Il filo nero della violenza

C’è un filo "nero" che lega il pestaggio-omicidio di Willy, la ragazza uccisa dal fratello perché aveva una relazione con un transessuale e le adolescenti violentate alla "festa". Ha detto bene il premier Conte ai

C’è un filo “nero” che lega il pestaggio-omicidio di Willy, la ragazza uccisa dal fratello perché aveva una relazione con un transessuale e le adolescenti violentate alla “festa”. Ha detto bene il premier Conte ai funerali di Willy: “Non è un caso isolato“. Una proliferazione di “mostri”? Certo che no. È il vuoto culturale che dilaga e siccome il vuoto, in natura, non esiste queste inquietanti menti “tabula rasa” si riempiono di quello che passa il più sciagurato dei “conventi”. Se il minimo comune denominatore è sempre la violenza (esercitata di volta in volta in forme diverse), a monte c’è, se è possibile, di peggio.

C’è la “nera” (ma il colore della pelle non c’entra), protervia pretesa di “superiorità”. Riguardo il colore della pelle, il sesso, l’orientamento sessuale. Ovvero il paradigma di un fascismo (interiore ancora più che politico) che non siamo riusciti ad estirpare – e di questo ce ne dobbiamo assumere la responsabilità – e che oggi dilaga e contagia peggio del più infido dei coronavirus.

Dilaga e contagia perché l’ignoranza è abissale, ma anche perché c’è chi istiga a “non usare la mascherina”. Il carcere (magari a vita) per questi lugubri personaggi è utile e auspicabile, ma non basta. Serve un paziente ma urgente lavoro di sensibilizzazione soprattutto degli adolescenti prima che imbocchino la strada “nera” dalla quale è difficile uscire. Va insegnato innanzi tutto il rispetto per se stessi (non abbrutendosi) e per gli altri. Va insegnato loro che la diversità è ricchezza e non minaccia. Va ricordato loro che è bastato che il covid fosse arrivato da noi qualche giorno prima che da altri per farci provare l’esperienza di essere noi i “non graditi”. Vorremmo non assistere più a episodi come quelli collettivamente vissuti in questi giorni. Sappiamo che è solo una illusione, ma possiamo e dobbiamo lavorare almeno per salvare il futuro. 

Maurizio Tucci è nato a Potenza si è laureato in Ingegneria presso l’Università di Bologna e vive a Milano dal 1992. Lavora nel campo della comunicazione e della ricerca sociale. Ideatore e curatore dell'indagine "Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani" realizzata annualmente dalla Associazione no-profit “Laboratorio Adolescenza”, di cui è fondatore, e dall’Istituto di Ricerca IARD. È Presidente della Associazione “Laboratorio Adolescenza” e membro del Consiglio Direttivo della dalla Società Italiana di Medicina dell'Adolescenza. Giornalista e scrittore, collabora dal 1995 con il Corriere della Sera. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche e saggi e ha scritto tre romanzi.

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