Intervista a Irene Tinagli, deputata europea e presidente della Commissione Problemi Economici e Monetari: «Primo obiettivo: una politica estera europea comune»

Irene Tinagli, deputata europea e presidente della Commissione Problemi Economici e Monetari del Parlamento Europeo, la sua posizione sull’invasione dell’Ucraina ce l’ha raccontata in prima persona. È stato l’8 maggio scorso, al pranzo solidale a

Irene Tinagli, deputata europea e presidente della Commissione Problemi Economici e Monetari del Parlamento Europeo, la sua posizione sull’invasione dell’Ucraina ce l’ha raccontata in prima persona. È stato l’8 maggio scorso, al pranzo solidale a favore dei profughi ucraini, organizzato dal nostro giornale alla parrocchia dei SS Pietro e Paolo ai tre Ronchetti. Solidarietà convinta e aiuti a Kiev che l’eurodeputata ed economista del Pd, ripete ora, commentando il voto del Parlamento Europeo che quasi all’unanimità ha approvato la risoluzione che concede a Ucraina e Moldavia lo status di Paesi candidati all’adesione all’Ue.

«Quello che è uscito dalla plenaria è molto di più di un voto, seppure netto, emozionante e storico – ha spiegato l’eurodeputata –. È la risposta del Parlamento Europeo a quei Paesi che guardano all’Europa per il proprio futuro, e non alla Russia di Putin. Sono le braccia europee che si vogliono aprire per iniziare un percorso, insieme, per rafforzare democrazia e diritti di tutti. Gli eurodeputati hanno detto ai popoli Ucraina e della Moldavia: “Vi vediamo, vi ascoltiamo, ci siamo”».

Quali sono ora i passi che dovranno affrontare i governi moldavi e ucraini per entrare nella Ue?

«Si tratta di un processo molto lungo. Attribuito lo status di paese candidato, la Commissione deve avviare i negoziati per la verifica del rispetto dei Criteri di Copenaghen, che determinano i requisiti in tema di diritti umani, economia, giustizia, media, istituzioni democratiche per poter entrare a far parte della Ue. Esaminato ognuno di questi capitoli da parte di commissioni di esperti e poste in essere le eventuali riforme, la Commissione farà una valutazione generale e, se positiva, una proposta al Consiglio Europeo per l’ingresso nella Unione Europea del paese candidato. La proposta, accettata all’unanimità dal Consiglio, deve essere poi approvata dal Parlamento e, infine, il trattato ratificato dai parlamenti degli stati membri. È un percorso che può durare anche molti anni e nel caso dell’Ucraina, considerata la guerra in corso, sarà certamente più problematico, ma è stato importante avviarlo, per determinare una road map e dare un segnale preciso».

L’Unione europea, già adesso a 27 stati, sconta problemi derivanti dalla sua complessità istituzionale. A suo parere, quali riforme sarebbero necessarie per rendere le decisioni più efficaci e tempestive?

«Indubbiamente la riforma principale è quella di limitare il più possibile il ricorso al voto unanime per adottare decisioni. Un criterio che è servito in passato per rassicurare i paesi più piccoli, ma che ora è un ostacolo pesantissimo sull’efficacia dei processi decisionali europei. È difficile pensare a ulteriori allargamenti dell’Unione Europea, mantenendo l’attuale architettura istituzionale».

Quali azioni dovrebbe fare l’Europa per non rimanere schiacciata dai nuovi blocchi politici, economici e militari che si stanno costituendo?

«Ci sono tre ambiti su cui si deve intervenire urgentemente. ll primo è quello della politica estera. Dobbiamo superare gli interessi particolari e avere una politica estera comune, basata su un’unica visione, forte e autorevole, e un unico rappresentante. Durante la crisi provocata dall’invasione dell’Ucraina da parte di Putin abbiamo assistito a una serie di incontri bilaterali: questa situazione deve essere superata il più presto possibile. Altra riforma necessaria è il bilancio europeo. Oggi l’Europa non ha risorse, può contare solo sull’1% del Pil europeo, che è pochissimo e si basa per la gran parte sui contributi che gli stati membri, di volta in volta determinano. Se l’Europa vuole essere una potenza globale deve avere più risorse, una capacità fiscale e bilancio propri, per far fronte alle emergenze, senza dovere ogni volta chiedere risorse agli stati membri. E poi, una volta definita la politica estera comune e un bilancio proprio, dobbiamo creare un esercito europeo».

Prima la pandemia e ora la guerra stanno frenando la ripresa economica, aumentando l’inflazione e creando povertà. Come presidente della Commissione per i Problemi Economici e Monetari, quali sono le azioni che avete intrapreso?

«Il primo obiettivo che ci siamo posti come Commissione è stato quello di rendere possibile che i singoli stati membri avessero i margini per intervenire a sostegno del potere di acquisto delle famiglie. La proroga della clausola di salvaguardia sul Patto di stabilità va in questa direzione, così come la revisione del sistema degli aiuti di stato, per consentire ai governi di dare un sostegno alle imprese, in particolare quelle energivore. Allo stesso tempo lo sforzo di tutti deve essere massimo affinché le decine di miliardi contenuti nel Recovery siano investiti in modo rapido ed efficace, in modo da sostenere l’economia reale. Stiamo lavorando anche a nuovi strumenti europei, come Repower Eu, un pacchetto di cui si discuterà in Consiglio e Parlamento a settembre, il cui obiettivo è mettere a disposizione degli stati un sostegno per accelerare la transizione energetica e raggiungere un’autonomia che ci distacchi dalla Russia di Putin e dai suoi ricatti, creando le condizioni per un’Europa forte e indipendente».

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

Recensioni
NESSUN COMMENTO

SCRIVI UN COMMENTO