“Il Processo ai Chicago 7” – Un pezzo di storia americana che racconta anche il presente

Ci vuole qualcosa di forte e di estremamente nostalgico come un intrigo giudiziario all’americana, in questo dicembre dove siamo ancora saturi dello scontro Biden/Trump. Ci vuole un dilemma in sospeso fra il sociale e il

Ci vuole qualcosa di forte e di estremamente nostalgico come un intrigo giudiziario all’americana, in questo dicembre dove siamo ancora saturi dello scontro Biden/Trump. Ci vuole un dilemma in sospeso fra il sociale e il generazionale che poi diventa terreno di scontro politico fra due mondi differenti, per tornare a parlare di Usa.

Se cercate questo, allora “Il Processo ai Chicago 7” è la scelta giusta. Un progetto che Hollywood aveva in cantiere dal 2006 e che per vicissitudini produttive non era mai riuscita a portare a compimento, fino a quest’anno, grazie anche alla supervisione di un veterano come Steven Spielberg e il coraggio autoriale di Aaron Sorkin. Unito a un cast dai nomi non altisonanti ma assolutamente validi, quanto basta per portare in scena un episodio forse troppo sottovalutato della storia. Uno spaccato della società americana, dove fondamentalmente nulla è cambiato nei rapporti tesi fra democratici e repubblicani, con nel mezzo, ora come allora, gli attivisti, soliti alfieri della pace, inclusione e libertà di espressione.

I protagonisti sono i cosiddetti “Chicago Seven”, un gruppo di attivisti contro la guerra del Vietnam, accusati di cospirazione a seguito degli scontri tra manifestanti e Guardia Nazionale avvenuti il 28 agosto 1968 a Chicago, proprio in occasione delle proteste alla convention del Partito Democratico. Ed è da questo singolo dato storico che si basa il valore di questo film dal sapore ancora forte e attuale. Cambiano forse i fronti di guerra, ma le suggestioni e i gruppi di aggregazione sono rimasti fondamentalmente gli stessi. Con la differenza di una America sessantottina dove non esistevano cellulari e connessioni internet, ma solo aggregazione in un parco e un gruppo rock in sottofondo.

Siamo soliti pensare a due soli modi di vivere un processo fra modalità civile o penale. Questa volta però la modalità è assolutamente “politica”, come pronunciato spesso anche dalla bocca del protagonista Abbie Hoffmann, interpretato da un Sacha Baron Cohen, sempre istrionico e fuori dagli schemi.

Il processo ai sette attivisti è il classico gioiellino che non ci si aspetta e che riesce a incollare gli spettatori nonostante la staticità di riprese che per il 90% del tempo sono giocate all’interno di un’aula di tribunale. Sarà l’atmosfera stralunata e allucinata di fine anni ‘60, sarà anche il gruppo di protagonisti tanto diversi quanto estrosi da sembrare una rock band, a rendere il film una passeggiata intensa senza però banalizzare grandi temi di sottofondo, che partono dalla lotta per la tutela dei diritti umani allo smascheramento dei giochi della politica, che incide nelle scelte giudiziarie e che nutre sempre e comunque la cultura del sospetto, verso ragazzi e persone che avevano la sola colpa di manifestare pacificamente per le proprie idee. Un gioiello da conservare ma soprattutto non dimenticare.

I sette imputati in un’immagine d’epoca.

The Trial of the Chicago 7
Lingua originale inglese / Distribuzione in italiano Netflix
Paese di produzione Stati Uniti d’America / Anno 2020  / Durata 129 min
Genere drammatico, storico, thriller
Regia Aaron Sorkin / Sceneggiatura Aaron Sorkin 

 

Laureatosi nel 2001 al Dams è attualmente impegnato nel settore commerciale e logistico Italia / Estero. Teamplayer e rivendicatore della libertà di espressione fra Politica, Musica e Spettacolo. Sogna una nuova Nouvelle Vague da ricreare a Milano ascoltando una vecchia canzone anni '80 e un goal del... Milan! Citazione preferita: "Tre film al giorno, tre libri alla settimana, dei dischi di grande musica faranno la mia felicità fino alla mia morte" (F. Truffaut).

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