I tanti modi di essere madre

  La madre biologica è sempre solo una. Donna. Questo sta nell’ordine della natura. Ma i modi di essere mamma sono infiniti e ineguagliabili. E questo non dipende dalla natura ma dall’educazione, dalla cultura, dalle abitudini, dalle

 

Madri-comunque1La madre biologica è sempre solo una. Donna.

Questo sta nell’ordine della natura. Ma i modi di essere mamma sono infiniti e ineguagliabili. E questo non dipende dalla natura ma dall’educazione, dalla cultura, dalle abitudini, dalle possibilità, dall’amore non solo di chi ha portato in grembo e partorito figlie e figli, ma anche di chi li ha avuti in affido o in adozione.

Niente contiene più stereotipi della maternità. E ne hai la conferma quando diventi mamma – scrive Serena Marchi autrice di “Madri, comunque”. Tutti ti dicono che è la cosa più bella che potesse capitarti, ora sei una donna completa, felice, forte… Ma come dev’essere una donna per potersi definire buona, brava, perfetta madre? Quando Marchi è diventata mamma ha voluto sentire le testimonianze di altre donne. E dalla voce delle protagoniste sono scaturite le loro piccole grandi storie vere. I figli sono di chi li ama e li cresce, hanno risposto molte.

C’è Giovanna, mamma d’affido di Paolo, tredici anni, arrivato a casa sua e del suo compagno quando il piccolo aveva quattro anni. Paolo ha la sua madre biologica che vive nelle stessa città. Quando apri la porta a un bambino – spiega Giovanna – devi avere ben chiaro che non entra da solo. Con lui c’è il suo bagaglio che contiene anche il suo passato. Deciderà lui, diciottenne, se farsi adottare.

E c’è Francesca, trentottenne, mamma di Tighist, bimba di nove anni, ne aveva cinque quando è arrivata in Italia dall’Etiopia. Un paese con clima, cultura, costumi, idee e tenore di vita diversi dal tuo, e ti senti ricca perché per me la diversità è solo ricchezza – afferma Francesca – sarò sempre grata all’Africa per avermi donato una perla come mia figlia.

E Giorgia, 56 anni, madre di due maschi e due femmine, rimasta sola a crescerli dopo la separazione dal marito. Chi me lo ha fatto fare – si è detta qualche volta – ma aggiunge, ci sono delle occasioni e degli aneddoti che mi ripagano di tutti i miei sforzi. Teresa 66 anni, madre di Vittorio e Irene. “Ho una nuora con i baffi – dice semplicemente – Alessandro, il compagno di mio figlio, ha i baffi”. E lei vuole un gran bene a entrambi.

E poi Natasha che vive in Ucraina, mamma di un bimbo di nove anni. Dopo suo figlio ha avuto tre parti, di cui uno gemellare. Lei porta in grembo, fino alla nascita, bimbi di coppie sterili. Sono tante le testimonianze che si alternano tra queste pagine. I figli sono di chi li ama e li cresce hanno risposto molte. C’è chi ha figli propri e ospita bimbi di famiglie in temporanea difficoltà. C’è la mamma in carrozzina, felice del suo bimbo, voluto nonostante tutto. C’è chi dopo esperienze poco liete ha rinunciato alla maternità. E mamme sole che pur di garantire dignità ai propri figli si adattano a fare qualsiasi lavoro. E c’è chi rimane in casa sopportando un marito violento pur di non abbandonare i figli. Un universo variegato e multiforme, raccontato dalle madri, magari imperfette… Madri, comunque. Nella poesia “A mia madre” Hermann Hesse scrive: “Eppure giorno dopo giorno sei stata colei che meglio mi ha capito”.

Lea Miniutti

Simona Marchi
Madri, comunque.
Fandango Libri,
pp. 190, euro 15.

(dicembre 2015)

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

Recensioni
NESSUN COMMENTO

SCRIVI UN COMMENTO