Il nuovo messia

L'entusiasmo con cui si sta accogliendo Draghi, dentro e fuori il Palazzo, è a dir poco imbarazzante. Al di là dell'indiscusso valore dell'uomo, questa adesione, ben oltre che bulgara, purtroppo altro non è che l'ennesimo

L’entusiasmo con cui si sta accogliendo Draghi, dentro e fuori il Palazzo, è a dir poco imbarazzante. Al di là dell’indiscusso valore dell’uomo, questa adesione, ben oltre che bulgara, purtroppo altro non è che l’ennesimo esercizio di affidamento al “messia” in cui noi italiani – inadeguati come popolo e, di conseguenza, come classe politica, che dal popolo è eletta – siamo tristi maestri. La Politica è scelta. È sano confronto e scontro tra legittimi interessi contrapposti. Non è concettualmente concepibile che lo stesso uomo – che inevitabilmente è portatore di una sua visione politica – metta entusiasticamente d’accordo Landini e Bonomi, Grillo e Berlusconi, Bersani e Salvini. Solo il “niente” può mettere tutti d’accordo e Draghi tutto può essere considerato, meno che il “niente” politico. Draghi purtroppo è l’ennesimo messia di turno.

Gli esempi delle “meteore” della politica italiana si sprecano e non vale nemmeno la pena ricordarli. Finanche “l’odiato” Monti – solo per citare il caso più affine – ebbe la sua stagione di amore indiscusso. Vi ricordate la “sobrietà” eretta a valore primario? La solita triste ricerca, da parte dei media, delle foto di lui a scuola, da bambino? Lo stupore compiaciuto che entrando ad una mostra si mettesse in fila e pagasse il biglietto? Il loden, semplice ma elegante? Frammenti di vita passata uguali o differenti, ma stessa liturgia alla quale stiamo assistendo oggi con Draghi. a cominciare dall’immancabile “bravo a scuola, ma naturalmente non secchione”.

Solo il “niente” può mettere tutti d’accordo, ma il “niente” non è lui, Draghi o il draghi di turno, il “niente” siamo noi, dentro e fuori il Palazzo. Draghi non è solo la sconfitta della politica, come si dice da più parti, è la sconfitta di un popolo stremato, ma purtroppo giacobino nel sangue, che si affida indifferentemente ora all’uno ora all’altro, idolatrandolo prima e subito dopo trascinandolo nella polvere. Sempre senza mezzi termini, sempre senza un momento di riflessione, senza la benché minima capacità di autocritica. È così si diventa europeisti in 24 ore, inclusivi e tolleranti anche in meno.

Quanto durerà la luna di miele? Per i partiti, nella loro avida spregiudicatezza, fin quando sentiranno profumo di eurosoldi. Ma per il Paese? Non siamo tutti, per fortuna, iscritti alla piattaforma Rousseau, con i quali basta scrivere il quesito in modo opportuno per farli votare tutto e il contrario di tutto. Riusciremo a capire, quando Draghi farà scelte che inevitabilmente scontenteranno qualcuno, che il mondo non è bianco e nero e dobbiamo anche saper cedere tutti qualcosa per il bene di tutti?

Se riusciremo a comprendere questo avremo risolto anche un altro problema. Alle prossime elezioni avremmo la forza di sbarazzarci di questi simulacri di partiti. Non in nome dell’antipolitica (che già loro incarnano perfettamente) ma, finalmente, in nome della Politica.

Maurizio Tucci è nato a Potenza si è laureato in Ingegneria presso l’Università di Bologna e vive a Milano dal 1992. Lavora nel campo della comunicazione e della ricerca sociale. Ideatore e curatore dell'indagine "Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani" realizzata annualmente dalla Associazione no-profit “Laboratorio Adolescenza”, di cui è fondatore, e dall’Istituto di Ricerca IARD. È Presidente della Associazione “Laboratorio Adolescenza” e membro del Consiglio Direttivo della dalla Società Italiana di Medicina dell'Adolescenza. Giornalista e scrittore, collabora dal 1995 con il Corriere della Sera. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche e saggi e ha scritto tre romanzi.

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