Il dramma di assomigliare a un altro

Le mode, si sa, mirano a farci apparire tutti uguali. Da sempre, specialmente tra i giovani, ma non solo, c'è la tendenza a voler assomigliare a un proprio idolo, sia esso un cantante, un attore,

Le mode, si sa, mirano a farci apparire tutti uguali. Da sempre, specialmente tra i giovani, ma non solo, c’è la tendenza a voler assomigliare a un proprio idolo, sia esso un cantante, un attore, un calciatore. Da quando esistono i social media, ha guadagnato sempre più importanza la figura del cosiddetto influencer, un personaggio pubblico che attraverso la sua immagine condiziona i gusti delle persone, prevalentemente ragazzini, i quali cercano in tutti i modi di essere uguali a lui o a lei: imitano il taglio di capelli, si vestono nello stesso modo, adottano stessi comportamenti e atteggiamenti.

Ma cosa potrebbe accadere se invece di essere noi a scegliere di assomigliare a qualcuno, accadesse il contrario, ovvero incontrassimo qualcuno che ci assomiglia in tutto e per tutto?

Immaginiamo di andare in ufficio come tutte le mattine e di scoprire un giorno che è stato assunto un nuovo collega dall’aspetto in tutto simile a noi. Oppure immaginiamo di guardare svogliatamente la televisione a casa sul divano e di riconoscere noi stessi, la nostra faccia, le nostre espressioni, in un personaggio televisivo.

Nel primo caso la presenza del presunto sosia ci sarebbe imposta dalle circostanze, mentre nel secondo caso ci capiterebbe di venirne a conoscenza per una strana coincidenza. In entrambi i casi, quale sarebbe la nostra reazione?

In “Il Sosia” di Fëdor Dostoevskij, un impiegato statale, in una già difficile giornata invernale pietroburghese, viene letteralmente travolto dall’irruzione nella sua vita di un suo analogo. Si tratta di una persona in tutto uguale al protagonista nell’aspetto, ma in tutto opposta nel carattere. Nel racconto si parla di due persone distinte ma si intuisce che si tratta dello stesso protagonista disgiunto, come nella nota vicenda del dottor Jekyll e di mister Hyde. Tuttavia questo cambia poco nella nostra riflessione.

In “L’uomo duplicato” di José Saramago, un professore di storia dalla vita piuttosto noiosa scopre casualmente l’esistenza di un suo sosia in un attore secondario di un film consigliato da un collega.

Nelle due vicende, le reazioni dei protagonisti sono opposte, e possiamo ipotizzare che al loro posto noi reagiremmo nello stesso modo. Quando la presenza del sosia è obbligata, l’altro viene vissuto come un avversario suscitando sentimenti di competizione, disprezzo e odio. Quando l‘esistenza del sosia è una scoperta imprevista, subentra la curiosità, il desiderio di conoscerlo. Ma la curiosità, se non ha un limite, ha un prezzo.

Le due storie insegnano che la completa somiglianza tra due persone estranee può scatenare reazioni personali con conseguenze devastanti. Voler a tutti i costi assomigliare a qualcuno non è un comportamento giusto ed è accettabile solo nella misura in cui sia non-realizzabile. I due romanzi di Dostoevskij e Saramago sono solo due esempi tra moltissimi altri in letteratura che trattano il tema del doppio, ma sono sufficienti per farci riflettere sul fatto che omologarci a qualcun altro, lungi dal renderci migliori, ci priva delle nostre caratteristiche individuali. Il messaggio che ne ricaviamo è che dobbiamo imparare ad accettarci come siamo ed essere sempre orgogliosi della nostra unicità.

Traduttrice di professione, redattrice per hobby, promotrice di eventi culturali e sociali in collaborazione con diverse associazioni di zona. Convinta che la cultura e la socialità siano un'accoppiata vincente per rendere la vita quotidiana più interessante. Che portare avanti progetti insieme generi unione e partecipazione. E che dovere di ogni persona sia sempre il rispetto delle altre persone, degli animali, dell'ambiente e anche degli oggetti. Perché facciamo tutti parte dello stesso mondo e abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri.

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