Il governo che sarà

Si tornerà presto al voto? È possibile. Come sono possibili soluzioni “istituzionali”, posticce e provvisorie e perciò stesso col fiato corto.  E come è possibile che l’obiettivo a cui Di Maio punta realmente, cioè una alleanza

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Si tornerà presto al voto? È possibile. Come sono possibili soluzioni “istituzionali”, posticce e provvisorie e perciò stesso col fiato corto.  E come è possibile che l’obiettivo a cui Di Maio punta realmente, cioè una alleanza con la Lega, alla fine prenda corpo.

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Un interlocutore sdegnoso?
L’elettorato grillino può anche ignorarlo o fingere di ignorarlo, ma l’iniziativa politica del gruppo dirigente dei Cinque Stelle è fin dalla campagna elettorale volto a realizzare una intesa di governo con il partito di Salvini. Per farlo digerire occorre dimostrare che non esistono altre possibilità, soprattutto perché il partito democratico, l’altro possibile interlocutore di questa politica dei “due forni” adottata dal neoandreottiano Di Maio, fa lo “sdegnoso”, si è ritirato sull’Aventino.

Colloqui non sberleffi
Ma veramente di Aventino si tratta?  A me non pare. Di Aventino si potrebbe parlare solo nel momento in cui un eventuale primo ministro incaricato (poniamo Di Maio) chiedesse un confronto programmatico anche al Pd e questi si negasse al colloquio o, peggio, lo volgesse in offensiva burletta come fecero gli esponenti grillini Lombardi e Crimi quando Bersani tentò il dialogo.

Ce ne siamo dimenticati? 
Partito definito “impresentabile per sua stessa natura” (il partito nella sua interezza, non qualche singolo esponente) ovvero “punto di riferimento del crimine organizzato” cosa può offrire di apprezzabile a Di Maio e Di Battista, ovvero agli autori di queste definizioni, coniate poche settimane fa, non agli albori fanciulleschi del movimento?

La retorica dei forconi
L’equivoco sulla natura e le finalità del Movimento Cinque Stelle permane anche se i più recenti accadimenti indicano linee di tendenza non del tutto contraddittorie. Un bravo, anche se non popolarissimo attore italiano, Ivano Marescotti, che si autodefinisce “comunista dalla nascita”, ha motivato il voto ai grillini come voto di sinistra, voto contro “la deriva di destra” del partito democratico. E aggiunge che, se i Cinque Stelle dovessero allearsi con la Lega, milioni di elettori che come lui hanno lasciato il Pd per Grillo inseguirebbero i grillini con “i forconi”.

Una strada nuova
Si rassegni Marescotti. Se l’alleanza fra Di Maio e Salvini avverrà, a impugnare i forconi con Marescotti saranno in pochi. La maggior parte digerirà anche questa ulteriore novità del percorso grillino..Quando si imbocca una strada nuova, si accettano tutti i rischi e le incognite possibili e ciò che in altri momenti sarebbe sembrato inaccettabile, viene percepito come necessario e funzionale al compimento del nuovo percorso.

Dall’inciucio al contratto
Si dice che sul piano programmatico, Lega e Cinque Stelle siano antitetici. È vero in buona parte. Ma è così decisivo in questa Italia addomesticata da bisticci lessicali e da mendaci nominalismi? Prendiamo il tema delle alleanze di governo. Qualunque partito non arrivi alla maggioranza assoluta (il che in Italia è sempre avvenuto, escluso nel ’48 quando De Gasperi pur con la maggioranza dei seggi alla Camera fece un governo con socialdemocratici, liberali e repubblicani) ha il dovere, se vuole governare, di discutere e concordare il programma con i possibili alleati. Fino a ieri chiunque lo facesse era reo di “inciucio”. Da domani l’inciucio, se lo praticheranno i grillini, si chiamerà “contratto” di governo.

Tassa piatta e reddito di cittadinanza
Sono ragazzate? Speriamo: il meglio saranno i contenuti.  Prendiamo un tema di fondo: la politica fiscale. Non c’è un solo esperto di politica economica che ritenga compatibili fra loro la tassazione piatta voluta da Salvini e il reddito di cittadinanza chiesto dai grillini. Ma supponiamo che, facendo esplodere le casse dello stato, questi due pilastri del verbo grillino e leghista stiano insieme.

Orban meglio di Trump
Sono d’accordo, gli elettori di sinistra dei grillini (quelli alla Marescotti per intenderci) non tanto su una generale riduzione delle tasse (su questo sfido chiunque a dichiararsi contrario: per quello che costa), ma su una riduzione basata sulla proporzionale regressiva, che produce cioè i maggiori vantaggi ai redditi elevati e briciole o nulla a quelli meno elevati? Perché questa è la flat tax, la tassa piatta voluta dai leghisti. Una forma di fiscalità che piace a Putin, a Orban (Ungheria), ma che nessuna governo occidentale, anche quando ne avesse la vocazione e ne avesse i numeri (come li ha Trump, per esempio) ha mai adottato. Su questo anche il più sfrenato novitismo dei Cinque Stelle potrebbe arenarsi. O almeno alimentare dei dubbi.

Piero Pantucci
(Aprile 2018)

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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