Indagine sugli stili di vita di Laboratorio adolescenza e Iard – Adolescenti “preoccupati” , ma con il desiderio di viaggiare

Ci aspettavamo, dopo l’anno del Covid, di trovare un’adolescenza ancora un po’ in bilico, tra i postumi della pandemia e il tanto sospirato ritorno alla normalità (sia pure condizionata), tanto che, all’edizione 2022 dell’indagine nazionale

Ci aspettavamo, dopo l’anno del Covid, di trovare un’adolescenza ancora un po’ in bilico, tra i postumi della pandemia e il tanto sospirato ritorno alla normalità (sia pure condizionata), tanto che, all’edizione 2022 dell’indagine nazionale annuale di Laboratorio Adolescenza e Iard sugli stili di vita degli adolescenti, avevamo dato il titolo “Adolescenza tra speranze e timori”.

Purtroppo, risultati alla mano, ci troviamo a constatare che le speranze sembrano essere davvero poche e i timori tanti. Passare dalla Dad alla guerra, senza soluzione di continuità, ha reso gli adolescenti, ancora più fragili e timorosi. E c’è un dato su tutti che forse riesce a descrivere efficacemente il quadro generale: il 52,7% degli adolescenti intervistati guarda al proprio futuro definendosi “incerto” o “preoccupato”. Gli “ottimisti” sono il 14%, percentuale che scende al 12,7% tra gli studenti delle scuole superiori e all’11,8% tra le ragazze.

Una visione tristemente grigia proprio in un’età che dovrebbe essere tutta protesa verso il futuro; in cui a farla da padrone dovrebbero essere i sogni, anche irrealizzabili e le utopie; in cui si dovrebbe essere ottimisti quasi “per statuto”. E invece siamo di fronte ad adolescenti preoccupati e disillusi; consapevoli che il Covid ha in parte compromesso irreversibilmente la loro formazione scolastica.  Mangioni e sedentari; sempre più “connessi” a social e piattaforme, insoddisfatti del proprio aspetto fisico e in balia di una estetica astratta dettata da improbabili influencer e fashion blogger che spuntano come funghi.

La prima vittima illustre di questo futuro con poche aspettative sembra essere l’Università. Pensa di iscriversi all’Università (ovviamente con un forte divario tra gli studenti dei licei e quelli degli istituti tecnici e professionali) “solo” il 63% degli studenti intervistati, mentre il 33% (addirittura il 40% dei maschi) pensa di fermarsi al diploma. Ho scritto “solo” tra virgolette, perché il 63% potrebbe apparire una percentuale comunque molto alta e d’altra parte – come dicono molti – non possiamo essere tutti “dottori”. In realtà un 63% di intenzioni non si traduce affatto in un 63% di “dottori”, anzi. Con l’altissima dispersione universitaria che abbiamo (523.900 abbandoni solo nel 2017 – fonte Commissione Europea) già oggi l’Italia è drammaticamente penultima in Europa come percentuale di laureati (27% di laureati nella fascia d’età 30-34 anni) davanti solo alla Romania, e con una percentuale quasi doppiata da Paesi come Francia, Regno Unito o Spagna con i quali normalmente ci confrontiamo.

A questo si aggiunge che nell’anno accademico in corso (2021-2022) per la prima volta, dopo tantissimi anni, c’è stata una riduzione del 3% di nuove matricole. Ma ancora non basta: solo quattro anni fa, nell’edizione 2018 dell’indagine Laboratorio Adolescenza-Iard, a progettare un percorso universitario post diploma era stato il 76,8%. In quattro anni abbiamo perso quasi il 15% di potenziali universitari.

Le cause di questa emorragia universitaria sono molteplici. Alcune sono oggettive, come la difficoltà a trovare lavoro dopo la laurea o il costo degli studi universitari che incide sempre di più sui bilanci familiari se consideriamo l’impoverimento generale della popolazione, e della classe media in particolare, a cui stiamo assistendo negli ultimi anni. Altre più “psicologiche” attinenti – lo abbiamo visto – a un senso complessivo di incertezza e sfiducia nel futuro. Il dramma è che qualunque siano le cause l’effetto è, e sarà, un pericolosissimo impoverimento culturale generalizzato.

Quella cultura che dovremmo invece promuovere e incentivare sempre e comunque, anche indipendentemente dagli sbocchi lavorativi a cui è naturalmente funzionale. Quella cultura che è l’unica vera arma di difesa contro un degrado che, se va bene, produce marginalità e se va male produce mostri come i due assassini di Willy, condannati il mese scorso ad un sacrosanto ergastolo. E allora dice bene Ivano Dionigi, Presidente di Alma Laurea e già Rettore dell’Università di Bologna, quando propone che il primo triennio universitario sia gratuito, condizionando ovviamente la gratuità al profitto. Perché un investimento in cultura è sempre quello che, alla lunga, dà il rendimento migliore.

Tornando all’indagine, l’unica “luce” che emerge è una rinnovata e aumentata voglia che gli adolescenti hanno di viaggiare, di conoscere, di confrontarsi con il mondo. Per il 57,8% degli intervistati (65,5% delle femmine) il desiderio di viaggiare è “molto aumentato” rispetto agli anni passati; Covid e guerra, su questo, non sembrano aver influito. E ci conforta anche registrare che, per la maggioranza, gli obiettivi prevalenti riferiti al viaggiare siano quelli di conoscere posti nuovi (46%), ed entrare in contatto con culture diverse (27,3%). Meno del 25% (e sono prevalentemente i maschi) ricerca nel viaggio prevalentemente il divertimento. Ed è altissima anche la percentuale di chi vorrebbe fare l’utilissima esperienza di un anno di studio all’estero durante le scuole superiori.

Aggrappiamoci allora a questa evidenza, sperando che questo loro desiderio di “partire” non sia voglia di fuga, ma voglia di allargare la visuale del loro mondo e uscire dalle strettoie in cui li abbiamo rinchiusi. Perché, ci piaccia o no, dobbiamo essere consapevoli che il panorama di incertezza e sfiducia che gli adolescenti ci hanno descritto attraverso le loro risposte lo abbiamo costruito noi, pezzo per pezzo. E non c’è proprio da andarne orgogliosi.

Maurizio Tucci è nato a Potenza si è laureato in Ingegneria presso l’Università di Bologna e vive a Milano dal 1992. Lavora nel campo della comunicazione e della ricerca sociale. Ideatore e curatore dell'indagine "Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani" realizzata annualmente dalla Associazione no-profit “Laboratorio Adolescenza”, di cui è fondatore, e dall’Istituto di Ricerca IARD. È Presidente della Associazione “Laboratorio Adolescenza” e membro del Consiglio Direttivo della dalla Società Italiana di Medicina dell'Adolescenza. Giornalista e scrittore, collabora dal 1995 con il Corriere della Sera. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche e saggi e ha scritto tre romanzi.

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