Il sindaco Beppe Sala al Campus della Pace di Gratosoglio incontra 150 ragazzi e sulle diseguaglianze cita Pietro Nenni

Pomeriggio con i ragazzi per Beppe Sala. È successo ieri, dalle ore 15 alle 16, nella sala teatrale dell’oratorio Santa Maria Madre della Chiesa, dove il primo cittadino si è sottoposto di buon grado alle

Pomeriggio con i ragazzi per Beppe Sala. È successo ieri, dalle ore 15 alle 16, nella sala teatrale dell’oratorio Santa Maria Madre della Chiesa, dove il primo cittadino si è sottoposto di buon grado alle domande di 150 ragazzi su temi come la transizione ecologica, la criminalità, le diseguaglianze sociali, l’integrazione delle fasce di popolazione più deboli, la partecipazione dei giovani in politica, la scuola, il volontariato e le risorse economiche a disposizione di una città come Milano.

L’occasione è stata la settima edizione del Campus della Pace, l’iniziativa voluta fortemente da don Giovanni (nella foto in alto con il sindaco), quest’anno focalizzata sul protagonismo giovanile. Tema e prospettiva sono stati portati a Gratosoglio politici e amministratori pubblici, rappresentanti di organizzazioni internazionali, top manager, professori universitari, registi e attori. Tutti a confrontarsi con una nutritissima schiera di ragazzi, provenienti dalle scuole di Parigi, Napoli, Oulx in Piemonte e Sarajevo e dalle “milanesi” Berchet, Parini, Allende, Cfp Rozzano, Feltrinelli, Kandinsky, dall’Università Cattolica, da quella di Bergamo e del Politecnico.

La giornata è stata dedicata alla politica e alla amministrazione delle città. E come per tutti i temi affrontati nel Campus, non sono state fatte semplici conferenze “frontali”, con gli adulti a spiegare “come si fa”. Nella mattinata, prima che arrivasse il sindaco, i ragazzi  si sono divisi in gruppi e si sono cimentati in un gioco di ruolo – Agorà –, proposto dai sociologi Rita Bichi (Università Cattolica di Milano) e Stefano Tomelleri (Università ai Bergamo). Obiettivo portare i ragazzi a “giocare” a essere protagonisti del cambiamento, vestire i panni di chi amministra la città e delle sue diverse componenti, affrontando i problemi, esaminandone le esigenze di ogni classe sociale, affrontando i problemi e cercando soluzioni condivise. Un lavoro di approfondimento, che ha portato i ragazzi – del Politecnico, dei licei Berchet e Parini, delle scuole di Sarajevo e Saint Denis (Parigi) – a formulare dodici domande al primo cittadino.

Sollecitato sul tema della transizione ecologica, il sindaco ha ricordato lo sforzo di Milano per aumentare e migliorare il sistema dei mezzi pubblici, il prolungamento delle metropolitane, la trasformazione in alimentazione elettrica della flotta di autobus, le piste ciclabili, ma soprattutto, ha sottolineato che il successo della transizione ecologica è legata ai comportamenti dei cittadini e che la domanda da porsi è «Quanto siamo disposti a cambiare le nostre abitudini per contribuire a una città più attenta all’ambiente?».

Su criminalità e sicurezza, tema risultato molto sentito dai ragazzi, il sindaco dopo aver precisato che la gestione delle forze dell’ordine è di responsabilità dello Stato e che non pensa, comunque, «che la soluzione sia la militarizzazione della città» e che «dopo questi due anni di pandemia sono emerse indubbiamente delle criticità legate al lockdown» ha sostenuto che per contrastare la criminalità si deve migliorare la qualità della città nel suo complesso, operando in particolare «sull’edilizia popolare e creando luoghi belli e di aggregazione».

Da questo tema si è passati a quello strettamente legato delle diseguaglianze sociali. Per affrontarlo, secondo il sindaco si deve puntare su «lavoro e casa a prezzi ragionevoli», utilizzando al meglio i fondi del Pnrr, soprattutto per le scuole, potenziando e migliorando la spesa sociale. A questo proposito il sindaco ha poi citato un padre del Socialismo italiano «Come diceva Piero Nenni l’obiettivo della politica deve essere ridurre le differenze di reddito – e a un’altra domanda sul tema delle retribuzioni della politica ha affermato: «Più che le retribuzioni della politica locale, un assessore prende 3.500 euro al mese ma lavora sette giorni su sette, direi che non è accettabile che nelle aziende, tra un dirigente e un impiegato o un operaio ci siano le enormi differenze di reddito attuali».

Riguardo il tema dell’integrazione «Più che sulle scuole – tema segnalato dai ragazzi – bisogna puntare su quello che ci sta intorno. Come amministrazione abbiamo fatto nostra l’idea di creare una città a 15 minuti, come già stanno facendo Barcellona e Parigi, dove ogni quartiere ha tutti i servizi necessari». Sul protagonismo giovanile, a proposito  dell’introduzione dei consigli municipio o comunali paralleli composti da giovani, come è stato chiesto da un ragazzo «Credo sia più efficace coinvolgere direttamente i giovani nel governo della città, per esempio nella mia giunta la metà degli assessori ha meno di 40 anni. Scelta che ho fatto anche per favorire la nascita di una nuova classe dirigente». Infine, in merito a come comunicare al meglio con i ragazzi, il sindaco ha citato il caso del coinvolgimento dei Ferragnez «Durante il Covid avevamo problemi per portare il cibo alle persone anziane chiuse casa, i volontari erano pochi a causa della pandemia, avevamo bisogno di giovani, ho chiamato Fedex per chiedergli un aiuto e lui con Chiara Ferragni hanno organizzato quella giornata a distribuire cibo con le bici con i cassonetti. Il giorno dopo sono arrivate in Comune 150 telefonate di volontari disposti ad aiutarci».

Andato via il sindaco, il campus è continuato con laboratori sul volontariato e, alle 21, con Rivoluzione Sud: voci da Napoli con Cesare Moreno, i Maestri di Strada e Vincenzo Linarello, presidente di Goel – Gruppo Cooperativo. E stamattina sarà la volta del deputato, ex professore a Parigi di Scienze Politiche, europeista convinto Enrico Letta, che con i ragazzi discuterà di Europa e confini.

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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