Intervista a Zhang Xian, direttore musicale dell’orchestra laVerdi

Nello scorso numero di Milanosud, abbiamo anticipato l’avvio di una nuova rubrica dedicata alle donne “di successo”, o meglio a quelle donne che hanno saputo conquistare una posizione importante nella loro vita professionale grazie all’impegno,

, Intervista a Zhang Xian, direttore musicale dell’orchestra laVerdi

zhang-xian-fra-wagner-e-listz-0_36522--400x320Nello scorso numero di Milanosud, abbiamo anticipato l’avvio di una nuova rubrica dedicata alle donne “di successo”, o meglio a quelle donne che hanno saputo conquistare una posizione importante nella loro vita professionale grazie all’impegno, alla costanza, alla passione. La prima donna a cui dedichiamo spazio per questa rubrica, vive e lavora a Milano, in zona 5, ma viene da molto lontano.

È Zhang Xian, cinese, direttore dell’Orchestra laVerdi dell’Auditorium di Milano e ha alle spalle una lunga carriera di successi e soddisfazioni.

Il suo debutto come direttore d’orchestra all’età di soli 19 anni presso il China National Opera Orchestra di Bejing con Le Nozze di Figaro ha dato inizio a un percorso in continua crescita.

Dopo aver vinto nel 2002, a 29 anni, il prestigiosissimo concorso Maazel-Vilar ed essere stata l’assistente dello stesso maestro Lorin Maazel, Zhang Xiang è stata l’unica donna ad aver diretto la New York Philarmonic e, dal 2008, è Direttore Musicale de laVerdi, orchestra meneghina fondata nel 1993 e ormai riconosciuta a livello internazionale, tanto da essere invitata ai BBC Proms di Londra per il prossimo settembre.

L’abbiamo intervistata alla fine delle prove, subito dopo un’altra intervista da parte di una televisione cinese, in un giorno piovoso di questa anomala primavera, ma la sua vivacità ed energia hanno subito dato un tocco di positività all’atmosfera. Con gentilezza e disponibilità ha risposto alle nostre domande che, naturalmente, non potevano che partire dai suoi successi.

Nel 2002 lei ha vinto un concorso molto prestigioso, il concorso Maazel-Vilar e nel 2004 è stata scelta per essere l’assistente del maestro Maazel. Che rapporto esisteva tra voi e per quanti anni ha lavorato con lui?

«Il maestro Maazel è stato un grande mentore e un mio grande sostenitore. Nella mia carriera ha rappresentato una parte importante, sarebbe stato difficile senza il suo aiuto. La transizione da quando vinci un concorso a quando diventi ufficialmente un direttore d’orchestra è un momento difficile e il suo aiuto è stato fondamentale per superare questa difficoltà. Quando aveva del tempo libero studiavamo insieme le partiture, è stato un mentore stupendo e con lui ho lavorato per quasi 8 anni».

C’erano dei compositori che lui preferiva?

«In generale, durante gli anni che ho passato con lui, diresse quasi tutto. Fece tutto il ciclo delle sinfonie di Beethoven, che mi insegnò molto, poi Strauss, Wagner e molto di Mahler».

Lei è stata la prima donna a dirigere due orchestre prestigiosissime come la New York Philarmonic e la Staatskapelle di Dresda, quale esperienza ne ha tratto?

«Dopo essere stata l’assistente di Maazel alla New York Philarmonic, nel 2005 ne sono diventata direttore associato, credo di essere stata la prima nella storia di quell’orchestra. Ho apprezzato molto la relazione tra me e gli orchestrali che mi sono stati molto d’aiuto. Fin dall’inizio mi sostenevano in quello che facevo, sia nelle prove che nei concerti, l’ho trovato molto insolito e mi sono sentita molto fortunata.

Poi, nel 2008, ho diretto a un concerto di capodanno la Staatskapelle di Dresda, alla Semperoper (il teatro dell’opera di Dresda Ndr), con un programma che conteneva la Sinfonia Classica di Sergej Prokof’ev, un divertimento di Mozart, l’Ouverture dalle Nozze di Figaro sempre di Mozart e Respighi. Non escludo che la Staatskapelle abbia ospitato direttori donna durante le sue tournée. Mentre sono certa che sono ancora molte le orchestre che non hanno mai avuto direttori donna, per esempio i Wiener Philharmoniker.

