Il Drago e il Contadino: progetto pilota per il recupero delle terre nella Valle dei Monaci

Anche Milano, ha avuto il suo “Drago”, si chiamava “Tarantasio”, si racconta fosse feroce e avesse un alito pestilenziale, Tarantasio viveva nel Lago Gerundo, una sorte di palude che si estendeva tra Milano, Bergamo e

Anche Milano, ha avuto il suo “Drago”, si chiamava “Tarantasio”, si racconta fosse feroce e avesse un alito pestilenziale, Tarantasio viveva nel Lago Gerundo, una sorte di palude che si estendeva tra Milano, Bergamo e Lodi. Un bel giorno, arrivò il solito cavaliere che uccise il Drago Tarantasio e da li, nacque la stirpe dei Visconti, signori di Milano.

Perché questa storia inizia con Tarantasio? Perché anche se, nel frattempo, il nostro drago è stato dimenticato, nella realtà, Tarantasio ci accompagna nella vita di tutti i giorni, è lui il serpente dello stemma di Milano (in realtà è lo stemma della famiglia Visconti) ed è sempre lui, il drago verde delle fontanelle delle nostre strade, anzi probabilmente Tarantasio, non era nemmeno un Drago così cattivo ma così l’hanno tramandato, perché funzionale alla storia dei Visconti e del loro mito.

Qualche tempo dopo, per le stesse lande sarebbe arrivato San Bernardo di Chiaravalle, che avrebbe fatto bonificare il Lago Gerundo, o almeno le paludi rimaste (se volete farvi un idea, il laghett, quella buca posta all’ingresso del borgo di Chiaravalle) e ciò che ne rimane del paesaggio, che si presume i monaci abbiano trovato quando arrivarono qui nel XII secolo.

Drago Tarantasio.

La figura del drago si confonde con quel periodo in Europa storicamente confuso, l’epoca intorno al volgere del primo millennio, quando l’epica di San Giorgio fu usata dai nobili, per ottenere quel consenso popolare necessario a detenere il potere in Europa, per diversi secoli; cancellando così l’epopea dei comuni e la storia delle repubbliche. Volgendo a loro favore e delle monarchie la cultura, inventando l’arte “cortese” e così cambiare, in parte la storia dei paesi europei.

La vera nobiltà nelle persone da sempre è nelle azioni, negli esempi che danno. Questa è la piccola cronaca che parte da lontano e che nasconde nelle sue pieghe, una meravigliosa storia, fatta di saggezza, osservazione e messa in pratica, di quella conoscenza che troviamo, nelle persone che hanno a cuore la speranza di un futuro possibile e “Candido”.

Questo è il piano che ruota intorno al progetto dell’organizzazione internazionale “Soulfood Forestfarms Hub Italia”, un’impresa sociale no profit che ha in gestione, il recupero di alcuni ettari di terreno comunale, lungo la via Vaiano Valle.

Abbiamo chiesto ad Alessandro Di Donna un “Farmer 2.0”, quali sono i piani e la strategia che ha intenzione di attuare, per rivitalizzare questa terra, subito a ridosso della città: «La nostra idea è di rendere proficuo recuperare aree agricole abbandonate, coinvolgendo soggetti pubblici e privati. Tra i privati le CSR, aziende che inseguono una visione etica, come strategia di marketing aziendale».

Le CSR hanno un ruolo fondamentale nel progetto “agricolo ambientale” di sponsorizzazione. Servono partner per sostenere i costi materiali per sgravare così dalla spesa e dalla gestione, l’amministrazione pubblica. Alessandro racconta: «Il progetto è innovativo, coinvolgiamo quelli che sono oggettivamente, i principali protagonisti del mercato, creando occasioni per partecipare a un progetto comune, etico e anche solidale».

La tecnica di cui Alessandro parla: «Si chiama “Sintropica”, è una tecnica innovativa che abbiamo appreso, io e il mio collega Enrico Sartori, in Brasile, partecipando a dei periodi di lavoro con lo Svizzero Ernst Gotsch, in pratica utilizziamo la stessa dinamica di un bosco o di una foresta. Forziamo e acceleriamo i tempi, volgendo a nostro favore quello che sono i procedimenti sul terreno. Utilizziamo le sostanze naturali che cadono al suolo, forzandone la decomposizione, motore ed energia di tutte quelle trasformazioni “Simbiotiche”, nella catena “biologica” della terra e dell’ambiente circostante. Utilizziamo il “Pacciame”, composto dalla materia precipitata al suolo, sforzando il processo di mutazione in nutrienti azotati per il terreno, nel primo strato organico che ricopre la terra e il “Rizoma” la parte radicale delle piante. Questi sono L’habitat di quella parte di vita organica funghi e insetti, che trasformano le sostanze, rigenerando la terra, aiutando a eliminare metalli pesanti e sostanze chimiche, oltre a rigenerare le falde acquifere nel sottosuolo».

«La“Sintropia”è il principio dell’ordine energetico, legge contraria all’”Entropia”, oltre a favorire la produttività, questo sistema offre la possibilità di ridurre l’utilizzo del terreno, invertendo il degrado della terra, ottimizzando le risorse idriche». Così facendo, prosegue Alessandro: «Possiamo eliminare l’uso dei pesticidi, producendo frutta e verdura perfettamente “biologica”, così anche per il legname, riattiviamo la vitalità dei terreni, e la relazione tra l’uomo, la natura e la tecnologia, diffondendo pratiche agricole virtuose, a favore dell’ambiente, come fecero i monaci otto secoli fa, ripartiamo da lì».

Foto e testo di Paolo Robaudi

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