Inaugurata in largo Richini una scultura dedicata a Margherita Hack

«Oggi è una giornata straordinaria per la città, facciamo un piccolo e simbolico, ma importante, passo in avanti verso la vera parità tra uomini e donne. Una parità che passa anche dall'arte pubblica». Così ha esordito

«Oggi è una giornata straordinaria per la città, facciamo un piccolo e simbolico, ma importante, passo in avanti verso la vera parità tra uomini e donne. Una parità che passa anche dall’arte pubblica».

Così ha esordito Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura del Comune di Milano (che ha in carico anche il compito della titolazione delle vie) alla cerimonia di inaugurazione – in Largo Richini a Milano, davanti all’Università Statale – della scultura dedicata a Margherita Hack, astrofisica, accademica e tra le più brillanti divulgatrici scientifiche del nostro tempo, la prima donna a insegnare Astronomia in un’università italiana e moltissime altre cose (anche campionessa di atletica leggera), scomparsa nel 2013 e di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita.  

Il progetto è stato promosso da Fondazione Deloitte, in collaborazione con Casa degli Artisti e con il supporto del Comune di Milano – Ufficio Arte negli Spazi Pubblici -.  Con un duplice obiettivo: dare visibilità e riconoscimento alle donne che hanno contribuito alla storia e alla cultura della nostra società. E stimolare sempre le nuove generazioni, soprattutto quelle femminili, a intraprendere degli studi e una carriera in ambito scientifico, tecnologico, economico e matematico, conosciute con l’acronimo inglese Stem (Science, Technology, Engineering Mathematics).

Margherita Hack.

«La scultura rappresenta un tributo ai meriti scientifici di Margherita Hack – ha dichiarato Guido Borsani, presidente di Fondazione Deloitte – ma soprattutto vuole offrire alle ragazze ancora sottorappresentate nelle materie Stem, un modello a cui ispirarsi».  

Femminile anche la mano che ha realizzato la statua: è l’artista bolognese Daniela Olivieri (Sissi), che attualmente insegna all’Accademia delle Belle Arti di Firenze, già vincitrice di numerosi riconoscimenti a livello internazionale. Olivieri è stata scelta da un’apposita giuria dopo un concorso d’idee al quale hanno partecipato 8 artiste italiane e internazionali: Chiara Camoni, Giulia Cenci, Zhanna Kadyrova, Paola Margherita, Marzia Migliora, Liliana Moro e Silvia Vendramel, oltre a Sissi. 

«Scegliere come modello una scienziata, è significativo. Scegliere di farlo attraverso il linguaggio dell’arte, donando a Milano l’opera di un’artista è davvero un segno di cambiamento. Come Casa degli Artisti siamo orgogliosi di aver fatto parte di questo progetto che ha permesso di affrontare tematiche cruciali come il sostegno al lavoro degli artisti e in particolare delle artiste, donne, nel mondo dell’arte, dove c’è ancora molto da fare», ha commentato Valentina Kastlunger, presidente di Casa degli Artisti, hub dell’arte, spazio aperto alla città.

L’opera, alta 2 metri e 70 realizzata in bronzo (presso la Bottega d’arte Ceramica Gatti di Faenza e la Fonderia artistica De Carli di Torino, con il supporto di Casa degli Artisti). Il titolo “Sguardo fisico” gioca con la sua identità di astrofisica: lo “Sguardo” è il senso capace di percepire gli stimoli luminosi, “Fisico” non solo richiama la radice della sua professione, ma anche la concretezza e solidità del suo atteggiamento intellettuale e filosofico. Margherita Hack  è raffigurata intenta a osservare le stelle mentre emerge da un vortice che rappresenta una galassia. Alzando le braccia verso l’alto, simula un telescopio senza alcun mezzo tecnico: un invito al sogno e all’immaginazione. «Ho voluto che la scultura nascesse dalla terra, in continuità con l’ambiente, senza rialzamenti dal suolo, piedestallo o distanze, proprio perché le persone possano avvicinarsi e anche toccarla», ha dichiarato Sissi. «Per me è molto importante che una scultura dialoghi con lo spazio e con le persone che la vedranno, con il suo pubblico».

L’artista Daniela Olivieri, in largo Richini, accanto alla sua scultura dedidata a Marherita Hack.

Sulle vie della parità

Quella a Margherita Hack è la prima statua su suolo pubblico in Italia dedicata a una scienziata. La seconda a Milano dedicata a una donna sulle 121 esisenti. La prima scultura a rompere con secoli di strade, piazze e monumenti dedicati solo a uomini, è stata scoperta lo scorso settembre, dedicata a Cristina Trivulzio di Belgiojoso, nobildonna, intellettuale e protagonista del Risorgimento nella centralissima piazzetta di Belgioioso, realizzata dallo scultore Giuseppe Bergomi. Se passiamo dalle statue alle strade, il gap rimane sempre forte. 

Sono ancora rarissime vie e storie narrate al femminile. A Milano su 4.250 vie e piazze (censimento 2019), ce ne sono  solo 141 intitolate a donne, in tutta Italia tra le 24.572 strade intitolate a persone, nei 21 capoluoghi di provincia, solamente 1.626 (cioè il 6,6%), per la maggior parte sono sante e madonne. 

«Serve un’accelerazione per ripristinare un corretto baricentro tra uomo e donna. I nomi non mancano – ha promesso l’assessore Sacchi -. I nomi delle vie parlano di noi, della nostra società, della nostra storia e dei valori a cui vogliamo ispirarci e che vogliamo trasmettere; non sono solo elementi di orientamento urbano ma hanno un forte potere simbolico».  

Parte da qui la battaglia di Toponomastica femminile, l’associazione fondata nel 2012 da Maria Pia Ercolini. «Vogliamo restituire visibilità a nomi e storie di donne che hanno lasciato traccia di sé. Far conoscere un’altra Storia. La toponomastica è lo specchio della società e ogni strada conquistata è un grande piccolo passo avanti verso la parità».

Responsabile rubrica Psicologia su donneinsalute.it; da free lance ha collaborato con le maggiori riviste femminili (Anna, Donna Moderna, La Repubblica delle donne, Glamour, Club 3). È stata redattore del mensile Vitality di Psychologies magazine e Cosmopolitan, occupandosi di attualità, cultura, psicologia. Ha pubblicato le raccolte di poesie “Come un taglio nel paesaggio” (Genesi editore, 2014) “Sia pure il tempo di un istante” (Neos edizioni, 2010).

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