Il sogno di una casa a prezzi accessibili diventa realtà: il modello Abit@giovani

Chiunque viva a Milano o vi sia arrivato per studio o per lavoro lo sa bene: la casa è la prima preoccupazione e la prima uscita economica. Nonostante in questi ultimi anni i prezzi siano

Chiunque viva a Milano o vi sia arrivato per studio o per lavoro lo sa bene: la casa è la prima preoccupazione e la prima uscita economica. Nonostante in questi ultimi anni i prezzi siano scesi rispetto ai picchi dei primi anni Duemila, comprare casa è un passo difficile, spesso irrealizzabile.

E se spesso ci si sofferma giustamente sull’emergenza abitativa legata alla gestione dell’edilizia residenziale pubblica, esiste una fascia di persone che non può né accedere alle case popolari, né tantomeno permettersi di acquistare a prezzi di mercato. Spesso si tratta di giovani dal grande potenziale ma dalle scarse risorse economiche. La precarietà diffusa e il modello occupazionale attuale fanno sì che la stabilità economica si sia spostata più avanti negli anni.

Come fare, in queste condizioni, a risolvere il problema casa? Finora la soluzione era cercare una casa da comprare o in affitto fuori dalla costosa Milano. Ma da qualche tempo si stanno facendo strada nuove alternative. Sempre più spesso si parla di housing sociale e di modelli a metà strada fra l’edilizia pubblica e un mercato immobiliare esclusivo ed escludente.

Abit@giovani è proprio uno di questi progetti. Nato anche grazie all’impulso di don Gino Rigoldi, vera fucina di idee, questa operazione ha visto la luce grazie alla collaborazione di diversi attori: Fondazione Housing Sociale, Aler, Regione Lombardia e altre realtà associative si sono unite in un progetto pilota per dare casa a mille nuclei di under 35. Grazie al Fondo Immobiliare Lombardia – sottoscritto da Fondazione Cariplo, Regione Lombardia, Cassa Depositi e Prestiti e altri gruppi bancari e assicurativi – sono state acquisite case del patrimonio Aler che erano rimaste invendute. Completamente ristrutturate e rinnovate, le prime 200 abitazioni sono state consegnate ai primi assegnatari. Il modello del “rent to buy” permette di iniziare subito a investire sul proprio appartamento anche a chi, inizialmente, non ha la possibilità di accendere un mutuo. E così tanti giovani possono finalmente puntare sul proprio futuro senza l’ansia di buttarsi in un investimento insostenibile.

Per saperne di più abbiamo intervistato uno di questi giovani: Maurilio Fina, felice residente in un’abitazione di via Inganni.

Abit@giovani

Il popolo di Abit@giovani è composto da circa 200 nuclei familiari. Cosa accomuna i ragazzi del progetto?
«Il progetto Abitagiovani nasce da un fabbisogno abitativo che è in parte il tratto distintivo di una generazione che, complice anche la crisi, ha dovuto fare della precarietà un proprio stile di vita. La possibilità di accesso ad una abitazione a costi sostenibili non a caso è il comune denominatore delle vite dei tanti giovani che sono diventati gli attori e i protagonisti di questo progetto».

In cosa Abit@giovani può considerarsi un modello vincente?
«Il progetto ha fermato quel triste esodo che vede l’area metropolitana sempre meno vissuta da giovani. Non dimenticherò mai la gioia negli occhi di quella giovane coppia che grazie ad Abit@giovani ha detto di aver assicurato un futuro più certo al proprio figlio. Di storie  come questa dentro Abit@giovani ce ne sono tante: dallo studente che va fiero di iniziare a costruire un futuro più certo a quei ragazzi che con orgoglio dicono di poter vivere appieno la loro città».

E sul ruolo sociale del progetto?
«Abit@giovani diciamo sempre è sinonimo di cooperazione. Il partenariato vincente che don Gino Rigoldi ha innescato sul fronte degli sponsor istituzionali e privati del progetto si è tramutato in quell’idea di “condominio diffuso” che oggi vede tutti gli abitanti del progetto collaborare nell’ambito di iniziative culturali e di rilancio delle relazioni. È un modo anche questo di portare al centro quella socialità di cui Milano ha bisogno».

Alla luce dell’esperienza di housing sociale cosa direste alle istituzioni?
«Abit@giovani deve essere un modello pilota: moltiplicate i progetti di questo tenore in tutta la città. L’housing sociale rappresenta una di quelle leve concrete per fare welfare e rilanciare la comunità. È proprio vero: le idee migliori nascono da risposte a bisogni semplici ma dall’alto contenuto valoriale. Il messaggio è semplice: in una città complessa come Milano, le politiche abitative possono fare la differenza. Una città che sappia includere i nuovi talenti, consentendo loro di costruire una vita serena, è una città capace di rinnovamento e innovazione«.

La palla ora va alla nuova Amministrazione milanese, che dovrà essere capace di puntare su questi progetti per garantire il giusto mix abitativo.

Per informazioni www.abitagiovani.it

Doris Zaccaria

(Luglio 2016)

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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