I dischi del mese: Bob Weir e I LUF

• BOB WEIRBob Weir è uno dei membri fondatori dei Grateful Dead, una delle band più amate e seguite al mondo, è una figura di primo

• BOB WEIR

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Bob Weir “Blue mountain” – Sony

Bob Weir è uno dei membri fondatori dei Grateful Dead, una delle band più amate e seguite al mondo, è una figura di primo piano nella storia della musica ed è coinvolto attivamente anche agli ultimi concerti della band. Ha anche partecipato ed inciso con diversi altri gruppi, ma la sua carriera solista conta solo due album pubblicati negli anni ’70 e una compilation di brani già editi uscita una dozzina di anni fa. Questo Blue mountain, il primo disco in studio dopo quasi trent’anni, è un disco che non ti aspetti ed è anche una grande e bella piacevole sorpresa. Rappresenta una sorta di testimonianza musicale della sua gioventù, un ritorno alle origini, al suo essere giovane cowboy nel Wyoming negli anni ’60, alla musica tradizionale di quegli ambienti, in molti casi tramandata per via orale, che gli è rimasta dentro ed ora ritorna ad influenzare fortemente la scrittura di questi nuovi brani, scritti con Josh Ritter, un cantautore di grande rilevanza nel panorama della musica americana di qualità, e con Josh Kaufman, che è anche il produttore dell’album. Un lavoro che ha richiesto un impegno di tre anni e che è totalmente differente dai dischi dei Grateful Dead, un disco impregnato della grande tradizione musicale americana, ricco di grandi, intense e struggenti ballate che catturano l’ascoltatore e il cui gradimento cresce ascolto dopo ascolto. L’iniziale splendida Only a river è stata composta ancora da ragazzo e completata solo ora e mette in mostra la calda e avvolgente voce di Bob Weir, Cottonwood lullaby ha una bella melodia che diventa quasi una ninna nanna, Lay my lilly down sembra uscita dalle Pete Seger session e ha ritmi e melodie più tradizionali. Da segnalare anche due brani che virano verso il folk, Darkest hour con steel guitar e fisarmonica in evidenza, e la title track Blue mountain, lenta ed avvolgente folk ballad che vede Bob Weir solo con la sua chitarra acustica, e la conclusiva splendida ballata One more river to cross, con un ritornello che ti entra subito in testa. Un disco senza tempo, suonato alla grande, veramente bello e decisamente consigliato.

• I LUF

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I LUF “Delalter” – Autoprodotto/Self

I Luf (lupi in dialetto bresciano) sono un gruppo folk rock composto da ben otto elementi, attivo da quasi una ventina di anni, e con una dozzina di album alle spalle. Guidati dal leader Dario Canossi, hanno conquistato anno dopo anno, grazie ad una intensa e regolare attività live, i favori di un pubblico sempre più vasto, grazie anche alla buona, in alcuni casi ottima, produzione discografica. I loro riferimenti sono il combat folk dei Modena City Ramblers e i Pogues ma hanno sviluppato attraverso gli anni una propria personale via al folk-rock, anche attraverso l’alternanza del cantato in dialetto e in italiano e l’uso di strumenti come banjo, dobro, mandolino, ukulele, cornamusa, flauti e fisarmonica. Questo nuovo lavoro, Delalter, che significa “dall’altra parte” in dialetto bresciano e che ha anche un sottotitolo, Verso un altro altrove, è uscito nella Giornata internazionale del rifugiato ed è un concept album dedicato al tema del viaggio, della fuga e della migrazione, temi trattati nel disco con molta attenzione ed impegno sociale, ma anche con una punta di ironia che insieme all’allegria della musica attenua la tragicità dei temi trattati. Verso un altro altrove, presente in due versioni, una folk e una rock, è il manifesto dei temi trattati nel lavoro, è uno splendido brano, meglio nella trascinante versione folk, che termina con “fra gli ulivi e le lampare dove ora crescono le bare”,, Lampecrucis è dedicata all’isola di Lampedusa, mentre la toccante ed intensa Ave Maria Migrante, è il momento spirituale del lavoro. Ci sono anche momenti di festa come la title track Delalter scatenato ed allegro folk in dialetto e La signora dei lunghi pensieri un viaggio negli affetti e negli amori, per chiudere il disco con Bare a vela, breve e pura poesia solo voce e chitarra acustica. Bella la confezione e i due libretti allegati con i disegni in linea con i temi trattati e i testi, e c’è anche lo spazio per un secondo disco che contiene le versioni acustiche dei brani del primo disco e due canzoni del passato sulle migrazioni, che è possibile ritirare durante i concerti. Un lavoro che diventa un ascolto indispensabile per capire i drammi che avvengono in questi tempi. Bravi I Luf a ricordarceli!

Le segnalazioni di Beppe

• BEN GLOVER, The Emigrant, voto 8
• IAN HUNTER & THE RANT BAND, Fingers crossed, voto 8
• PEPPE VOLTARELLI, Voltarelli canta Profazio, voto 7.5
• ANDREA TARQUINI, Disco rotto, voto 7

Giuseppe Verrini
verrini.g@tiscali.it

(Novembre 2016)

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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