliLa signora in rosso è la Casa della Cultura di Milano. Sono passati settant’anni dal 16 marzo 1946, quando Ferruccio Parri inaugurò il centro culturale con sede, allora, in un prestigioso palazzo di via Filodrammatici, di fianco alla Scala. E nel marzo 2016, nei tre giorni di eventi celebrativi per questa ricorrenza così importante, nell’attuale sede di via Borgogna 3 si sono dati appuntamento vecchi e nuovi frequentatori, intellettuali, politici, molti cittadini/e comuni. “Pensiamo ai settant’anni passati con orgoglio – ha esordito il presidente Salvatore Veca nel discorso di apertura – ma pensiamo ai settanta futuri con altrettanta voglia di fare e di innovare, senza mai perdere il filo che ci lega a questa lunga storia”.

Ferruccio Capelli, da quindici anni direttore della Casa della Cultura, per questo importante compleanno ha scritto “La porta rossa” un’affascinate racconto che va dagli anni della sua fondazione ai giorni nostri. Nell’introduzione, l’autore ricorda che quell’avventura inizia durante la Resistenza quando tre intellettuali in clandestinità, Antonio Banfi, Eugenio Curiel, Elio Vittorini, elaborano il progetto culturale che ha dato vita a questa storia che oggi possiamo leggere.

Non mancano curiosità come la vicenda della porta rossa. Che venne aperta per potere accedere dalla strada allo scantinato, qual era in origine, il salone della Casa della Cultura. Da quella porta, nei 70 lunghi anni di vita della Casa, sono passati molti personaggi, uomini e donne, intellettuali, poeti, scienziati, musicisti, scrittori, artisti, studiosi, politici, persone comuni… come testimonia la galleria di foto esposte nell’atrio. Casa della Cultura. La sua nascita e quel nome, in quegli anni del dopoguerra furono di buon auspicio. Premessa di nuove future speranze. Ripercorrendo la sua storia, ora, si prova compiacimento e meraviglia insieme per il coraggio e la volontà che ebbero i padri fondatori. E di quanti, in periodi duri del ‘900, si sono alternati alla guida del centro culturale: da Antonio Banfi a una giovane Rossana Rossanda, da Mario Spinella a Cesare Musatti a Vittorio Spinazzola.

Tra le pagine emerge tutta la passione politica e culturale di Capelli che restituisce ai lettori, attraverso le sue riflessioni, settant’anni di storia che ci appartengono. “Una storia nel segno dell’Illuminismo”. E’ l’inizio, e siamo negli anni della rinascita e della speranza. Nella parte centrale del libro l’autore descrive gli anni di grandi trasformazioni sociali, politiche, culturali passando dalla caduta del muro di Berlino agli anni di piombo, dal crollo delle Torri Gemelle a Tangentopoli. Nell’ultima parte, riflette infine sui cambiamenti in atto così repentini e vulnerabili, sulla globalizzazione, sul rumore mediatico che appiattisce ogni pensiero. E intitola il capitolo che chiude il libro “Per un nuovo umanesimo”. La Casa della Cultura è lì nel cuore di Milano, con la sua porta rossa sempre aperta. Affettuosa. Accogliente. Non chiede appartenenza politica, religiosa, culturale ad alcuno/a.

Da settant’anni la Casa della Cultura è il luogo dove le idee si confrontano, il pensiero si fa critico, la cultura e la politica cercano il dialogo. Un pezzo di storia di Milano.

Lea Miniutti
Ferruccio Capelli
La porta rossa 70 anni di Casa della Cultura tra storia e storie
Edizioni casa della cultura,
pp. 160, euro 12.00

www.casadellacultura.it

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

Recensioni
NESSUN COMMENTO

SCRIVI UN COMMENTO