Intervista a Don Gino Rigoldi: «È possibile dare la casa a chi non ce l’ha»

«Guardi che non chiediamo alcun sacrificio a nessuno, anzi pensiamo che con una proposta come la nostra ci possano guadagnare tutti: chi ha alloggi o palazzi abbandonati che vanno in rovina, la città che recupera

, Intervista a Don Gino Rigoldi: «È possibile dare la casa a chi non ce l’ha»

don_gino_rigoldi«Guardi che non chiediamo alcun sacrificio a nessuno, anzi pensiamo che con una proposta come la nostra ci possano guadagnare tutti: chi ha alloggi o palazzi abbandonati che vanno in rovina, la città che recupera spazi e dignità, le persone senza casa che finalmente vedono soddisfatto un diritto fondamentale». Con queste parole don Gino Rigoldi (75 anni), il vulcanico “prete di strada” da sempre in prima linea nella difesa dei diritti dei più deboli, ci accoglie nella sede di Comunità Nuova, la onlus da lui fondata nel 1973. Lo avevamo interpellato qualche giorno prima, per un’intervista sul tema della casa, e don Gino, con la cordialità e la franchezza che lo contraddistingue, ci aveva detto, lasciandoci intendere delle novità: «Venga a trovarmi dopodomani alle 9, ho un’idea a cui stiamo lavorando, che va proprio in quella direzione».

Il diritto alla casa è d’altronde uno dei temi sui cui Comunità Nuova da decenni opera con ostinazione e fantasia.

Una vera ossessione per don Gino e un comun denominatore di tutte le sue attività. Ha iniziato con le strutture per i ragazzi usciti dal Beccaria, poi sono arrivate le comunità alloggio per persone che soffrono di dipendenze da droghe e l’accoglienza di minorenni che non possono stare con le famiglie d’origine. A queste iniziative, più recentemente, con l’incedere della crisi economica e il ritrarsi delle istituzioni che avrebbero dovuto occuparsi di casa, don Gino ha affiancato alle attività “storiche” nuove iniziative. Come l’housing temporaneo, per dare alloggio a persone in difficoltà economica, e Abit@giovani, l’iniziativa che, con il contributo di Aler, che ha messo gli alloggi, e Fondazione Housing Sociale e Investire immobiliare, che hanno messo i soldi e i progetti, sta consentendo a mille famiglie di giovani di acquistare una casa a prezzi molto bassi. E questo, probabilmente, è stato il modello da cui don Gino ha preso l’idea per la sua nuova proposta, che si rivolge stavolta alla numerosa platea di chi cerca casa in affitto, ma non la trova.

«Perché quello che mi fa letteralmente impazzire è che le case ci sono per darle a chi ha bisogno, ci vuole solo più impegno, ottimismo e creatività per trovare soluzioni» ci spiega facendoci strada per condurci nel suo piccolo studio, non senza averci offerto un caffè dalla macchinetta, che poi si rovescerà sui pantaloni, senza comunque mai smettere di parlare, per un’intervista di corsa, fatta di aroma di caffè e concretezza: «Devo poi andare da un istituto di suore – ci spiega a giustificarsi per la fretta – per convincerle a darmi delle case. Devo prepararmi perché le sorelle, si sa, sono le più toste da convincere».

Don Gino, come pensa sia possibile dare una casa a chi non ce l’ha?

«A Milano si contano circa 100mila alloggi vuoti di proprietà pubblica e privata. Una fetta consistente di questo patrimonio non viene abitato perché le proprietà non riescono, in genere per mancanza di soldi e capacità di intervento, a rimetterli sul mercato degli affitti. È possibile cambiare questa situazione: noi abbiamo una proposta concreta che stiamo facendo a soggetti come istituti ecclesiastici, fondi previdenziali, soggetti pubblici e privati, istituti e fondazioni».

In cosa consiste la vostra idea?

«Stiamo proponendo a soggetti pubblici e privati che hanno alloggi abbandonati o da ristrutturare per di darceli in comodato d’uso gratuito per un periodo, almeno di 15 anni. Noi ci occuperemo di sistemarli e poi darli in affitto, a una media di 300 euro al mese per tre locali. Alla scadenza della convenzione con la proprietà ci mettiamo intorno a un tavolo per rinnovarla, su nuove basi. Se la proprietà rivuole l’immobile lo avrà indietro ristrutturato, dovrà solo pagare una quota dei lavori fatti, stabilita precedetemente alla firma dell’accordo. Con un piano del genere avremmo un perfetto equilibrio economico, con anche un guadagno minimo per consentirci nuovi investimenti».

