INTERVISTA a Pierfrancesco Maran, assessore a Urbanistica, Verde e Agricoltura:«Nel sud Milano è in atto un grande fenomeno di riqualificazione»

Il sud Milano, nonostante la pandemia, è l’area della città più in trasformazione. Lo vedono gli abitanti, lo dicono gli indicatori economici e ce lo conferma l’assessore all’Urbanistica, Verde e Agricoltura, Pierfrancesco Maran. «Se negli

Il sud Milano, nonostante la pandemia, è l’area della città più in trasformazione. Lo vedono gli abitanti, lo dicono gli indicatori economici e ce lo conferma l’assessore all’Urbanistica, Verde e Agricoltura, Pierfrancesco Maran. «Se negli anni scorsi abbiamo soprattutto assistito a trasformazioni urbane collocate nel nord della città, ora siamo di fronte a un fenomeno nel sud Milano – spiega l‘assessore, profondo conoscitore della città, in giunta anche con il sindaco Pisapia, con le deleghe a Mobilità e Ambiente –. In quest’area della città ci sono moltissimi interventi, dalla riqualificazione delle aree urbane, in cui saranno realizzate le fermate della linea M4, allo Scalo Romana e piazza Trento, agli immobili abbandonati in viale Umbria ora oggetto di intervento, al Consorzio agricolo di Ripamonti e a tutta la partita di Symbiosis, all’ex cinema Maestoso, Rogoredo e Santa Giulia. Siamo convinti che anche per l’ex provveditorato di via Ripamonti presto arriverà una proposta di recupero».

L’obiettivo del Comune, ci spiega l’assessore, è fare in modo che gli effetti socio economici degli interventi sui siti interessati più direttamente, arrivino anche nelle aree limitrofe e poi in tutto il sud Milano. E ci cita un esempio: «Come Comune in via Sile, zona Corvetto, abbiamo acquistato un immobile che sarà sede di uffici comunali e dalla primavera ospiterà circa mille dipendenti. Questo metterà in moto un cambiamento positivo sul territorio e auspichiamo indurrà anche la Regione, in una sorta di competizione positiva per migliorare la città, a sistemare le case Aler prospicienti». E proprio dalla notizia su via Sile è nata l’idea di intervistare l’assessore Maran sul sud Milano. Ascoltiamolo.

Scalo Romana, sono iniziati i lavori, cosa si sta facendo?

«Comune, Ferrovie e Covivio, la nuova proprietà, stanno lavorando parallelamente affinché l’area dello Scalo ferroviario di Porta Romana sia pronto nel suo complesso entro le Olimpiadi invernali del 2026, per ospitare il Villaggio olimpico, che subito dopo le competizioni sarà trasformato in residenze universitarie e housing sociale. Sono in corso le bonifiche, è in predisposizione il progetto del seminterramento della linea ferroviaria, si sta la- vorando all’ammodernamento della Stazione ferroviaria di Porta Romana».

Cosa succederà dopo che sarà proclamato a inizio aprile il vincitore del concorso internazionale per la progettazione dello Scalo?

«Come per lo Scalo Farini, il masterplan verrà scelto da una giuria e sottoposto a un dibattito pubblico e al parere dei municipi. In modo da avere le osservazioni prima dell’approvazione definitiva. Poi la proprietà partirà con i lavori per il Villaggio olimpico, i servizi, le residenze, le infrastrutture e per la realizzazione del parco, che coprirà il 50 per cento della superficie».

A nord dell’area dello Scalo c’è anche piazza Trento, che sarà riqualificata e vedrà sorgere la Torre di A2A…

«A2A vuole insediare in una torre di 150 metri su piazza Trento tutti i suoi uffici cittadini, una novità per il sud Milano, che siamo convinti non sarà l’unica. Io credo che rispetto alla proposta di A2A si debba lavorare molto di più e meglio sull’integrazione tra piazza Trento, via Crema e tutta l’area che arriva fino a Porta Romana. Si tratta di vie che sono già oggi tra le più belle della città e possono diventarlo ancora di più, rendendole un simbolo della Milano del prossimo quinquennio, come è stato per il quartiere isola dopo la riqualificazione di Porta Nuova. A mio parere il progetto deve valorizzare i percorsi pedonali, garantendo alternative di sosta attraverso strutture dedicate in piazza Trento e mantenendo e preservando, il bel tessuto commerciale esistente (a questo proposito è stato previsto, anche a seguito delle osservazioni al progetto arrivate dal Municipio 5 e dalla Direzione Urbanistica del Comune, un incontro pubblico online il 26 gennaio – NdR)».

