Intervista a Carlo Marnini: «Ecco perché ho lasciato la Lega»

Carlo Marnini non sbatte la porta perché non è nel suo stile, ma le sue parole sono palle incatenate contro la Lega, in particolare contro i vertici milanesi. A distanza di un mese dal post

Lega, Intervista a Carlo Marnini: «Ecco perché ho lasciato la Lega»

marnini-volontariamenteCarlo Marnini non sbatte la porta perché non è nel suo stile, ma le sue parole sono palle incatenate contro la Lega, in particolare contro i vertici milanesi. A distanza di un mese dal post su Facebook in cui aveva annunciato le sue dimissioni dal Carroccio non ha cambiato idea, anzi ha messo ben a fuoco le ragioni che lo hanno spinto a questo passo: «Ho lasciato la Lega dopo sei anni di militanza attiva, perché mi sono reso conto che esiste uno zoccolo duro di persone che ha la gestione del movimento, delle candidature, delle poltrone a cui non interessa fare politica e pensare agli altri, ma esclusivamente mantenere il proprio piccolo potere».

Accuse politicamente pesanti, accompagnate da un cambio di direzione politica che ha lasciato di stucco moltissime persone, in particolare al Gratosoglio, dove Carlo Marnini veniva identificato con la Lega, il Punto Lega – il circolo fondato nel 2010 con Roberta Perrone – e l’associazione Volontariamente, nota in quartiere per l’attività di distribuzione di pacchi alimentari a chi è in difficoltà (nella foto sopra Marnini in un momento della distribuzione).

È stata forse questa attività da “leghista anomalo” a metterle contro i capi della Lega milanese?
«Possibile, di certo non era sostenuta. Purtroppo la Lega è totalmente avulsa dal volontariato e dal mondo dell’associazionismo, perché rifiuta la partecipazione, non dei militanti che hanno un cuore grande, ma di coloro che vogliono agire, con obiettivi concreti comuni, che aldilà di slogan e dichiarazioni, hanno lo scopo finale di dare una mano alle persone che hanno bisogno».

Alcuni sostengono che la sua scelta è maturata dopo la delusione della mancata elezione in Consiglio comunale alle scorse elezioni.
«La delusione per l’esito di questa tornata elettorale è stata grande, ma è giunta alla fine di un periodo teso e controverso, iniziato con la mia mancata candidatura alla presidenza del Municipio 5, che era il mio principale obiettivo politico. Ero il candidato della Lega e degli altri partiti, la cosa era sostanzialmente decisa. Un’ora prima della chiusura dei tavoli, la Lega ha lasciato la candidatura del Municipio 5 e ha preso quella del Municipio 6, candidando un’altra persona (Piermario Sarina, sempre della Lega, già candidatosi negli anni passati ai Consigli di Zona 4 e 5 – NdR). Per me, personalmente, è stata una grandissima sofferenza perché volevo proseguire nelle istituzioni il mio progetto sociale, ma soprattutto è stata una grande delusione perché tutta la vicenda è stata gestita in modo poco trasparente».

Però il centrodestra ha vinto al Municipio 5
«Sì ma guardiamo i fatti, a come è composta la Giunta, per esempio. Come è possibile che su tre assessorati non ne sia andato neanche uno alla Lega e tutti a Forza Italia? Almeno un assessore sarebbe dovuto andare alla Lega. Roberta Perrone, che ha fondato con me il Punto Lega, era la candidata giusta a un posto di assessore, ma non l’ha avuto. A mio parere perché aveva un’idea del fare politica molto simile alla mia, che è osteggiata fortemente. E poi alla Lega non interessa vincere».

In che senso?
«La Lega a Milano ha preso gli stessi voti di 5 anni fa, secondo me, perché ai vertici milanesi non interessa vincere, ma essere presenti, per mantenere la posizione. È per questo che non si aprono al territorio. A me questa politica non interessa, né mi va di prendere in giro la gente. Se intraprendo un progetto, politico e sociale che sia, voglio che sia vincente e dia risultati concreti non spunti per slogan, né tantomeno voti per fare opposizione a vita e lasciare le cose come stanno».

Cosa farà adesso?
«Continuerò la mia opera all’interno di Volontariamente. Mi piacerebbe fondare un’associazione o un soggetto simile che rifletta sui problemi della nostra città e, allo stesso tempo, un po’ come Volontariamente, provi a produrre azioni concrete anche in altri ambiti della vita sociale e del volontariato, ascoltando le persone ed entrando nel merito dei problemi per dare risposte concrete. Al momento siamo un gruppo di amici, non siamo pochi né tanti, ma stiamo crescendo. Sono in contatto con molte persone. Vedremo quello che riusciremo a fare, condividendo obiettivi e attività. Questo è un modo di fare politica, che non può coincidere con quello della Lega. L’ho scoperto in ritardo, dopo sei anni, è vero, ma da errori e delusioni si può ripartire, con ancora più forza ed esperienza».

Stefano Ferri

(Settembre 2016)

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di dargli un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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