Intervista al “nostro” vignettista Franco Portinari, in arte Portos

Detesta l’arte concettuale, si definisce un “vignettista militante, che sta cercando di guarirne” e proprio non ce la fa a essere troppo pungente con Matteo Renzi. Portos, alias Franco Portinari, è questo e molto altro. Classe ’56,

camusso portos

Detesta l’arte concettuale, si definisce un “vignettista militante, che sta cercando di guarirne” e proprio non ce la fa a essere troppo pungente con Matteo Renzi.

Portos, alias Franco Portinari, è questo e molto altro.

Classe ’56, gavetta iniziata quando aveva 20 anni presso varie agenzie di pubblicità: «All’epoca – introduce Franco – era possibile già aprirsi una partita Iva a 20 anni, ora, quello che per me è stata un’esperienza retribuita oltre che formativa, sarebbe considerato stage gratis». È ironico Portos, capisci subito che ha la stoffa del vignettista satirico.

Quando hai deciso che saresti diventato disegnatore, gli chiedo. «Non ho mai deciso. È il disegno che ha deciso per me», è la laconica risposta, ma è una mezza bugia. La carriera artistica di Portos inizia col botto a sette anni, quando arriva terzo a un concorso di disegno organizzato per inaugurare il trenino ai giardini di Porta Venezia. Poi, la passione per il disegno lo spinge a iscriversi al liceo artistico e a frequentare per un anno l’Accademia di Belle arti di Brera. Non smette di disegnare neppure durante l’anno da militare, quando per arrotondare la decade, disegnava ritratti dei suoi commilitoni, vendendoglieli a prezzi modici.

Tornato a Milano, sua terra natia, inizia a lavorare per varie agenzie pubblicitarie come visualizer, mansione che consiste nel realizzare gli storyboard di quelli che poi diventeranno gli spot veri e propri. «È un gran lavoro di immaginazione. Il cliente ha richieste precise, il regista ha la sua idea in mente e, mentre te la espone, tu devi essere in grado di visualizzarla e trasferirla sul foglio. Lì mi sono fatto le ossa. Ogni tanto potrebbe risultare poco soddisfacente, dato che i tuoi lavori non vedono la luce del sole, sono un passaggio interno all’agenzia, per quanto fondamentale. Senza contare che su 10 storyboard ne usciva uno, che poi veniva trasformato in film».

Evidentemente i suoi disegni piacciono, perché nel 2009 il caporedattore del Corriere Marco Gillo, lo chiama per illustrare le fasi di un episodio di cronaca nera. Inizia così una collaborazione con il più famoso quotidiano nazionale, che dura tuttora, e che lo porta persino nelle aule del processo Ruby, dove le telecamere non erano ammesse, e servivano delle immagini per accompagnare l’articolo.

portos«Uno dei miei più recenti lavori per il Corriere è una sequenza illustrata dei passaggi di vestizione del personale sanitario all’ospedale Sacco, per Ebola».

Mentre parliamo, il cane Johnny non sta fermo un minuto, e viene puntualmente richiamato da Giovanna, moglie e socia di Franco. L’incontro con lei è una tappa determinante della sua vita. Oltre all’amore, Franco trova in lei un’ispirazione, un sostegno, una vera e propria socia in affari. Nell’87 Giovanna lavora in uno studio di architettura e, progettando la ristrutturazione di una casa in Turchia, conosce Franco, chiamato per fare dei disegni dell’abitazione… «I più brutti che lui abbia mai fatto, ma ci han fatto conoscere», commenta Giovanna con un sorriso. Da allora Giovanna e Franco lavorano insieme. Lei è un’esperta grafica che sa mettere insieme magistralmente i disegni, ma soprattutto è il suo spirito critico.

«Con la rivoluzione digitale – continua Portos – ci rendiamo conto che non possiamo più continuare a servirci di pennarelli e fogli, anzi come al solito Giovanna se ne rende conto prima di me e mi porta a comprare il primo computer. Avevi voglia a seguirla, la prima volta, quella freccina bianca che si dimenava sul display! Ma poi ci ho preso gusto, e ora lavorare è più veloce e sicuro. La penna digitale non si scaricherà mai, a meno di un black out!».

I viaggi in giro per il mondo con Giovanna sono anche fonte d’ispirazione per la sua breve ma intensa carriera di pittore. Mi mostra un poliziotto, ritratto nella New York di Rudolph Giuliani. Ha un’aria truce. Ne chiedo il motivo. «Mi aveva ispirato e decisi di ritrarlo, ma lui si dimostrò contrario e minacciò di cacciarmi. Così Giovanna si mise in posizione da modella e, fingendo di dipingere lei, riuscii nel mio intento. Abbiamo adottato altre volte questo stratagemma, quando dovevo dipingere in esterni, in incognito».

Il poliziotto non è il solo dipinto che mi mostra: in camera da letto ce n’è uno bellissimo che raffigura alcune donne Thailandesi. In salotto altre tele sono il carnet de voyage di un viaggio in Messico. «Viaggiavamo, ero ispirato. Nel 2000 ho anche fatto una mostra a Brera. Tanti complimenti, mille offerte, poi non se n’è fatto più niente. Questo mi ha un po’ smontato e ho deciso di riporre cavalletto e tavolozza».

Domando se nell’arte ci sia anche ironia. «No. Detesto l’arte concettuale. Sono più delle trovate che arte vera e propria. L’arte come critica al sistema, quella sì che mi piace. Corot che dipingeva la povera gente, Daumier che nel ‘700 con due ditate scolpiva i volti del potere, sbeffeggiandoli. Questa è arte».

E arriviamo alla satira. Le sue prime vignette scaturiscono da un interessamento suo e di Giovanna per le problematiche del quartiere Corvetto-Porto di Mare. A questo proposito Portos s’inventa “L’Angelo”, un pensionato milanese che, assieme alla sua fedele spalla rappresentata da una “corvetto”, commenta con squisita ironia disservizi e particolari, della zona e a volte anche della città di Milano.

divorzio portos«La satira nazionale è arrivata dopo, quando Stefano Disegni del Fatto Quotidiano mi ha contattato per disegnare ne “Il Misfatto”, inserto domenicale con una sua ragione sociale. Ma nel luglio 2013 il Misfatto ha chiuso, e ora le vignette che realizzo sono per la gloria. Le posto su Facebook e sul mio sito www.portoscomics.org, ma non vanno su testate nazionali. Ogni tanto su Milanosud!».

Per ultimo gli domando se c’è un personaggio che più lo ispira o lo ha ispirato per le sue vignette. «Dal centrodestra ho sempre pescato facile. Berlusconi entrava a gamba tesa nelle vignette, senza alcuno sforzo. Anche la Santanché, Gasparri. Ora chi c’è? La Boschi? Ma una volta che hai fatto Miss (ri)Forme, che altro può venirti in mente?»

E Renzi? «Renzi mi piace, non riesco a essere così cattivo. Vorrei essere più naif, divertirmi di più, essere più ironico (come Giannelli, suo idolo – Ndr), quando penso a una vignetta, invece che restare sempre un umorista militante, con evidenti passioni per certi, e odi per altri. Mi ripropongo sempre di farlo».

Sul finale gli chiedo di commentarmi una citazione di Rorty che amo molto (“L’ironia è il contrario del senso comune”): «Sono d’accordo e calza a pennello. Dovremmo tutti ripetercelo più spesso».

Grazie Portos. Grazie Giovanna. Hasta l’ironia siempre.

Susanna Causarano

(novembre 2014)

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

Recensioni
NESSUN COMMENTO

SCRIVI UN COMMENTO