Quando inizieranno i lavori per la torre di A2A?

«Sono già in corso le demolizioni propedeutiche, ci sono quindi tutte le condizioni per avviare i cantieri entro quest’anno».

A che punto è il lavoro sugli altri scali ferroviari del Sud Milano?

«Quello più avanzato è lo Scalo di Rogoredo, che ha avuto recentemente un cambio di proprietà. Offrirà appartamenti a costi accessibili e sono convinto che nel prossimo quinquennio verrà realizzato. Una delle cose di cui sono più contento in questi anni è che siamo riusciti a trasformare il Boschetto della droga in un parco frequentabile da tutti. A Santa Giulia sorgerà uno stadio del ghiaccio per le olimpiadi e nella vecchia Rogoredo ci sarà un campus per il Conservatorio. Gli interventi a verde sullo scalo San Cristoforo, che è finanziato con gli oneri dello Scalo Farini, partiranno quest’anno. Sullo Scalo di Porta Genova stiamo facendo delle riflessioni. Il progetto originario prevedeva la dismissione della linea ferroviaria, ma ora stiamo valutando se mantenerla al- meno per alcuni anni e procedere per lotti».

MOBILITÀ, MM E TRAM 24

C’è una linea ferroviaria dismessa tra Rogoredo e Chiaravalle, da tempo si parla di farne una pista ciclabile: è la volta buona?

«È indicato nell’accordo di programma degli Scali che le ferrovie si impegnano a cedere e mantenere 200mila metri a verde intorno a binari, tra questi c’è anche la ex ferrovia di Chiaravalle, che verrà riqualificata con gli oneri di Scalo Romana, quindi nei prossimi anni».

Il grande sviluppo di quest’area però rischia di mettere in crisi il trasporto pubblico. Si era parlato di una nuova linea metropoli- tana…

«Intanto ricordiamoci che la Circle line che stiamo realizzando offrirà un servizio di trasporto pubblico importante, con la nuova stazione Tibaldi, la riqualificazione della Stazione di Porta Romana e conseguente aumento delle frequenze (si tratta del Pas- sante S9 – NdR). Poi credo anch’io che ci sia la necessità di altre linee di trasporto sul Municipio 5 e che se Milano avrà una M6, e oggi ci sono le condizioni per approfondire questa progettualità, di sicuro l’asse Ripamonti dovrà essere interessato».

Nel frattempo il tram 24 non può arrivare fino a Opera?

È un obiettivo che ci siamo posti, legando con il Pgt questo intervento al tema degli sviluppi dello Ieo e al sistema ospedaliero. Se questo avverrà, realizzeremo il prolungamento».

PARCO SUD E TICINELLO

Parco sud e politiche per il verde: c’è chi vi accusa i fare del maquillage ambientale. Cosa risponde?

«Molte volte le critiche arrivano da chi vorrebbe mantenere lo status quo, per poi lamentarsi che non ci sono gli investimenti per recuperare gli spazi. Ovviamente ogni critica è legittima, però se guardiamo i fatti, e cioè che il Pgt della giunta Pisapia con l’assessore De Cesaris ha sostanzialmente impedito le costruzioni nel Parco Agricolo Sud e il nuovo Pgt ha tolto diritti edificatori nel Parco Sud per 1,5 milioni di metri quadri proprio nel Municipio 5, tra via Bellarmino e via Vaiano Valle, la fondatezza delle accuse di maquillage ambientale le lascio valutare ai lettori di Milanosud. Inoltre, dentro lo Scalo Romana, così come in quello di Rogoredo, almeno metà dell’area sarà a parco. Si può anche dire, come fanno alcuni, di volere un parco sul 100 per cento degli scali, ma questa è una posizione che, molto probabilmente, avrebbe lasciato le cose così come erano, e cioè un’area abbandonata al degrado, da bonificare».

Progetto parco Ticinello, parte il secondo lotto di interventi. Cittadini e Municipio hanno espresso dubbi sull’opportunità di avere percorsi in calcestre, sull’illuminazione, ritenuta troppo invasiva per la fauna e sul numero di tagli di alberi e arbusti previsti lungo il cavo Ticinello: saranno accolte queste osservazioni?

