Majorino, le proposte del candidato “senza santi in paradiso”

È di sinistra, ma piace anche ai renziani. Ha avuto l’appoggio di Sel, ma i suoi colleghi di giunta del partito di Vendola stanno con Sala o, come la Balzani, all’ultimo si candidano sostenute da

, Majorino, le proposte del candidato “senza santi in paradiso”

MajorinoÈ di sinistra, ma piace anche ai renziani. Ha avuto l’appoggio di Sel, ma i suoi colleghi di giunta del partito di Vendola stanno con Sala o, come la Balzani, all’ultimo si candidano sostenute da Pisapia. È Pierfrancesco Majorino, attuale assessore alla Politiche sociali, candidato alle primarie sin da quando ancora si discuteva se farle o no, amatissimo da collaboratori e terzo settore, meno dai vertici milanesi del Pd e dall’influente sinistra radical-chic milanese. Insomma un candidato senza santi in paradiso, ma con un seguito popolare che il 6 e 7 febbraio potrebbe fare la differenza. Soprattutto se le convincenti performance di queste settimane nei dibattiti con gli altri candidati abbatteranno gli steccati degli schieramenti. Non a caso Pier ci spiega: «sono una persona di sinistra, non è che smetto di essere tale perché ho bisogno dei voti. Ai sostenitori di Renzi dico: scegliete me per la città, non per gli equilibri di vertice».

Majorino ci accoglie nella pausa pranzo nella sede del Comune di largo Treves. Poco sorridente come suo costume – i consulenti di immagine, se li ha, dovrebbero fargli fare un corso di public relations – non mette certo a proprio agio. Ma quando ci dice che conosce molto bene il nostro giornale – «è il più diffuso» afferma – e che le testate locali «sono importantissime» almeno noi, rinfrancati, sorridiamo. E seguendo il canovaccio dell’articolo “Elezioni #Milano2016, cinque impegni per le periferie”, pubblicato sul numero scorso del nostro giornale, iniziamo l’intervista.

Quartieri popolari, come si affronta il problema dello stato di immobili e alloggi, delle case sfitte, delle occupazioni, delle liste di attesa e delle risorse necessarie per intervenire velocemente?
«La sistemazione dei quartieri popolari è l’emergenza sulla quale verrà giudicata la prossima  amministrazione. Il mio impegno è arrivare, entro il 2021, ad assegnare tutti gli alloggi sfitti di Aler e MM e portare alla normalità le liste di attesa. Insieme al lavoro sugli edifici bisogna lavorare con le politiche sociali: servono servizi di prossimità e serve un sostegno ancora più efficace all’assistenza domiciliare. Serve anche un po’ di fantasia, per creare nei quartieri un’offerta eccellente anche di carattere culturale. Per esempio noi abbiamo case popolari in cui, secondo me, potremmo organizzare facilmente micro cineforum e altre iniziative».

Sì, ma come fare, stiamo parlando di 9.500 alloggi sfitti e 21mila persone in lista di attesa per una casa popolare…
«Almeno 2mila alloggi, quelli in condizioni migliori, possono essere dati ai cittadini nello stato di fatto. Gli inquilini si fanno carico degli interventi necessari e i costi vengono scalati dall’affitto. Poi con un patto con fondazioni e terzo settore si possono creare sinergie per intervenire su un’altra quota di appartamenti. Per gli alloggi rimanenti le risorse, oltre che nel bilancio, nei bandi europei e nei progetti dello Stato, si possono trovare vendendo quote di partecipazione del Comune nelle aziende pubbliche, a patto di mantenerne il controllo».

Ci sono migliaia di persone che non pagano l’affitto e altrettanti alloggi occupati abusivamente, con loro che facciamo?
«Per queste situazioni ci vuole un piano mirato di sgomberi, che distingua caso per caso chi è in stato di necessità da chi non lo è».

Per trovare risorse si parla di vendere lo stadio, è d’accordo?
«Sono d’accordo. Lo stadio lo possiamo vendere a Inter e Milan. Le risorse però, 60/70 milioni almeno, devono andare tutte per il recupero delle strutture e rilancio dell’offerta pubblica per lo sport e l’animazione a Milano. Se sarò sindaco realizzeremo il più grande intervento di questo tipo mai fatto e con esso contribuiremo in modo determinante alla crescita e riqualificazione delle periferie».

In alcuni quartieri la presenza di stranieri è preponderante e questo, talvolta, è un problema…
«È vero, in alcuni quartieri c’è una concentrazione molto alta di migranti, perché si tratta di famiglie con reddito basso e molti figli, ma questo, a mio parere, è un falso problema. Piuttosto si deve aumentare l’offerta di alloggi pubblici».

Ha detto in un’intervista che Gabriele Rabaiotti, attuale presidente della Zona 6, potrebbe fare il city manager della casa, conferma?
«Confermo, Rabaiotti ha le competenze, le capacità e la sensibilità giuste per essere una sorta di city manager straordinario per gestire questo enorme intervento sui quartieri popolari».

