Katia Figini: «Corro nei deserti per combattere la violenza sulle donne»

Sul suo sito si legge: «Torno subito… vado a prendere i miei sogni». È Katia Figini, campionessa mondiale di corsa estrema che, per seguire la sua passione, ha lasciato nel 2002 il posto fisso a

, Katia Figini: «Corro nei deserti per combattere la violenza sulle donne»

katia-figiniSul suo sito si legge: «Torno subito… vado a prendere i miei sogni». È Katia Figini, campionessa mondiale di corsa estrema che, per seguire la sua passione, ha lasciato nel 2002 il posto fisso a Smemoranda, e ha cominciato a correre, correre sul serio, attraversando deserti dell’Africa, di Sud America, Nord America, Oceania e Asia percorrendo centinaia di chilometri, a tappe (da 60 a 100 km) e, spesso, in completa autosufficienza. Ma, come se questo non bastasse a riempire una vita, Katia, dopo aver attraversato un villaggio poverissimo in Mali, dove decine di donne la guardavano sbalordite, ha deciso di fare di più e ha fondato il progetto Run for Women (R4W). Una campagna di sensibilizzazione, estesa a tutto il mondo, per combattere la violenza sulle donne, amara realtà dei nostri giorni.

Katia, perché Run for Women?

«Ho creato Run for women, perché con la mia attività sportiva voglio portare l’attenzione dei media sulla violenza sulle donne, che esiste anche in paesi al di sopra di ogni sospetto. Essere donna può essere molto difficile: violenza, conflitti, malattie, persecuzioni, sottomissione e oppressione caratterizzano la condizione femminile in ogni parte del mondo. Non sono certamente problemi di facile soluzione, ma colpisce il livello di disattenzione verso le donne che vivono (o purtroppo, spesso, muoiono) in situazioni di estremo disagio».

Quando hai iniziato a correre?

«Da piccola mi piaceva già moltissimo, poi nell’adolescenza ho praticato il karate, anche a livello agonistico, ma alla corsa ci sono arrivata iniziando gradualmente, fino a quando, nel 2002 ho capito che era ciò che volevo davvero fare e ho lasciato un lavoro “normale”».

Ti alleni molto?

«Mediamente mi alleno sei giorni alla settimana. Contrariamente a quanto si pensi, l’allenamento non sta nella quantità delle ore ma nella loro qualità, tranne ovviamente nei periodi precedenti gli obiettivi più importanti, come quando devo attraversare un deserto e allora intensifico l’attività».

Cosa significa correre nel deserto?

«Il deserto tira fuori tutto di una persona, è introspettivo e mistico, offre l’opportunità di ascoltarsi tanto, e di misurarsi. Ad esempio nelle gare in autosufficienza hai tutto sulle spalle, perché l’organizzazione fornisce solo le tende per dormire e l’acqua nei checkpoint. Quando corri nel deserto comprendi che devi solcarlo con umiltà, il passo non deve violare la sua grandiosità, è come se ogni volta gli chiedessi il consenso a varcarlo».

Hai attraversato molti deserti, cosa ti ha colpito di più?

«I bambini, ad esempio che litigavano per avere una bottiglietta dell’acqua ma non per berla, bensì per la possibilità di possedere un contenitore con cui raccogliere acqua al pozzo. E poi le donne, il loro sguardo, così diverse e stupite nel vedere una donna correre. E ancora la condivisione con altre popolazioni, che ti consente di imparare ad accettare culture diverse dalla nostra, le religioni e i ritmi di vita».

Hai mai avuto paura durante le tue corse?

«No, quasi mai. Quando ho incontrato degli ostacoli, come in Bolivia o nel deserto in Oman, li ho sempre superati. Certo possono capitare “alcune avventure”, come quella notte in cui vidi due occhi che mi fissavano: ero in Namibia, e temetti fosse un ghepardo o una belva simile…».

Qual è la prossima sfida sportiva che ti aspetta?

«Ne ho diverse, dipenderà molto dalle situazioni internazionali poiché in molti paesi dove vi sono i deserti ci sono difficoltà a causa di guerre e dei visti di ingresso da ottenere; probabilmente mi dirigerò in Sud America, forse in Patagonia».

Quali atleti in gara ammiri di più?

«Nelle gare deve sempre predominare la sportività. In questo gli americani sono davvero bravi, perché sanno ammirare ciò che sai fare e non conoscono l’invidia».

Daniela Vasarri

Gli ultimi successi

Katia è nata nel 1975, milanese, vive dal 2009 in un borgo di cinquecento persone, tra i campi dove si allena. È cintura nera II dan e oltre a correre svolge, con il compagno, attività di personal trainer ed è socia di una società di antifurti satellitari.

Negli ultimi due anni ha partecipato alle seguenti gare:
2014 – 1ª Classificata (2ª assoluta), Deserto Salar de Uyuni, Bolivia – 170 km in 6 tappe in autosufficienza (3800/4000 mt. di quota)
2014 – 1ª Classificata (5ª assoluta), Repubblica Dominicana 100km in 5 tappe
2013 – 1ª Classificata (6ª assoluta), Grand Canyon – 273 km in autosufficienza
2013 – 1ª Classificata – Trail di San Zaccaria – 25 km D + 1500 mt 2012 – 1ª Classificata (2ª assoluta), 100 km no stop nel deserto Sahara Tunisino
2012 – 1ª Classificata (5ª assoluta), deserto della Giordania – 250 km in autosufficienza D+ 5500 mt.

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

Recensioni
NESSUN COMMENTO

SCRIVI UN COMMENTO