Tra la New York Philarmonic e la Staatskapelle di Dresda ho notato molta differenza. È una cosa molto complicata da spiegare e dipende dagli orchestrali. Ogni orchestra ha diversi punti di forza e ognuna ha bisogno di un’attenzione diversa da parte del direttore. Il direttore deve avere molta sensibilità e in pochi giorni deve afferrare velocemente come dirigere e capire come comportarsi».

Come si è sentita quando ha saputo di essere stata scelta da laVerdi come direttore?

«Quando mi è stato offerto il posto sono stata molto sorpresa. Ero venuta qui a Milano solo per due giorni e già mi facevano questa offerta. Ero contenta perché era proprio il momento in cui volevo dirigere di più in Europa, vivevo ancora a New York. L’offerta era arrivata nel momento giusto. Durante il primo anno andavo avanti e indietro tra Milano e New York ma dal secondo anno ho deciso di trasferirmi a Milano».

Qual è il suo rapporto con i colleghi in questa orchestra?

«laVerdi, al contrario di molte altre, è un orchestra che riesce a cambiare, crescono professionalmente e hanno una grande capacità di seguire il direttore. Succede anche in una sola settimana. . Penso che questo dipenda molto dal direttore e dal rapporto professionale e umano che si viene a creare. Sono stati “allenati” in questo modo dal maestro Chailly. Un direttore deve essere certo autorevole, ma soprattutto deve avere un’idea musicale da esprimere».

Lei, con il maestro Erina Gamberini (direttore del Coro) e il maestro Maria Teresa Tramontin (direttore del coro di voci bianche), siete le sole donne a lavorare qui tra molti uomini, come vive questa situazione?

«Dovete chiederlo agli altri perché io non trovo alcuna differenza».

In Italia il podio di direttore è sempre stato una prerogativa maschile e lei è stata la prima donna in Italia a raggiungere una posizione così importante. Inoltre questa posizione è andata non a una donna italiana ma a una cinese, dovrebbe sentirsi molto orgogliosa di questo.

«Non direi propriamente orgogliosa, sicuramente arrivare in una tale posizione dà sempre un grande piacere. Non credo che le orchestre siano fatte per essere condotte solo da uomini, credo sia come per le macchine. All’inizio le guidavano solo gli uomini ma ora le donne guidano macchine ovunque. È la stessa cosa, ci vogliono sempre più donne che tentino di farlo, credo sia solo una questione di tempo perché tra vent’anni ci saranno centinaia di donne direttori d’orchestra».

Lei è stata sempre accettata e non ha mai avuto problemi per essere una donna?

«In città come Londra o New York le persone hanno una mentalità aperta ma in piccoli centri puoi trovare persone stupite o messe a disagio dal fatto di trovarsi un direttore donna. Dipende molto dal posto dove vai, ogni città ha la sua cultura».

E Milano?

«Il pubblico de laVerdi è molto aperto. Per i due anni passati abbiamo avuto un grandissimo affetto da parte del pubblico, cosa che ho molto apprezzato. In generale ritengo Milano, e la zona del naviglio Pavese dove abito, un buon posto dove vivere, almeno per la mia famiglia. Mi trovo bene».

Lei ha una carriera internazionale e ciò vuol dire che è lontano da casa per molto tempo, come fa a conciliare lavoro e famiglia?

«Ho la fortuna di avere degli aiuti in casa, la tata, e le scuole sono vicino a casa. Ma per me emotivamente è sempre molto difficile stare lontano dalla mia famiglia».

Ho letto che suo figlio Eden ha 4 anni, qual è il suo rapporto con la musica, gli piace?

«Sì, gli piace. Da gennaio prende lezioni di pianoforte. Mi chiede spesso di suonare per lui e quando lo faccio balla, ma preferisco non insistere, perché non voglio fargli pressione».

Lei è cinese, ha avuto un insegnante russo, ha lavorato in America, adesso è in Italia. Si può dire che sia una donna internazionale, cosa vorrebbe dire a quelle persone che non credono in una società multietnica?

«Ci sono molti pregiudizi e molta violenza nel mondo in generale, ma vorrei che le persone ricordassero che l’essere umano è essere umano. Non ha importanza da dove le persone vengano o dove vadano, tutti dovrebbero essere sempre trattati con la dignità e il rispetto che merita ogni essere umano. Cheap Milan car rental Non ha mai importanza da dove provenga una persona ma purtroppo il pregiudizio quando prende di mira un’etnia o un gruppo di persone è sempre molto difficile da eliminare».

Nadia Mondi e Chiara Zampagni

 

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di dargli un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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