«Facciamo un passo indietro. Stiamo giustamente dibattendo perché ci sono investimenti per interventi sul Parco agricolo del Ti- cinello, e questo è un risultato. Gli obiettivi che ci siamo posti sono di consentire a più persone di godere delle bellezze del parco, proteggere e incrementare flora e fauna, favorire le attività agricole. Su questo è giusto confrontarci e mi pare che le osservazioni fatte siano ragionevoli e saranno di certo tenute in considerazione».

La Cascina Campazzino, all’interno del Ticinello, è in uno stato di grande degrado. C’è speranza di recuperarla?

«Vogliamo riqualificare la Cascina Campazzino e abbiamo fatto un avviso pubblico nel giugno scorso. Sono arrivate alcune manifestazioni di interesse e le valuteremo con attenzione. L’importante è che siano coerenti con l’idea di Parco agricolo».

PII MACCONAGO, MONTI SABINI E GRANDE OSPEDALE SANTI PAOLO E CARLO

Il PII Macconago porterà alla rigenerazione della chiesetta e degli spazi rurali abbandonati oltre a interventi sulla viabilità e sosta borgo. Alcuni pensano che le volumetrie concesse, per abitazioni e servizi, siano troppe e disposte in modo da penalizzare l’antico castello…

«Il PII di Macconago (nella immagine la cascina come è ora e come sarà – NdR) ha una storia pluridecennale, con diritti volumetrici acquisiti da molto tempo che non sempre è possibile mettere in discussione. Detto questo, i progetti presentati sono molto rispettosi delle caratteristiche storiche del borgo e non è un caso che la Soprintendenza, dopo averli valutati, anche a seguito di sopralluoghi, non si sia opposta ponendo dei vincoli alla sistemazione degli spazi rurali, dei nuovi insediamenti e della chiesetta, che avrà funzioni pubbliche che saranno decise con il Municipio 5».

Il PII Monti Sabini, è stato l’unico di Reinventing cities andato deserto. Come pensa di rimetterlo a bando il Comune?

«L’impressione che abbiamo avuto parlando con gli operatori è stata che il bando sia andato deserto perché il carico di opere pubbliche richieste, ammontante a circa 15 milioni di euro, fosse eccessivo. Ora stiamo stiano lavorando sia come progettualità comunale, sia sul fronte delle risorse europee che sono state messe a disposizione, per capire se alcune delle opere pubbliche necessarie possono essere realizzate al di fuori del PII, per rimettere a gara quel progetto, con nuovi oneri. In ogni caso non si può pensare di costruire un quartiere senza i servizi necessari, come la scuola e i luoghi di ritrovo, che in un modo o nell’altro dovranno trovare fonti di finanziamento».

Grande ospedale Santi Paolo e Carlo, dopo le polemiche sulla sua ubicazione se ne sono perse le “tracce”…

«Mi sembra che la Regione abbia per il momento archiviato l’idea di fare un grande ospedale e chiuderne due vecchi. Personalmente credo e la pandemia ce lo ha insegnato, che più che enormi strutture serva una medicina territoriale: io quindi punterei a riammodernare gli attuali ospedali San Paolo e San Carlo».

IMMOBILI ABBANDONATI

A Milano ci sono numerosi immobili abbandonati, come pensa di agire il Comune per favorire/indurre una loro riqualificazione, ora che la legge regionale ha bloccato la norma comunale?

«Questa legge regionale a me fa una grande rabbia. Avevamo fatto una norma che stava producendo risultati, perché diceva sostanzialmente che entro 18 mesi dall’approvazione del Pgt, cioè nell’estate del ’21, il proprietario di un immobile abbandonato avrebbe avuto due alternative: avviare la riqualificazione o demolirlo. Di fronte a nessuna delle due cose avrebbe perso i diritti edificatori. Sappiamo per certo che tanti proprietari di immobili abbandonati si stavano attivando per la demolizione o la riqualificazione. Aver cancellato questa norma da parte della Regione, concedendo alle proprietà invece 5 anni per potere agire, rallenta il recupero proprio nelle zone del sud Milano, dove, anche per via dei numerosi investimenti che stavano arrivando, era più probabile che questa norma mettesse in moto una trasformazione. Pensiamo a immobili come quelli in via Lampedusa o Medici del vascello, per le quali questa estate avremmo visto avviare delle demolizioni o riqualificazioni e ora non le vedremo più, a causa di una legge regionale che non mi sembra rappresenti gli interessi pubblici, quanto piuttosto tuteli chi lascia abbandonati gli immobili».

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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