Il Jobs Act delle partite Iva

Di Laura Specchio Consulente del lavoro e aziendaleIl semplice esame dei dati statistici ci indica la presenza di milioni di professionisti iscritti ad albi o elenchi professionali e di un numero più che doppio di lavoratori

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Di Laura Specchio
Consulente del lavoro e aziendale

Il semplice esame dei dati statistici ci indica la presenza di milioni di professionisti iscritti ad albi o elenchi professionali e di un numero più che doppio di lavoratori autonomi e partite Iva in generale. In Lombardia e a Milano questi dati sono particolarmente significativi in quanto la più alta concentrazione si trova proprio qui. Accurate recenti ricerche sul mercato del lavoro in Europa ci indicano, quale uno degli elementi fondamentali per l’uscita dalla crisi, l’incremento della terziarizzazione e rivolgono particolare attenzione al comparto dei servizi professionali. Comparto che appare peraltro costituito da moltissimi “piccoli studi” (spesso composti da singoli individui) che svolgono la propria attività “facendo fatica”. In tema non esistono solo, come vorrebbero certi luoghi comuni, grandi studi professionali con fatturati da capogiro. La realtà del settore è molto variegata e complessa, ma tutelare i “piccoli”, i “non rappresentati”, in una parola “i più deboli”, appare un criterio orientativo condivisibile.

L’intervento normativo sui lavoratori autonomi e le partite Iva sembra voler finalmente riconoscere le situazioni di fragilità e cercare di porvi rimedio, focalizzando l’attenzione in particolare sulle donne professioniste o lavoratrici autonome, particolarmente numerose in questo comparto. Come è noto, milioni di lavoratori sono stati sino ad oggi sostanzialmente sprovvisti di qualsiasi forma di garanzia o di tutela, non potendo, per esempio, accedere agli ammortizzatori sociali o non godendo di adeguata protezione in caso di malattia o infortunio. Il sistema delle Casse di Previdenza e Assistenza private presenta infatti luci ed ombre.

Si rammenta che molti lavoratori autonomi/professionisti sono completamente abbandonati nel caso di perdita del lavoro o nel passaggio da un lavoro all’altro; che il 43% delle donne italiane con meno di 40 anni e il 55% delle donne italiane sotto i 30 anni non possono accedere alla maternità, perché sprovviste dei requisiti della legge 53/2000. In questa direzione, nel Ddl collegato alla Legge di Stabilità, sembra vengano finalmente poste le basi per una regolamentazione del Lavoro autonomo più ampia ed esaustiva di quella contenuta in un Codice Civile risalente al 1942. Di “Statuto del Lavoro Autonomo” si parla ormai da anni e molti sono stati i tentativi di tradurre le proposte in provvedimenti concreti ed efficaci, compatibili con situazioni spesso molto diversificate tra loro. Entrando nello specifico, malattia, formazione, maternità sono alcuni dei capitoli che emergono da una prima lettura del Ddl di cui sopra e appaiono denominatori comuni a tutti i tipi di lavoro autonomo e professionale.

Al riguardo, sembra quindi opportuno sottolineare l’importanza delle novità che dovrebbero riguardare la malattia e la maternità con alcune prime indicazioni: anzitutto dovrebbero essere finalmente previste delle prime agevolazioni per il caso di malattia o infortunio di notevole durata (certamente un inizio, ma da accogliere con favore); dovrebbe poi essere estesa effettivamente la tutela della maternità, consentendo alle lavoratrici autonome di poter richiedere la relativa indennità senza esser più obbligate a sospendere l’attività lavorativa e consentendo a entrambi i genitori di godere del congedo parentale sino a sei mesi entro i primi tre anni di vita del bambino.

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Certo sono primi passi e le norme di questa prima stesura appaiono forse ancora un po’ timide e generiche. Si è, tuttavia, riacceso il dibattito sulla regolamentazione del lavoro autonomo e professionale con il coinvolgimento di molte associazioni professionali e con esso la speranza di avere una normativa completa ed adeguata alle mutate esigenze di milioni di lavoratori.
Occorrerà senza dubbio intervenire per integrare e migliorare i testi normativi in discussione e per ampliare il novero degli interventi. In attesa che i decreti attuativi delineino in maniera più precisa i contenuti della riforma, occorrerà quindi riprendere attivamente il dibattito per seguire con la dovuta attenzione le necessità del comparto lavoro autonomo/professioni e cercare finalmente di metterci in linea con i tempi.

(Febbraio 2016)

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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