Ci vogliono però molti soldi per iniziare.

«I daneè ci sono: non siamo dei barlafus, come si dice a Milano. Di progetti analoghi ne abbiamo già fatti molti, più di 200, e con successo perché possiamo disporre di fior di manager. Su questa idea in particolare Fondazione Cariplo, Fondazione Housing Sociale, Fondo Immobiliare di Lombardia di Investire Immobiliare hanno mostrato un interesse e disponibilità. Nei prossimi giorni poi incontrerò il ministro Graziano Delrio per discutere su come coinvolgere concretamente nel progetto la Cassa Depositi e Prestiti».

Che risposte avete avuto dai proprietari immobiliari?

« Stiamo aspettando delle risposte dai proprietari immobiliari interpellati. Bisogna avere pazienza e perseveranza. A Milano dicono, “puaritt ma gnucch”. E io gnucco, nel senso di ostinato, lo sono e voglio arrivare in fondo».

Una volta avuti gli immobili, come pensate di gestirli? La trasparenza in questi casi è fondamentale.

«Una volta avuti gli alloggi pubblicheremo online un regolamento, attraverso il quale, nella massima trasparenza, faremo le assegnazioni. Privilegeremo le giovani coppie, il mix sociale e soprattutto la voglia di fare comunità, cioè di fare quello che io chiamo “cortile”.  Insieme all’abitazione vogliamo creare le condizioni per combattere la solitudine e stimolare l’aiutarsi a vicenda, per esempio nell’accudire i bambini o gli anziani, fare la spesa insieme, tenere in ordine i palazzi. Questa è la ricetta migliore per rivitalizzare la città, in particolare in certe zone».

Morosità e abusivismo come li combatterete?

«L’abusivismo non ci sarà, perché gli alloggi ancor prima di essere pronti saranno assegnati, coinvolgendo da subito gli inquilini. L’affitto poi dovrà essere pagato da tutti. Sappiamo che il lavoro oggi è precario, chi non può pagare perché è in difficoltà sarà aiutato con una modalità  di pagamento più agevole, anche a 20 euro al mese, ma tutti devono pagare l’affitto, al limite anche facendo lavori utili per la comunità. Noi dal canto nostro aiuteremo a trovare un lavoro a chi non ce l’ha. Ma, ripeto, non si può rimanere in casa senza pagare, anche per rispetto nei confronti della comunità. Deve essere chiaro a tutti che chi non paga viene buttato fuori».

Cosa intendete con “aiutare a trovare lavoro”?

«Esiste, per esempio un progetto europeo, che si chiama Garanzia Giovani, che in molte parti d’Italia non funziona. In Lombardia hanno aderito solo qualche migliaia di ragazzi, principalmente laureati e diplomati, perché tutta la procedura è online ed è complessa. Un ragazzo di quartiere, se lasciato solo, ha grande difficoltà ad aderire. Vogliamo fare qui in Lombardia come è stato fatto in Trentino, dove Garanzia Giovani ha funzionato. Là hanno fatto centri di raccolta delle adesioni e poi progettato dei percorsi di formazione, anche sulla base delle esigenze delle aziende. Abbiamo parlato con l’assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia Valentina Aprea, per proporci per la creazione di centri di aggregazione sul modello del Trentino, per accompagnare i ragazzi, insieme alla Regione, Fondazione Cariplo e Cna, verso una possibilità concreta di occupazione. Ci sono 50/60milioni di euro di Fondi europei destinati a Garanzia Giovani che se non saranno utilizzati entro fine anno, ci verranno tolti definitivamente. Non possiamo perdere questa occasione!».

L’intervista è finita, in meno di venti minuti don Gino ci ha spiegato tutto, ma ora deve andare, e di corsa. «Scusa, ma ora devo scappare, le suore mi aspettano ed è meglio non farle arrabbiare – ci dice sorridendo –  visto che sono un po’ “tirchiette”. Vienimi ancora a trovare, che parliamo del tuo bel giornale, Milanosud, che seguo sempre».

Lo salutiamo. Grazie don Gino dei complimenti e, soprattutto, del tuo lavoro. Ma non riusciamo a dirglielo: è già andato.

Stefano Ferri

Nasce la Fondazione di don Gino

(maggio 2015)

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

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