Intervista a don Giovanni «Il Campus della Pace quest’anno si rivolge al mondo intero»

“Noi vogliamo premiare, a complemento dell’operato del Nobel per la pace, gli sconosciuti, gli umili, i diseredati che ci passano accanto in silenzio e che magari non sono nemmeno consci che con i propri comportamenti

“Noi vogliamo premiare, a complemento dell’operato del Nobel per la pace, gli sconosciuti, gli umili, i diseredati che ci passano accanto in silenzio e che magari non sono nemmeno consci che con i propri comportamenti virtuosi stanno cambiando il mondo”.

È questa una delle frasi che si possono leggere su www.peacefulact.org e che ben riassume l’ambizioso progetto delle parrocchie di Gratosoglio San Barnaba e Maria Madre della Chiesa, il cui obiettivo – si legge sempre nel sito – è contrastare con i fatti “la rinascita di estremismi e di nazionalismi suscitati e assecondati da una politica gretta e miope”.

Da queste premesse è nata la prima edizione dell’”International Peaceful Act Prize Give Peace a Chance” e il concorso via internet per far conoscere al mondo “le azioni di pace che hanno evitato o ricomposto situazioni di conflitto tra persone, gruppi, nazioni e religioni nel mondo” che troppo spesso rimangono sconosciute a una comunicazione globale che predilige il racconto della negatività e ignora quanto di buono le persone più diverse compiono ogni giorno, nelle avversità e nonostante tutto.

Ideatore e motore dell’iniziativa è don Giovanni, assieme ai giovani delle parrocchie di Gratosoglio e ai volontari «in particolare l’ingegnere Fausto Pasotti – ci tiene a sottolineare il don – che con grande entusiasmo e competenza ha realizzato la piattaforma internet e lanciato la raccolta fondi su Gofundme».

Don Giovanni, come è nato Give Peace a chance?

«Il premio internazionale Give Peace a chance è figlio dei Campus della Pace degli anni scorsi, in cui centinaia di giovani, provenienti dall’Italia e da diversi paesi d’Europa, si sono confrontati sul tema della pace tra di loro e con personalità di spicco (nella foto sopra un’immagine delle passate edizioni – NdR). Quando abbiamo iniziato a pensare al Campus di quest’anno eravamo ancora in piena pandemia, così per superare distanziamento e divieti, abbiamo deciso di andare online e allargare la platea a cui ci rivolgevamo».

Come sarà il concorso?

«Io lo immagino come un ponte tra le nostre periferie e le periferie del mondo intero, attraverso il quale le piccole e grandi azioni di pace possano transitare ed essere conosciute da una platea la più grande possibile, generare fiducia ed essere motivo di ispirazione per essere replicate all’infinito».

Che caratteristiche devono avere i progetti?

«Il portale spiega tutto, modalità di presentazione e caratteristiche degli elaborati, che possono essere presentati sia dagli autori che da quelli che noi chiamiamo Peace Evangelist, cioè coloro che raccontano, perché hanno assistito o preso parte ai progetti di pace».

Esempi?

«Il caricamento degli atti di pace inizierà il 15 luglio, quindi ancora non ci sono esempi “reali”, ma due eventi ci hanno in qualche modo ispirato in questi ultimi mesi. Sono le storie di un gruppo di persone che hanno regalato degli aquiloni a dei bambini di un campo profughi in Siria, per dare loro un segno di libertà, gioco e spensieratezza; e il gesto di solidarietà e fratellanza di una comunità ebraica di una città tedesca, che ha contribuito alla ricostruzione di una rivendita di kebab devastata da estremisti neonazisti, un fatto di pace che smentisce il luogo comune della contrapposizione tra ebrei e musulmani».

Fino a quando si presentano gli elaborati?

«I partecipanti potranno caricare i loro elaborati da metà luglio fino a fine settembre. Intanto stiamo lavorando per una diffusione capillare di Give Peace a Chance. Oltre alle parrocchie, ai soggetti coinvolti e agli amici, abbiamo il sostegno dell’ufficio missionario della Diocesi di Milano, che invierà il progetto agli oltre mille missionari ambrosiani in giro per il mondo. Più persone partecipano e più sarà possibile far emergere i gesti di pace». Come deciderete i vincitori? «Prima di tutto il premio non è in denaro, perché la pace non si può prezzare, ma è un riconoscimento. I vincitori saranno decisi da un Comitato scientifico e un Comitato di saggi molto qualificato. A capo della giuria della commissione finale ci sarà Walter Veltroni, che ha aderito al nostro progetto pienamente e consapevolmente».

Come avverrà la premiazione, sarà in presenza?

«Avverrà a ottobre e, pandemia permettendo, intendiamo invitare tutti i finalisti a Milano. In quell’occasione, oltre alla premiazione dei tre vincitori, contiamo di organizzare un paio di giorni di incontri, tavole rotonde e feste con i giovani della nostra città, riproponendo in parte l’idea del Campus degli anni scorsi».

Don Giovanni (a destra) con i ragazzi volontari di pace a Sarajevo, assieme a Jovan Divjak, scomparso recentemente. Jovan Divjak, ospite e amico dei Campus della pace, è stato un generale serbo dell’esercito jugoslavo, che si schierò in difesa di Sarajevo e dei bosniaci negli anni dell’assedio. Dalla fine della guerra la sua missione è stata ricostruire la convivenza interetnica, religiosa e politica a Sarajevo e nel mondo. Anche quest’anno i ragazzi delle parrocchie di Gratosoglio andranno in Bosnia in un campo profughi vicino a Sarajevo per fare animazione per i bambini.

 

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