In attesa del nuovo Dpcm: scuola e università, qual è il posto più sicuro per i ragazzi?

Non è sola la ministra Azzolina nella difesa a oltranza della scuola in presenza: gli studenti hanno perso più di cinque mesi la scorsa primavera, mesi per molti di loro irrecuperabili. La difesa piena proviene anche

università

Non è sola la ministra Azzolina nella difesa a oltranza della scuola in presenza: gli studenti hanno perso più di cinque mesi la scorsa primavera, mesi per molti di loro irrecuperabili. La difesa piena proviene anche dall’epidemiologo Carlo La Vecchia dell’università degli studi di Milano che  in alcune recenti interviste spiega che  “Se c’è un punto di critica che posso fare alle misure messe in atto o suggerite ieri dalle regioni è sulla scuola. Continuo a credere che anche per le scuole superiori e le università il posto più sicuro dove stare per i ragazzi  sia la scuola”.

A  laRepubblica l’epidemiologo spiega che dentro la scuola i contagi risultano statisticamente minimi. Per questo non crede  alla didattica a distanza  per gli studenti delle superiori e per gli universitari. «Per diverse ragioni: dal punto di vista formativo è indubbio che la didattica in presenza sia più efficace. E dal punto di vista epidemiologico, credo che sia relativo l’impatto sulla curva dei contagi in ambito scolastico: la maggior parte avviene fuori dalle scuole, non al loro interno. E nel caso dei ragazzi più grandi, il rischio è che se non stanno nell’ambiente sicuro e controllato delle aule, possano contagiarsi andando in giro, incontrando gli amici». 

In attesa del nuovo Dpcm

È quasi sicuro che il nuovo Dpcm che oggi potrebbe essere varato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte,  non preveda un lockdown generalizzato, ma sarà articolato su lavoro e scuola. Sulla scuola per difenderla il più possibile con la differenziazione degli orari e della didattica mista. Lo richiede anche il governatore dell’Emilia Romagna, Bonaccini: insieme ad altre regioni ha chiesto  di incontrare oggi la ministra Azzolina. Sul lavoro per portare lo smartworking al 75 per cento, per valutare la chiusura di piscine e palestre – non i parrucchieri – strette ulteriori sugli sport da contatto, e la chiusura alle ore 22 per bar e ristoranti. Conte ne renderà conto nella conferenza stampa prevista per oggi.

Come stanno i paesi europei a noi più vicini?

In Francia, dopo il discorso alla nazione del Presidente Macron, da ieri sera è scattato il coprifuoco dalle 21 alle 6   a Parigi e in altre città. Negli ultimi giorni c’è stata un’impennata di casi: quasi  32.500 con un tasso di positività pari a 13,1 con 200mila tamponi e 90 decessi in 24 ore. Anche in Germania, dove si è registrato un record di contagi, oltre 7.800, con una crescita esponenziale in 24 ore di circa 500 casi e 33 morti, da ieri sera è scattata la chiusura totale  dalle 21 alle 6. La cancelliera Angela Merkel ha rivolto un accorato appello ai cittadini: “vi prego rimanete a casa, non uscite, abbiamo davanti mesi e settimane molto difficili, come sarà l’inverno e il Natale lo determineranno i prossimi giorni e settimane, ma questo lo decidiamo noi, con le nostre azioni, con il controllo, le misure restrittive, le chiusure anticipate. Vi prego quando possibile  rimanete a casa, non uscite”.

Che fare con le scuole?

Anche a Otto e mezzo è stato affrontato da Lilli Gruber il tema della scuola con  Sandra Zampa, sottosegretario ministero della salute. «Il governo ha preparato piani che prevedono quattro diversi tipi di intervento a seconda della gravità  – e in questa fase siamo tra l’uno e il due – inoltre ha preparato piani che hanno  rafforzato le terapie intensive e subintensive e la medicina del territorio. Ma per Luca Telese  sono sotto gli occhi di tutti le tante cose che non funzionano: il tracciamento, i tamponi, le terapie intensive (alla domanda che il commissario Domenico Arcuri si pone su dove siano finiti  i nuovi respiratori distribuiti per aumentare i posti letto, forse la risposta più semplice è che non sono utilizzabili per insufficienza  di medici anestesisti).

Il caso Campania: privare i ragazzi del diritto allo studio

Di certo lo scaricabarile tra regioni e governo sta  creando un clima di paura tra i cittadini. Tuttavia se c’è voluto coraggio all’inizio dell’epidemia, ammette Telese, ad applicare per primi in Europa il lockdown, e i risultati si sono visti rispetto agli altri paesi europei,  ora il coraggio è quello di provare a non chiudere tutto. E riguardo all’ordinanza di De Luca sulla chiusura delle scuole in Campania che ha scatenato un clima da psicosi,  per il giornalista  « non è possibile che per 610 studenti positivi su 789mila, ossia lo 0,08 per cento si chiudano le scuole in tutta la Campania, non si può privare i ragazzi del diritto allo studio. Abbiamo il numero più basso di contagi in Europa, insieme alla Germania,  e il numero più basso di contagi nella scuola». Ma se il problema è invece il trasporto pubblico, ribatte, allora la colpa è delle regioni che avrebbero dovuto affrontare la questione durante l’estate, magari precettando tutti gli autobus inutilizzati per il crollo del turismo.

Occorre quindi affrontare la situazione in maniera razionale avendo chiare le priorità: lo stato d’emergenza che limita alcuni diritti e libertà è stato attuato per fermare la corsa dell’epidemia,  non essendoci ancora farmaci specifici per curare né vaccini per proteggere. L’altra priorità, sempre secondo Telese,  riguarda le scuole che non vanno chiuse.

 

Giornalista per caso… dal 1992, per una congenita passione per la fotografia. Dalle foto ai testi il passo è breve: da riviste di viaggio e sportive ai più quotati femminili e quotidiani nazionali sui temi del mondo del lavoro. Ho progettato e gestito newsletter di palestre e centri fitness. Ora faccio parte degli intrepidi inviati di Milanosud.

Recensioni
NESSUN COMMENTO

SCRIVI UN COMMENTO