Emergenza inquinamento da amianto e cromo in via Bazzi 12

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Non sembra nemmeno una fabbrica. In realtà, potrebbe essere qualsiasi cosa: l’edificio di via Bazzi 12 che ospitava la Galvanica Lorenzi (ex azienda di cromatura e nichelatura) cade totalmente a pezzi.

Lamiere di eternit che pendono, erbacce ovunque, cancello aperto, almeno fino a qualche tempo fa. Ingresso che poi è stato chiuso, probabilmente dal tribunale, per impedire (senza successo) alle persone di entrare, in un edificio dove sono stati sversati litri e litri di sostanze tossiche, giacciono tonnellate di rifiuti, si respira amianto.

 

Un’ emergenza inquinamento su cui recentemente si sono accesi i riflettori, soprattutto per l’impegno del consigliere di Zona 5 Massimiliano Toscano (ex M5S), che a forza di interrogazioni e comunicati stampa ha costretto Comune, Asl e Tribunale a tornare ad occuparsi di questa vicenda. Vicenda che sembrava essersi arenata a causa di processi, rimpalli di responsabilità, labirinti amministrativi e burocratici . E tutto ciò nonostante la pericolosità evidente della situazione, vista anche la vicinanza della ex fabbrica ad un complesso scolastico.

La storia di ordinario degrado della Galvanica Lorenzi è una storia lunga, che comincia nel 2005, almeno secondo quanto si legge nella sentenza di primo grado del 2008. I reati ambientali che vengono contestati a Guido Frisinghelli, amministratore unico della ditta, sono diversi e piuttosto gravi. Primo: smaltimento di rifiuti altamente tossici senza autorizzazione, danneggiamento della falda acquifera superficiale, omissione degli interventi imposti dell’ordinanza comunale dell’agosto del 2005, che imponeva la messa in sicurezza del sito, smaltimento dei rifiuti e piano della bonifica.

Il secondo capo d’accusa fa riferimento all’interruzione del normale funzionamento dell’impianto di depurazione delle acque reflue di San Rocco, provocato dagli scarichi in fognatura di sostanze inquinanti. L’azienda Degrémont, che ancora adesso gestisce il depuratore, ha segnalato tra febbraio e maggio 2005 al Servizio idrico di Milano, l’arrivo di sostanze talmente inquinate da rendere difficile il processo di depurazione. Nel luglio scorso l’Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) ha compiuto delle analisi che hanno evidenziato una concentrazione di cromo esavalente pari a 9600 microgragammi al litro mentre il limite per legge è di 5 microgrammi al litro. Come si era potuto verificare un inquinamento di tale portata? Lo spiega in parte Giovanni Inselvini, che per conto della società Immobiliare Insel s.r.l. stava comprando lo stabile di via Bazzi 12. Inselvini riferisce in tribunale che «i dipendenti della ditta Lorenzi e il sig. Frisinghelli stesso continuavano a vuotare nei buchi lasciati dalle vasche asportate parecchie centinaia di litri di acido cromico [..] e altri componenti chimici».
La vicenda (quella processuale) si chiude con una condanna con rito abbreviato dell’amministratore unico Frisinghelli a un anno e otto mesi per smaltimento abusivo di rifiuti pericolosi, danneggiamento falda acquifera superficiale e omessa bonifica. Condanna a cui si aggiungono il pagamento delle spese processuali e il risarcimento delle parti civili (Provincia e Comune di Milano, Metropolitana Milanese s.p.a). Il Frisinghelli viene invece assolto per disastro colposo e danneggiamento della falda sotterranea, poiché non si può stabilire con certezza che le acque superficiali si mescolino con quelle profonde e quindi vadano a inquinare anche luoghi distanti dalla fonte. Nel 2009 l’appello conferma sostanzialmente il primo grado anche se con una riduzione della pena.

Dopo anni di sostanziale e colpevole oblio, di interventi fatti a metà (come una specie di diga realizzata da Amsa per contenere i liquami, che non è funzionante poiché manca un impianto di depurazione), e altri due sversamenti anomali verificatisi nel 2007, ora le cose sembrano aver subito un’accelerazione. Dopo l’azione di Toscano, si sono espressi il Consiglio di Zona 5 ed è arrivata una interrogazione in Senato dell’onorevole Laura Bignami (Gruppo misto, ex M5S). L’Asl dal canto suo ha assicurato che le recenti analisi di aria e acqua hanno dato esito negativo. Allo stesso tempo, però, ha diffidato l’amministratore pro tempore della Galvanica Lorenzi (al posto del proprietario, Arturo Lorenzi), di mettere in sicurezza l’amianto presente entro ottobre 2014. Se questo non verrà fatto dovrà occuparsene il Comune. All’inizio di luglio si è mossa anche l’Arpa, che ha effettuato nuove analisi (pronte per settembre) che potrebbero chiarire la assoluta necessità di creare un impianto idraulico di sbarramento e di effettuare la bonifica.
Chi la farà e con quali soldi è l’eterna questione. Se non interverrà una nuova proprietà per acquistare l’immobile e quindi bonificare – pare ci siamo dei contatti in corso a questo proposito, con ogni probabilità dovrà pensarci il Comune, vista la latitanza della proprietà e l’indifferenza del curatore fallimentare, l’importante è che lo faccia velocemente e in modo risolutivo.

