Il padiglione della Corea del Sud: Hansik, quando il cibo diventa armonia, longevità e guarigione

Un grande padiglione bianco, le cui forme tondeggianti richiamano una fila di “vasi di luna” (i Moon Jar), un monito “sei ciò che mangi” e il sorriso cordiale di hostess e steward. Semplicità, ricchezza di

esternoUn grande padiglione bianco, le cui forme tondeggianti richiamano una fila di “vasi di luna” (i Moon Jar), un monito “sei ciò che mangi” e il sorriso cordiale di hostess e steward. Semplicità, ricchezza di significati ed eleganza sono la cifra con cui la Repubblica della Corea del Sud accoglie sin dal primo approccio i visitatori di Expo 2015. Un piccolo assaggio che introduce i contenuti del padiglione, che i coreani presentano come la risposta ai problemi alimentari del mondo.

La filosofia

Per l’Hansik, una filosofia pratica che va ben oltre l’alimentazione e non è facilmente riducibile ai nostri modelli occidentali, la natura non è un semplice insieme di cibi da consumare ma un luogo di cui l’uomo è parte integrante. Se anche nel mangiare l’uomo è cosciente di questo, rispetta l’armonia del mondo, l’avvicendarsi delle stagioni e impara a conservare senza sprecare. Se arriveremo a questa consapevolezza, secondo i coreani, sarà la natura stessa a darci le risposte che cerchiamo e il benessere individuale e collettivo saranno naturalmente a portata di mano, così come la risoluzione di problemi quali la malnutrizione e la sovralimentazione.

Il percorso espositivointerno1

Progettato dallo studio coreano Archiban (e realizzato da Cmb, uno dei nostri sponsor – NdR), il padiglione coreano si sviluppa su una superficie di circa 4mila metri, dimensione che lo colloca al nono posto tra le strutture più grandi dell’Esposizione. Il percorso espositivo si snoda tra sale, allestite in modo essenziale e con messaggi chiari, che declinano in modo originale e tra i più riusciti di Expo, il tema “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”.

La prima sala ci ricorda “Ciò che dice il nostro corpo”, affiancando istallazioni che evocano i danni della sovralimentazione e dello spreco nei paesi ricchi con quelli del malnutrizione nei più poveri, rappresentati con un ologramma shock di un bambino denutrito che cerca cibo per terra e poi, improvvisamente, si volta verso i visitatori, per interrogarli con il suo sguardo.

interno6La seconda sala, “Hansik: chiedi e la tradizione risponderà”, racconta in alcuni pannelli della tradizione culinaria coreana, fatta di piatti (i sikki) equilibrati, realizzati tenendo conto della stagionalità, degli ingredienti e dei colori dei cibi, privilegiando le verdure alla carne e basandosi sulla fermentazione degli alimenti, che segue cicli che possono durare anche anni. Un processo che, oltre a consentire la conservazione degli alimenti nei tipici grandi vasi di ceramica detti “Onggi”, li scompone attraverso batteri naturali (come avviene da noi per esempio con lo yougurt e alcuni formaggi), rendendoli più digeribili. La rappresentazione plastica dell’equilibrio della cucina coreana è presentata attraverso la “Sinfonia del cibo”. Uno spettacolo di una decina di minuti in cui due braccia meccaniche si muovono su binari, ruotando di 360 gradi e sostenendo degli schermi, in cui sono proiettati immagini geometriche, di frutti e verdure. Conservazione e fermentazione sono invece raccontate attraverso una media-performance in cui decine di onggi, posti ai lati del percorso, attraversano le stagioni. Pioggia, neve e foglie autunnali vi cadono sopra, emettendo effetti sonori che sembrano vivi e reali, fino al momento in cui i vasi si aprono e mostrano il proprio prezioso e coloratissimo contenuto.

Il  ristorante

Terminata la vista del padiglione coreano è difficile resistere alla curiosità di assaggiare le pietanze in vendita nel ristorante Hansik, che si trova al piano terra. I menù sono basati sui principi di Salute, Armonia e Guarigione. L’hansangcharim, la tavola imbandita con pietanze dell’Hansik, sono una vera festa di colori e forme. Le pietanze sono composte solitamente da piccole porzioni di bap, riso cotto, e  banchan, contorni, proposti in tantissime combinazioni che garantiscono ottimi sapori e molteplici nutrimenti, in genere piuttosto piccanti. I piatti più noti sono il porridge di funghi e il Kimki, una zuppa fermentata a base di cavoli e foglie. Seguiti per notorietà dai jeod-gal (frutti di mare sotto sale) e i jang (salse e paste).

Mangiare al ristorante Hansik costa dai 20 ai 40 euro, ma attenzione: il locale è tra i più frequentati dell’esposizione e in genere – a meno che non si anticipino le ore canoniche del pranzo e della cena – si deve fare un po’ di fila, però ne vale la pena.

Stefano Ferri

 

23 giugno, Expo festeggia la Corea

Nel giorno della festa nazionale della Corea a Expo (23 giugno) e durante la settimana della Corea (22 – 26 giugno) presso il padiglione della Corea del Sud ci saranno spettacoli tradizionali e altri più moderni, come K-pop (musica pop coreana) e B-boying (break dance), sia nel sito espositivo di Expo, sia a Milano. Previsto anche un convegno Ocse sulla “Cultura di Hansik e il turismo gastronomico”.

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(giugno 2015)

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

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