Il futuro: una sfida da vincere

Ritorno “in classe”. Il mio, non degli studenti che ormai, seppure con turni al 50 o al 75%, hanno per fortuna ripreso ad andare a scuola in tutta Italia. Il mio, che non sono un

Ritorno “in classe”. Il mio, non degli studenti che ormai, seppure con turni al 50 o al 75%, hanno per fortuna ripreso ad andare a scuola in tutta Italia. Il mio, che non sono un insegnante di professione, ma che per le attività di Laboratorio Adolescenza frequento spesso la scuola.

Era un anno giusto che non incontravo più gli studenti, che non entravo in una classe ed oggi è stato bello farlo. Una classe “in mascherina”, naturalmente, a distanza di sicurezza, con me relegato alla cattedra, mentre ero abituato a girare tra i banchi o a sedermi al posto lasciato libero da un alunno assente e a parlare da lì. Ma è stato bello comunque rivederli nella “scuola possibile” di questo incerto 2021.

L’argomento dell’incontro era il loro futuro universitario, per chi la frequenterà, e lavorativo. Già in tempi “normali” premettevo sempre che in un momento storico di cambiamenti rapidissimi fare previsioni sul mercato del lavoro a cinque o sei anni di distanza (considerando il tempo necessario per diplomarsi ed eventualmente laurearsi) era difficilissimo. Figuriamoci oggi dove anche le certezze, come l’esame di maturità, sono diventate incerte e in balia di un RT ballerino.

Naturalmente vedevo solo i loro occhi. Gli eventuali “sbadigli” erano provvidenzialmente nascosti dalla mascherina, ma sembravano occhi particolarmente attenti. Forse più del solito, ma questa è solo una mia sensazione. Ho riferito ai ragazzi di quanto oggi si dibatta, forse in modo anche un po’ stucchevole, se dopo il Covid “nulla sarà come prima”.

Al di là delle suggestioni ho detto che, a mio avviso, molte cose torneranno come prima, ma che certamente tra queste non ci sono la scuola e il lavoro. Il “bambino” è stato buttato nell’acqua perché la nave stava affondando, ma il suo istinto di sopravvivenza gli ha insegnato prima a galleggiare e poi a nuotare. Così è stato per la scuola e il lavoro che non torneranno mai più quelli di prima e introiteranno inevitabilmente – e per fortuna – il buono che si potrà trarre da questa drammatica esperienza.

D’altra parte un esempio pratico di questo “buono” lo avevamo appena avuto, all’inizio della lezione, quando uno di loro era venuto alla cattedra (mentre io mi allontanavo alla distanza di sicurezza prevista) e aveva collegato in remoto tre loro compagni assenti. Un’opportunità impensabile solo pochi mesi fa.

Ed io ho raccontato loro che la figlia di una mia carissima amica di Firenze – in piena emergenza Covid – ha fatto dei colloqui di lavoro, tutti a distanza, ed è stata assunta da una azienda di Milano. Scuola e lavoro non torneranno più come prima e a questo dobbiamo attrezzarci, innanzi tutto mentalmente. Agli studenti, nell’ambito dei pacchetti formativi di Laboratorio Adolescenza, cerchiamo di insegnare a produrre un videocurriculum e a sostenere un colloquio di lavoro a distanza. Indispensabili “strumenti di lavoro” per un mondo che è cambiato all’improvviso, ma serve di più.

Serve innanzi tutto che il “mondo del lavoro”, ma soprattutto la scuola, non perdano mai di vista l’importanza dell’inclusione. Aver scoperto all’improvviso, per l’emergenza Covid, questi potentissimi strumenti di collegamento che oggi utilizziamo con inimmaginata scioltezza, può azzerare – ed è un bene – le distanze geografiche, ma rischia di accrescere enormemente le distanze sociali penalizzando i più fragili. In uno dei più prestigiosi licei di Milano, l’Einstein, è stato facilissimo assicurare ai tre studenti assenti la partecipazione a distanza alla mia lezione. Sarebbe stato così, dovunque? Non credo, ed è questa la sfida da vincere

Maurizio Tucci è nato a Potenza si è laureato in Ingegneria presso l’Università di Bologna e vive a Milano dal 1992. Lavora nel campo della comunicazione e della ricerca sociale. Ideatore e curatore dell'indagine "Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani" realizzata annualmente dalla Associazione no-profit “Laboratorio Adolescenza”, di cui è fondatore, e dall’Istituto di Ricerca IARD. È Presidente della Associazione “Laboratorio Adolescenza” e membro del Consiglio Direttivo della dalla Società Italiana di Medicina dell'Adolescenza. Giornalista e scrittore, collabora dal 1995 con il Corriere della Sera. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche e saggi e ha scritto tre romanzi.

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