Il Natale nelle Highlands – Per scaldarsi l’animo, tanto “spirito” e uno sprazzo di aurora boreale

Natale quassù per me ha una valenza particolare: il mio primo Natale nelle Highlands è stato anche il primo che ho passato lontano da casa. Avendo appena iniziato il nuovo lavoro alla redazione dell’Inverness Courier,

Natale quassù per me ha una valenza particolare: il mio primo Natale nelle Highlands è stato anche il primo che ho passato lontano da casa. Avendo appena iniziato il nuovo lavoro alla redazione dell’Inverness Courier, e con i giornali programmati per le rotative anche la settimana di Natale e Capodanno, è difficile prendere più di un paio di giorni di ferie e il viaggio tra Inverness e Milano è lungo. Non contando che quello era il Natale 2019, quando lo spauracchio del Covid aveva appena iniziato a serpeggiare nel mondo. Il mio primo magico Natale qui è stato all’insegna del pigiama fino a tarde ore, cioccolata calda di tradizione, cibo, in poltrona e tra gli schermi televisivi con una maratona di film natalizi (dai Muppets a Die Hard) e del telefono con le videochiamate in diretta dai pranzi e le cene in famiglia.

Tre Natali dopo, pandemie e lockdown permettendo, ho scoperto un po’ di cose che si fanno da queste parti durante le feste. Per molti versi non c’è una grande differenza rispetto all’Italia: si addobba casa, si passa il tempo in famiglia tra pranzi e cene di portata superiore al solito. Senza tralasciare le discussioni su quando sia giusto aprire i regali, se a mezzanotte della vigilia o la mattina di Natale. Ma ci sono alcune notevoli differenze, a cominciare dalla quantità di alcolici consumata in giornata. Se in Italia il vino a tavola si passa con gusto, i giri di prosecco sono più copiosi del solito, magari qualche ammazzacaffè per finire in bellezza e aiutare la digestione, qui spesso si ricerca l’ebbrezza in quanto tale. Un po’ come ogni altra occasione sociale durante l’anno, ma che pare una strana usanza quando è collegata all’idea di Natale.

Invece a Santo Stefano, qui si festeggia Boxing day, una tradizione derivante da epoche passate in cui si davano doni ai più poveri e alla servitù. Oggi si passa il giorno dopo Natale sempre in famiglia mangiando o, opzione molto popolare, guardando una delle partite di calcio in programma per questa festività.

Una delle tradizioni a cui mi hanno introdotto più di recente è quella della Christmas Panto, una tradizione tutta britannica. La panto è una rappresentazione teatrale per grandi e piccoli, che prende spunto da una favola classica (il teatro principale di Inverness, l’Eden Court, l’anno scorso aveva presentato Cenerentola mentre quest’anno si va di Peter Pan, vedi anche le foto di questa pagina). Lo spettacolo si slancia poi in comicità su vari livelli, uno per il pubblico più giovane e uno con ammiccamenti più spinti con doppio significato. Un po’ una versione anglofona dei Legnanesi, con attori che vestono ruoli femminili e viceversa.

Ecco, con l’idea che fosse uno spettacolo da bambini (e con tanti, troppi bambini presenti) all’inizio ero un po’ scettica, ma mi sono riveduta. Anzi, se siete da queste parti nel periodo natalizio e capite l’inglese, è un’esperienza divertente e altamente consigliata.

Ma veniamo a cosa mangiano questi scozzesi a Natale. Iniziamo dalla fine: i dolci. Durante il periodo Natalizio gli scaffali si riempiono di Christmas pudding e Mince pies. I primi sono dolci speziati con frutta secca, mentre le Mince pies sono tortine contenenti mincemeat, un ripieno dalla consistenza simil marmellata a base di frutta secca, spezie, liquore e strutto. Il nome è fuorviante in quanto mince normalmente significa carne trita, quindi la prima volta che me le hanno presentate la sorpresa di trovarmi dei dolcetti davanti è stata non di poco conto.

Un altro piatto molto amato dalla tradizione durante il periodo natalizio sono i Pigs in blankets (“maiali con la copertina”) che sono letteralmente salsicce avvolte nel bacon e arrostite. Un’altra ottima trovata sono gli Yorkshire pudding, un contorno a base di pastella al forno in modo da formare dei tortini che poi vanno ad accompagnare arrosti e altre prelibatezze. Di solito coperte da gravy, che è una densa salsa. Un po’ ricorda il caro amato gnocco fritto.

Dopo il Natale ovviamente si ha qualche giorno per riprendersi e poi si ricomincia con il nuovo anno. Qui in Scozia, l’ultimo giorno dell’anno si chiama Hogmanay, e viene festeggiato con feste in casa o per strada. Una delle feste più attese di solito è a Edimburgo, con concerti ed eventi per le strade del centro. A Inverness, l’evento pubblico più atteso è il Red Hot Highland Fling, il concertone di fine anno. Il primo dell’anno, molti seguono ancora la tradizione del first footing, dove la prima persona ad entrare in una casa nell’anno nuovo per tradizione dovrebbe portare doni come carbone, shortbread (biscotti buonissimi), qualcosa da mangiare, monete e whisky, per buona sorte.

Durante il periodo invernale, se uno è fortunato e sa dove andare, si può anche cogliere in cielo uno sprazzo di aurora boreale. Insomma, c’è modo di scaldarsi l’animo e godersi questo freddo nord, anche a Natale.

Buone feste a tutti! 

Milanese di origine, dal 2017 sono in Scozia dove lavoro come reporter per diverse testate locali delle Highlands, tra cui l’Inverness Courier e il Ross-shire Journal. Marcata da una sana passione per bevande alcoliche e viaggi, scrivo soprattutto di whisky sulla rivista Cask&Still o sul blog maltingpotblog.com. Laureata in Mediazione Linguistica e Culturale a Milano e Giornalismo Multimediale a Glasgow, con un salto in Russia e in Francia in mezzo, amo visitare nuovi luoghi ed assorbire nuove lingue e culture (e le loro tradizioni gastronomiche).

Recensioni
NESSUN COMMENTO

SCRIVI UN COMMENTO