Intervista a Erica Arosio, autrice conGiorgio Maimone di “Macerie”, giallo ambientato nella Milano degli anni ’50. Presentazione-Performance al Bellezza il 23 giugno

Torna in libreria con il noir Macerie (edito da Mursia) la collaudata coppia di scrittori Erica Arosio e Giorgio Maimone - entrambi giornalisti, entrambi milanesi - che ha inventato il celebre duo investigativo, Greta e

Torna in libreria con il noir Macerie (edito da Mursia) la collaudata coppia di scrittori Erica Arosio e Giorgio Maimone – entrambi giornalisti, entrambi milanesi – che ha inventato il celebre duo investigativo, Greta e Marlon, protagonisti d’intriganti noir milanesi che sono diventati un piccolo (grande) oggetto di culto per gli amanti del giallo e della città di Milano. E giovedì 23 giugno, dalle ore 19.30 alle 21.30, al Circolo Bellezza, “Macerie di Bellezza” presentazione del libro che non è solo una presentazione, ma una performance, una lettura in verticale che trascina fuori dalle pagine attori, storie, personaggi.

Macerie è il quinto libro della serie dedicata ai personaggi di Greta e Marlon: con Baldini & Castoldi nel 2013 esce Vertigine, ambientato nella Milano del 1958, che dà inizio alla serie ed è il prequel di tutte le loro avventure: ambientata nel momento in cui i due fanno la loro conoscenza. Lei Greta figlia di un illustre avvocato che si sta avviando alla pratica forense, incontra Marlon, 30 anni, ha fatto la guerra, il partigiano, è stato in galera, ha provato col pugilato, fallendo e non ha prospettive nella vita. Sa solo che non vuole fare l’operaio come il padre che si alza alle cinque di mattina per lavorare al primo turno all’Innocenti e come botta di vita il sabato alla balera dell’Ortica con la sua Teresa.

Greta e Marlon si troveranno a confrontarsi con una faccenda sempre più complessa, dai contorni sempre più torbidi. Riflessa come in uno specchio deformante nella voce fuori campo, quella della Bestia che semina indizi inquietanti. E rimane nell’ombra. Macerie non è solo un noir sulla prostituzione, è anche uno scavo nella società degli anni ‘50 che nasconde ambienti sordidi, segreti indicibili dietro la coltre del perbenismo più borghese. Un romanzo che, ci porta a comprendere quando l’innocenza finisce. E l’erotismo diventa perversione. Un intreccio appassionante che, senza lasciare un attimo di tregua, anche grazie al ritmo veloce e sincopato che pervade la scrittura per niente estranea a ritmi cinematografici (da autentici appassionati di cinema), con brevi capitoli, ben calibrati, che mette in scena vizi e virtù di una certa epoca che poi a guardar bene sono sempre gli stessi dei nostri giorni. E un finale: catartico e amaro al tempo stesso. Non vi è la vittoria del bene, il trionfo della ratio, come sovente accade nei gialli classici, anche alla fine del caso, lascia comunque l’amarezza, l’odore acre della sconfitta.

La storia

Milano, 3 dicembre 1950. Viene uccisa una prostituta. La Gilda, quella che lavorava all’Innocenti, a Lambrate. Poi era andata via, e faceva la vita. Nei bordelli. L’hanno trovata in un prato di periferia. Strangolata. Forse con una sciarpa di seta. È la quinta. Avevano fatto la stessa fine anche la Leonora, Amalia, Lia, Aida, Giselda. E poi verranno uccise anche la Margherita del Giambellino e l’Elvira, all’Orto Botanico. Ma la Polizia non se ne interessa. Le prostitute non valgono niente. La notizia di una prostituta uccisa è di quelle che scorrono veloci nei giornali: poche righe, delitto irrisolto, caso chiuso. Una di meno. Tutto intorno, le macerie della guerra deturpano ancora Milano: le case crollate, la miseria delle periferie e del vizio, e allo stesso tempo incalzata dalla speculazione edilizia, spinta dalla “foga della ricostruzione, una città che ha fretta, vuole ripartire, vuole crescere”. Chi c’è dietro questi omicidi? Spetterà a Greta Morandi giovane avvocato penalista con il suo assistente investigatore Marlon, al secolo Mario Longoni, un marcantonio di 90 chili scoprirlo (non sfigurerebbe seduto al bancone con il solitario Philip Marlowe creato da Raymond Chandler), spezzando la rete di omertà che il potere stringe attorno al caso. Mentre alla Scala fervono i preparativi per il debutto dell’Otello.

