Il fallimento di Aler Milano ha dei responsabili

Sì, quel fallimento ha dei responsabili. Di fatto lo ha confermato, in una lunga relazione approvata a inizio marzo, la Commissione d’Inchiesta insediata per far luce sul dissesto finanziario e sulle responsabilità gestionali e politiche

aler_milanoSì, quel fallimento ha dei responsabili. Di fatto lo ha confermato, in una lunga relazione approvata a inizio marzo, la Commissione d’Inchiesta insediata per far luce sul dissesto finanziario e sulle responsabilità gestionali e politiche del colosso immobiliare Aler Milano (un patrimonio di 60.000 alloggi).

Cattiva politica e incapacità gestionale.
Dall’ampia documentazione acquisita si evince come il dissesto dell’ente sia la diretta conseguenza delle scelte e dell’operato delle amministrazioni regionali di Centro Destra, che hanno governato in quegli anni e hanno omesso controlli o ispirato scelte finanziarie spregiudicate. I toni dei relatori sono distaccati ma sempre assai precisi e mirati. Perché non si può negare che dietro lo schermo di un’autonomia formale, l’azienda dell’edilizia pubblica è stata piegata agli obiettivi della politica (“errati indirizzi”). Come quando s’è lanciata in operazioni immobiliari fallimentari che poi, nel corso del tempo, hanno scavato una voragine nei bilanci. Ma non è tutto: la relazione cita inoltre carenze gestionali, massiccio ricorso alle consulenze esterne al posto dell’utilizzo di risorse interne, investimenti finanziari in perdita, un ruolo passivo e ricettivo del consiglio di amministrazione. «Le cause principali del dissesto sono alcune carenze di carattere organizzativo, operazioni immobiliari sbagliate e un sistema di controlli regionale inefficiente − ha confermato il presidente di Commissione, Roberto Bruni − alle quali si aggiungono cause esterne come la forte morosità, l’aumento del carico fiscale e la diminuzione delle risorse destinate agli investimenti».

L’ambito individuato come causa dello squilibrio economico di Aler Milano, oltre al grave fenomeno della morosità, è dunque quello degli investimenti immobiliari, che sono stati condotti attraverso la società Asset Srl (nella foto uno degli immobili della società, in via Muzio Attendolo detto Sforza), controllata al 100% da Aler (motivo per cui le garanzie di debiti e mutui ricadono del tutto su Aler).

Spericolate acquisizioni immobiliari.
Le operazioni condotte da Asset riguardato lotti e complessi immobiliari. Per realizzarle, la società ha dovuto contrarre mutui per milioni di euro (32.550.000 per le aree di Pieve Emanuele, 12 palazzi di proprietà Enpam; e 30.000.000 per edifici a Garbagnate Milanese e quartiere Quadrifoglio). Per l’acquisto delle case di Garbagnate, via Mazzini, i mutui si sono rivelati insufficienti e Asset ha dovuto ricorrere a un finanziamento diretto da parte di Aler Milano (3.750.000 euro), debito onorato solo in parte (1.500.000). Aler ha in seguito rinunciato al credito non rientrato (2.250.000 euro), risultando doppiamente penalizzata. E riguardo all’operazione in Pieve Emanuele, nella relazione si legge: «A tutt’oggi resta allarmante la situazione di totale degrado…». Non è tutto.

La Commissione denuncia anche uno “scaricabarile” verificatosi durante le audizioni sull’acquisizione dei terreni ex Enpam. Si è cioè assistito al ripetuto tentativo di «demandare la responsabilità decisionale ad altri soggetti per un’operazione che solo parzialmente rispondeva all’effettiva mission aziendale di Aler». Ma quale mission? viene da chiedersi. La logica di asservimento a operazioni politiche e imprenditoriali che nulla hanno a che fare con la missione di Aler è eclatante proprio in questo caso: l’intervento di Pieve Emanuele è avvenuto «perché ritenuto strategico da parte di Regione Lombardia, che aveva interesse alla contestuale acquisizione dall’Enpam del complesso immobiliare di Milano, in via Taramelli. L’esito di tali investimenti immobiliari è stato del tutto deficitario», hanno decretato i relatori.

I bilanci parlano chiaro, eppure… Negli anni 2009-2013 si registra un elevato incremento del debito commerciale, che passa da 58.862.524 di euro a 95.969.755 di euro. I ricavi aumentano ma non a sufficienza per far fronte a tutte le uscite, compresa l’elevata imposizione fiscale (pari a quella di un qualsiasi operatore privato) che supera il 4% dei ricavi. Risulta incredibile come la Regione Lombardia abbia potuto dare il nulla osta annuale ai bilanci di previsione e di esercizio con perdite di tale portata. Alla Giunta regionale è infatti «attribuito il controllo preventivo di legittimità sugli atti fondamentali delle Aler, dai bilanci ai piani di investimento».

Tra le cause esterne, l’alta morosità.
Su oltre 49 mila contratti esaminati, più di 33 mila situazioni sono “in rosso”. Per la maggior parte si tratta di famiglie con redditi molto bassi, che generano però 67 milioni di debiti per affitti e spese non pagate. Ci sono poi 2.800 assegnatari con reddito sconosciuto (di cui non si conosce il valore Isee) che hanno un buco di arretrati pari a 48 milioni. Ma tutto questo, dicono i commissari, dipende in parte anche da inefficienze gestionali e quindi non si può parlare soltanto di “fattore esterno”.

Le prospettive future.
In una prima sintesi sulle 33 audizioni condotte su 40 persone (presidenti, componenti il disciolto CdA, dirigenti Aler, ex assessori regionali alla casa…), si legge: «In tutti gli interventi è completamente assente una visione sul futuro di Aler Milano che vada al di là di un mero ripianamento finanziario. Un’eventuale direzione di lavoro potrebbe riguardare l’elaborazione di un modello di ente sostenibile, anche prendendo spunto da esperienze di altri sistemi paese».

Dunque il futuro di Aler, passando per il necessario risanamento, è tutto da costruire e la Commissione ha indicato alcune strade. Sostenendo prima di tutto che la legge regionale 27 del 2009 sulle politiche abitative di Regione Lombardia si è rivelata inadeguata, perché si basa sull’illusione che, elevando i canoni agli inquilini delle case popolari, si possa garantire ai gestori i soldi sufficienti per le manutenzioni straordinarie e il mantenimento del patrimonio pubblico. Cosa che ha accentuato il fenomeno delle morosità. Innescando un circolo vizioso dal quale non si è ancora usciti.

Giovanna Tettamanzi

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

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