Il sigillo della politica romana sulle elezioni lombarde

Roma detta la linea, Milano esegue. Questa è ormai la cifra delle elezioni regionali lombarde. Dopo gli ordini arrivati al Centrodestra padano che pur non con pochi mal di pancia ha schierato Fontana, l'autocandidatira della

Roma detta la linea, Milano esegue. Questa è ormai la cifra delle elezioni regionali lombarde. Dopo gli ordini arrivati al Centrodestra padano che pur non con pochi mal di pancia ha schierato Fontana, l’autocandidatira della Moratti fagocitata da Renzi Calenda, il niet alle primarie del Centrosinistra e la conseguente candidatura di Majorino, è il turno di Conte a impartire ordini.

“Se il Pd vuole dimostrare diaver fatto tesoro di errori passati noi ci siamo, se si vuole sedere al tavolo di confronto, noi siamo disponibili, qui come altrove, ma dobbiamo farlo con criterio e metodo”. È quanto ha detto l’avvocato del popolo via etere alla conferenza stampa del gruppo consiliare M5s, tenutasi venerdì 25 novembre al Pirellone, dopo settimane di sdegnosi dinieghi al dialogo. Una tiepidissima apertura, che appare più una mossa tattica, preludio di nuove estenuanti trattative tra segreterie, che una reale volontà di accordo.

Pierfrancesco Majorino ha comunque accolto l’accenno di disponibilità e ha fatto bene. Le agenzie hanno subito battuto dichiarazioni concilianti del candidato del Centrosinistra che definivano un «buon approccio quello di Conte», aggiungendo che «sabato 3 dicembre presenteremo il cuore della nostra proposta per il futuro della Lombardia. Nel centrosinistra ci confronteremo sulle migliori strategie e scelte per dare alla Regione un governo diverso da quello palesemente inadeguato di Fontana». Come dire, se M5s ci sta, a noi va bene.

Un percorso a ostacoli per allargare la coalizione su temi concreti, da percorrersi in pochissimo tempo, visto che le elezioni con ogni probabilità saranno a febbraio. I primi sondaggi sugli orientamenti di voto dei lombardi dicono chiaramente che Fontana pur in calo è in vantaggio, e che al momento l’unico modo per scalzarlo da Palazzo Lombardia è unire le opposizioni, e cioè M5s, Terzo Polo e Pd.

Possibilità questa percorribile solo con uno scatto di orgoglio e iniziativa politica, che tolga dall’agone politico lombardo le segreterie romane di M5s e Terzo Polo, per parlare direttamente agli elettori, alle forze sociali e alla dirigenza locale dei partiti. I veti locali incrociati su Moratti e 5 Stelle sono a questo punto inspiegabili, perché a livello nazionale è ormai più che chiaro, che l’unico obiettivo di Calenda e Conte è spolpare il Pd. Della Lombardia e del suo governo a chi guida le segreterie romane non gli importa assolutamente nulla, al punto, per qualche punto percentuale di consenso in più, da giocarsi sul tavolo di Roma, la baratterebbero volentieri con una nuova presidenza Fontana

                                                              

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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