Intervista a Erica Arosio

Partiamo dal titolo. Macerie

«Nel 1950 Milano era in macerie. Macerie fisiche e macerie sociali, culturali e morali. Milano era stata la città più bombardata d’Italia. Il primo bombardamento 5 giorni dopo lo scoppio della guerra e l’ultimo solo 15 giorni prima del 25 aprile 1945, per un totale di oltre 2.000 missioni aeree. Le macerie sono tanto quelle fisiche, le ferite lasciate dalla guerra, quanto quelle sociali, morali. Nel 1950 l’anno in cui abbiamo ambientato Macerie, Brera era il quartiere a luci rosse. Nel momento di maggiore successo si era arrivati a contarne una decina, fino alla entrata in vigore della legge Merlin nel 1958 in cui i bordelli italiani ebbero l’obbligo di chiudere. Attorno al Bottonuto invece quelli più economici e con meno.

Le prostitute guadagnano più degli operai e in fabbrica. Basta dire di sì e non pensare. Agli orrori che si nascondono dietro le porte chiuse. Su questo stato di fatto reale, partendo da dati di cronaca precisi, abbiamo impiantato la nostra trama gialla: un misterioso individuo fa strage di prostitute, ma nessuno se ne preoccupa. Se non Marlon e Greta. Macerie su cui ricostruire. Come sempre succede dopo una guerra. È un invito a non cedere mai, rimboccarsi le maniche e ripartire. Vuole ripartire ricostruendo palazzi, e speranze».

Da dove nasce la voglia di raccontare quel periodo?

«L’esigenza alla base del nostro raccontare è sempre la stessa: preservare la memoria. Memoria significa capire da dove veniamo e non dimenticare mai quello che si era, e che ha portato a quello che siamo oggi. Parlo di memoria e non di nostalgia. Ogni periodo porta in sé luci ed ombre. Non si può rispondere che è meglio la Milano del 1950 da quella attuale, ma nemmeno viceversa. Era una Milano tetra, con una divisione in classi molto marcata. Una Milano dove i poveri stavano male davvero e i ricchi vivevano una vita del tutto diversa».

Il vostro romanzo, come i precedenti che vedono Greta e Marlon in azione, è molto cinematografico. C’è il progetto di trasformare la loro storia in una fiction?

«Purtroppo, non abbiamo nessun contatto diretto. Peraltro, se qualcuno volesse, sappia che siamo molto interessati».

Milano è la protagonista dei vostri romanzi. Come siete riusciti a rendere le atmosfere di allora dimostra un grande lavoro di ricerca

«La scrittura si nutre di memoria e di fantasia. Una parte è storica, una è inventata e l’intreccio credibile dei due aspetti è la sfida. E poi abbiamo dato solo fiato ai ricordi. Ai nostri e a quelli dei nostri genitori. In realtà non stiamo parlando di secoli fa, ma di un periodo in cui noi, anche se piccoli, c’eravamo già.

Diciamo che ci siamo ispirati ai nostri genitori, ai loro racconti, ai loro amici, a quello che vedevamo attorno a noi allora».

Com’è cambiata Milano dal 1950 a oggi?

