Il Governo traballa sul Mes, Mes sanitario e Recovery Fund, ma cosa sono esattamente?

A Roma il Governo in questi giorni rischia di cadere sull’approvazione della riforma del Mes e la definizione della struttura che dovrà redigere e attuare il piano per il Recovery Fund. Talk show, Tg e

A Roma il Governo in questi giorni rischia di cadere sull’approvazione della riforma del Mes e la definizione della struttura che dovrà redigere e attuare il piano per il Recovery Fund. Talk show, Tg e giornali sono l’arena in cui maggioranza e opposizione e, trasversalmente, all’interno degli stessi schieramenti, si combatte una battaglia sempre meno nel merito e sempre più ideologica, identitaria e autoreferenziale.

Per provare a ricondurre il confronto nel merito, proviamo a capire di cosa stanno/stiamo parlando.

Riforma Mes – Meccanisno europeo di stabilità

Il Mes è il Meccanismo Europeo di Stabilità, parte integrante della strategia dell’Ue tesa a garantire la stabilità finanziaria nella zona euro. Il Mes fornisce assistenza agli Stati dell’Unione europea che si trovino di fronte o rischino di dover affrontare difficoltà finanziarie. Gli Stati dell’Unione europea hanno firmato il trattato intergovernativo che ha istituito il Mes il 2 febbraio 2012. La riforma del Mes, che approderà al Parlamento europeo il 10 e 11 dicembre, prosegue l’opera del suo predecessore, il Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF), istituito nel 2010. Il Mes è autorizzato a concedere prestiti nell’ambito di un programma di aggiustamento macroeconomico; acquistare titoli di debito sui mercati finanziari primari e secondari; fornire assistenza finanziaria sotto forma di linee di credito; finanziare la ricapitalizzazione di istituzioni finanziarie tramite prestiti ai governi dei suoi Stati membri. Ad oggi hanno ottenuto fondi Mes Spagna, Portogallo, Lettonia, Irlanda, Ungheria, Romania.

Il “Mes Sanitario”

Il corretto nome del “Mes Sanitario” è “Pandemic Crisis Support” (Sostegno alla Crisi pandemica). Si tratta di una linea di credito Enhanced Conditions (Eccl) istituita all’interno del Mes, disponibile per tutti gli Stati dell’area euro. Ogni Stato membro può chiedere prestiti fino a un massimo del 2% del proprio Prodotto interno lordo, calcolato alla fine del 2019. Per l’Italia ciò equivale a un massimo di circa 37 miliardi di euro di prestiti. L’unico requisito per accedere alla linea di credito è che gli Stati membri dell’Unione europea che richiedono assistenza, si impegnino ad utilizzare questa linea di credito per sostenere il finanziamento dell’assistenza sanitaria diretta e indiretta, i costi relativi alla cura e alla prevenzione dovuti alla crisi Covid-19. La linea di credito sarà disponibile fino alla fine del 2022. Ogni Stato dovrà pagare, oltre al costo del finanziamento PCS, un margine di 10 punti base (0,1%) all’anno, una commissione di servizio una tantum di 25 punti base (0,25%) e un servizio annuale di commissione di 0,5 punti base (0,005%). 

Recovery Fund

Per contribuire a riparare i danni economici e sociali causati dalla pandemia di Covid 19, la Commissione europea, il Parlamento europeo e i leader dell’Ue hanno concordato un Piano di Ripresa che aiuterà i 27 Stati membri a uscire dalla crisi e getterà le basi per un’Europa più moderna e sostenibile. 

L’errore che fanno molti è quello di confondere volutamente o involontariamente i 672,5 miliardi di euro del Recovery Fund con il nuovo strumento finanziario temporaneo denominato Next Generation EU (NGEU) di 750 miliardi che include in sé il Recovery Fund, ma ha anche InvestEU con 5,6 mld. euro, il fondo Sviluppo rurale con 7,5 miliardi di euro per il settore agricolo, nell’ambito della Politica agricola comunitaria (PAC); il Fondo per una transizione giusta – Just Transition Fund che ha dieci miliardi di euro, React EU con 47,5 mld e RescEU con 1,9 miliardi e i 5 miliardi di Horizon Europe.

Attualmente Polonia e Ungheria che, all’interno delle loro nazioni non stanno rispettando lo Stato di diritto europeo, hanno posto il veto sull’approvazione del bilancio della Unione europea; il Parlamento Europeo ha vincolato infatti l’erogazione di fondi ai soli Stati  membri che si attengano ai valori fondanti dell’Europa, come la libertà, la democrazia, l’uguaglianza e il rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle minoranze.

 

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