Alice Bertola

Senza tetto tra i rifiuti

La vicenda della ex Galvani Lorenzi  non è solo una storia di incuria e inquinamento ambientale. Ci sono purtroppo delle persone che vivono in questo luogo malsano. Le foto che vi mostriamo testimoniano il disastro umano che, con uno sguardo distratto alla facciata, non si può cogliere. I locali superiori, proprio quelli coperti dalle lamiere di eternit, sono diventati la dimora di fortuna un gruppo di senzatetto. Non ve le mostriamo esplicitamente per non violare la loro privacy, ma alcune immagini fanno capire chiaramente che il luogo è abitato stabilmente. Pur sapendo della pericolosità di questo luogo, si rassegnano a viverci poiché non hanno un altro luogo in cui andare. Sono persone che hanno perso la speranza, ma non la loro umanità, che al contrario si fa strada in quel luogo distrutto e pieno di veleni: hanno costruito delle piccole case, con i panni stesi e le piantine nei vasi. Una riflessione ora è d’obbligo: quando il sito sarà bonificato, quelle persone dove andranno? Perché, assurdamente e ingiustamente, quel luogo pericoloso è diventato la loro casa.

I minerali killer: cromo IV e amianto

Ma che cosa sono esattamente le sostanze in questione? Il cromo VI (esavalente) è un elemento chimico pericoloso per la salute (si dice che la dose letale sia un mezzo cucchiaino da tè). Questa sostanza tende a depositarsi nel terreno, anche se viene dispersa in aria. Inoltre, tende a penetrare nel terreno e raggiungere la falda, inquinando l’acqua circostante. Il cromo VI può modificare geneticamente gli organismi viventi animali e vegetali che abitano il terreno interessato dall’inquinamento, causando anche tumori. Nel breve e medio raggio provoca ulcere, dermatiti e reazioni allergiche. L’eternit invece è un insieme di minerali a prevalenza di amianto, che si costituiscono in fibre. Una volta degradate si sfaldano, generando una polvere bianca che entra nei polmoni e rende il sistema immunitario incapace di reagire, in quanto viene sopraffatto dalla sostanza tossica. Provoca, a seguito di una lunga esposizione, cancro ai polmoni e mesotelioma.

 

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

Recensioni
2 COMMENTI
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    Massimo 23 Settembre 2014

    Cara Federica,

    Massimiliano Toscano è in realtà partito dopo aver letto dal mio post (su PartecipaMi, il 7 luglio scorso) l’esistenza stessa del problema, che non conosceva né tecnicamente, né dal punto di vista storico.
    Avevo seguito il tema già nel 2008, fino al primo intervento di messa in sicurezza e l’intervento urgente di AMSA.

    Nel post di luglio scorso, chiedevo al Comune risposte, perché la situazione dell’inquinamento sembrava stesse degenerando.

    Mi disturba questa necessità tutta giornalistica di creare aloni intorno alle persone a discapito della notizia, che è poco chiara e comprensibile per chi non è dentro i fatti.

    Non si deve poi aver paura di dire chiaramente cosa succede e cosa riteniamo debba e non debba fare il Comune, anche se ha un colore politico analogo al nostro, anzi proprio per quello.

    Lungi dal sentirsi “offeso” o “denigrato”, il nostro Comune ha proposto, informato e deciso.
    La commissione di ieri sera dimostra quanto la partecipazione sia inevitabilmente più limpida e potente dei singoli “paladini”.

    Adesso non è finita, ma solo iniziata la lunga corsa; dovremo far sì che si concludano gli iter della giustizia per sbloccare aree e denaro necessari alle bonifiche e ai risarcimenti; in caso contrario saremo tutti a richio di gravi difficoltà, sanitarie ed economiche.

    Vi invito a realizzare un’inchiesta, una serie di interviste o un tavolo di discussione proprio su questo tema:
    Si possono sbloccare velocemente i beni sequestrati per dar luogo ai risarcimenti e alle bonifiche, anche facendo ricorso alla Commissione Europea, come altri in Italia hanno già fatto per non farsi schiacciare da leggi sbagliate e vessatorie?

    Un saluto

  • La redazione
    La redazione 21 Ottobre 2014

    Grazie Massimo per il suggerimento del tema da affrontare in una delle prossime inchieste: ne faremo tesoro. Se ci tieni, siamo disposti a riconoscerti la primogenitura sul caso di via Bazzi. Comprendiamo molto meno le tue osservazioni sulla nostra volontà di incensare Toscano ed essere, allo stesso tempo, morbidi con l’Amministrazione. Ma non ce ne facciamo un cruccio: non si può capire tutto. La Redazione.

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