A proposito di migranti, la Casa dell’accoglienza di via Saponaro è una presenza indigesta per molti abitanti di Gratosoglio, se sarà sindaco interverrà?
«Spostare la Casa dell’accoglienza dal centro in via Saponaro è  stata una sciagura della Giunta Moratti. Come Amministrazione abbiamo diminuito significativamente la presenza degli ospiti, il problema ora è la mensa. Ritengo che da lì vada spostata e va fatto prima delle elezioni».

Lei ha parlato di introdurre il reddito di cittadinanza, come pensa di realizzarlo? Non crede che si majorinintratti di una misura “Poco milanese”?
«Sono convinto che in questo paese esista un enorme problema di povertà. Il grande errore della classe politica italiana è di non essere mai stata in grado di mettere in campo misure strutturali di sostengo al reddito. Per questo, in attesa di un provvedimento nazionale, a Milano possiamo avviare un provvedimento di questo tipo. Sono necessari 50 milioni di euro all’anno e si possono trovare. 27 sono quelli che già il Comune stanzia ogni anno, a cui si possono aggiungere 10-11 milioni dalla legge di Stabilità per interventi sulla fragilità sociale. Il resto, circa 12, devono essere trovati nel bilancio attuale, con scelte politiche precise. Magari tagliando le consulenze e operando con la razionalizzazione delle spese, come è stato fatto in questi anni, per fare fronte ai tagli dei trasferimenti dello Stato».

Parliamo ora di Ambiente. Come è possibile tutelare il Parco Sud dagli scarichi abusivi, promuoverlo e renderlo fruibile dai cittadini?
«Il tema del verde e della valorizzazione delle aree agricole per me è cruciale, tanto è vero che ho appena presentato un programma pluriennale di interventi che pone come obiettivo temporale il 2040, per fare di Milano una città a emissioni zero. All’interno di questa cornice il mio impegno è fermare il consumo del suolo e avviare una un’azione decisa, con più controllo e maggiore durezza, per impedire le discariche abusive di rifiuti».

Molte cascine, sia di proprietà pubblica che privata, sono da sistemare, lo farà?
«Per il recupero edilizio delle cascine ci vuole un grande patto con la Regione Lombardia e sono convinto che su questo tema ci possa essere una intesa bipartisan».

Porterà bike sharing e piste ciclabili anche periferia? Saranno eliminate le tariffe differenziate del car sharing?
«Bike sharing e car sharing devono essere potenziati e arrivare in tutte in periferie e le tariffe devono essere uguali per tutta la città. Si deve sviluppare la rete delle piste ciclabili, anche con lavori meno impegnativi, da un punto di vista economico. Ritengo che spesso sia sufficiente colorare le piste sulla carreggiata. In questo modo si spenderebbe di meno e si  potrebbero collegare gli spezzoni di piste esistenti e disegnare dei percorsi completi di attraversamento della città».

Aumenterà il biglietto Atm?
«Il biglietto Atm non deve aumentare. Si deve inoltre ripristinare l’abbonamento mensile per i pensionati  a 16 euro e introdurre la gratuità per i genitori che portano i figli a scuola».

La prossima legislatura vedrà la trasformazione delle Zone in municipi, quali pensa debbano essere le funzioni che dovranno avere?
«I nuovi municipi devono avere competenze chiare e risorse assegnate attraverso un bilancio proprio. Secondo la mia visione dovranno occuparsi direttamente di socialità, attività dei quartieri, di alcuni settori  dei lavori pubblici, del sostegno all’associazionismo, oltre che avere la responsabilità diretta delle attività di manutenzione di strade, verde ed edifici pubblici».

MajorinoFerriUltima domanda, come fare delle periferie dei luoghi belli e piacevoli in cui vivere?
«Io cito a esempio quello che è successo in viale Ortles, intorno alla Casa Jannacci, dove Comune, aziende private come Zetaservice e Smemoranda, cittadini hanno lavorato insieme per fare più bello questo pezzo di città. Accanto poi sono cresciuti altri progetti importanti, su tutti Fondazione Prada. Dobbiamo operare ovunque in questo modo, per dare nuovo e nuova vita alla città».

Per esempio, come?
«Seguendo questa logica se sarò sindaco individueremo 100 spazi pubblici che daremo gratuitamente per 5 anni ad aziende di giovani o meno giovani, che vogliono sviluppare la loro idea imprenditoriale. Alle start up daremo un finanziamento di 10mila euro per avviare le attività».

L’intervista è finita. Prima di uscire gli chiediamo cosa lo distingue dalla candidata Balzani, con cui si divide i consensi a sinistra: «Mah, io ho presentato la candidatura a luglio, ho dato vita a relazioni con la città, a comitati territoriali e tematici, ho detto quello che penso. Poi molto dopo c’è stata la candidatura di Francesca Balzani che fino a fine novembre mi aveva sostenuto e stimolato a candidarmi. Dal punto di vista programmatico recentemente ha detto che non si riconosce nelle mie proposte politiche. Quindi non voglio far polemica, ma è una domanda che va rivolta a lei».

Stefano Ferri

illustrazioni: Portos

Foto: Saverio Paffumi

(gennaio 2016)

 

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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