«Abbiamo conosciuto una Milano operaia, una Milano dei professionisti, una Milano di chi lavora nella finanza, una Milano di Berluscones e di paninari. Ma esiste anche una Milano alternativa, sotto pelle, vivace e generosa. Ora le fabbriche non ci sono più: in compenso c’è un ristorante a ogni angolo di via, col suo bel dehor (ride – Ndr), unico lascito piacevole della pandemia. Ci sono nuovi grattacieli, Milano cambia sempre. Si trasforma, muta forma, si adatta alle esigenze: commerciali, industriali e, da qualche anno, perfino turistiche. Il suo centro è ovunque, in una fuga prospettica sterminata di storie. Tutto è da rifare e ricostruire, diceva Antonio Greppi, primo sindaco di Milano dopo la Liberazione. Di fronte a questa sfida, anche oggi, è impossibile scappare. L’unica alternativa a Milano è una nuova Milano».

Qual è l’anima di Milano che più ti piace?

«L”operosità milanese e lombarda, perché a parole ci lamentiamo ma continuiamo sempre a lavorare. Il senso pratico, quel fare che a volte viene quasi prima del pensare. Di sicuro, a Milano c’è posto per tutti.

Ce n’è sempre stato. Dalla Milano dei meridionali a quella dei cinesi. Milano metabolizza tutto, in una forma che possiamo tranquillamente definire accoglienza. Senza smancerie. Alla milanese, appunto».

Da dove nasce questo amore per il giallo e il noir?

«Ereditato dalla mamma che aveva sempre un giallo sul comodino. Da lettrice mi divertono e mi piacciono anche al cinema, mi affascinano le atmosfere torbide dei noir, mi diverte l’aspetto matematico enigmistico del giallo. Da scrittrice mi torna utile, ti obbliga alla disciplina, con regole da rispettare: un inizio che acchiappa, almeno un delitto, qualcuno che indaga, un intreccio articolato, frequenti colpi di scena e una soluzione».

Perché la scelta di scrivere a quattro mani?

«È stato un caso. In realtà è tutto assai più semplice: scrivere in due è molto più divertente che scrivere chiusi in una solitudine creativa. Basta fidarsi dell’altro e non avere gelosie di nessun tipo. In sintesi: ideazione comune, scrittura individuale, revisione condivisa. Scrivere in due è un arricchimento reciproco, un aiuto a porre più attenzione, la possibilità di avere al fianco un lettore attento che vede quello che tu non vedi. E un evidente vantaggio: hai immediatamente un lettore molto interessato a quello che hai scritto. Ed è sempre possibile scambiarsi un capitolo, quando si intuisce che all’altro dei due verrebbe meglio. Infine, abbiamo la possibilità di mettere a fuoco due sensibilità: maschile e femminile, senza che necessariamente corrispondano al nostro genere natale».

Vertigine, pubblicato nel 2013, dà inizio alla saga. Perché il serial?

«Ci siamo molto affezionati ai nostri personaggi. Arrivati alla fine del primo libro ci siamo detti: ma ora che sappiamo tutto di questi personaggi, possiamo lasciarli così? E la risposta è stata, inevitabilmente, no. Siamo arrivati alla quarta indagine e che si sappia in giro Greta e Marlon stanno già lavorando ad una nuova».

C’è già qualcosa di nuovo che bolle in pentola?

«Macerie è molto recente. Abbiamo messo la parola fine a febbraio. Però c’è già una nuova storia che ci urge dentro: si intitola Mannequin si svolge nel 1965. Sempre con Marlon e Greta, ma anche con qualche personaggio nuovo. Una famosa stilista italo-americana arriva a Milano per le sfilate, in coincidenza col concerto dei Beatles a Milano e… ma le trame si possono raccontare?».

Responsabile rubrica Psicologia su donneinsalute.it; da free lance ha collaborato con le maggiori riviste femminili (Anna, Donna Moderna, La Repubblica delle donne, Glamour, Club 3). È stata redattore del mensile Vitality di Psychologies magazine e Cosmopolitan, occupandosi di attualità, cultura, psicologia. Ha pubblicato le raccolte di poesie “Come un taglio nel paesaggio” (Genesi editore, 2014) “Sia pure il tempo di un istante” (Neos edizioni, 2010).

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