Intervista a Kaoter, la più giovane candidata in Regione: «Spazio ai giovani e… lavoro, lavoro, lavoro»

Kaoter El Bouhmi – «ma sulla scheda è sufficiente scrivere Kaoter», chiarisce subito – con i suoi 26 anni è la più giovane candidata al Consiglio regionale. Orgogliosamente di origini marocchine e fortemente aperta al

kaoter in locale

Kaoter El Bouhmi – «ma sulla scheda è sufficiente scrivere Kaoter», chiarisce subito – con i suoi 26 anni è la più giovane candidata al Consiglio regionale. Orgogliosamente di origini marocchine e fortemente aperta al mondo, Kaoter parla sei lingue: italiano, francese, inglese, spagnolo, olandese e arabo. Si presenta nelle liste del Pd per Gori: «Giorgio è una persona fantastica, che ha le idee chiare su come migliorare la nostra regione e farla crescere secondo le sue grandi potenzialità». Nata a Luino, in provincia di Varese – «sono nata più a Nord di te», mi dice sfoderando un ampio sorriso – è poi approdata a Milano con la famiglia, fino ad arrivare in via Baroni al Gratosoglio, dove è cresciuta, frequentando prima la media Arcadia Pertini e poi le superiori al Liceo classico Manzoni e all’istituto Agnesi. Finita la scuola, ha iniziato subito a lavorare: «Ho fatto uno stage di marketing operativo ad Agrate e in seguito ho lavorato per due anni nell’amministrazione e vendite per due multinazionali americane. Poi sono andata in Olanda a studiare. Quindi in Spagna, a Barcellona, a lavorare per una azienda italiana di import export, infine mi sono messa in proprio. Ed è soprattutto nel lavoro e nella formazione dei giovani che voglio portare il mio contributo in Regione».

In che modo pensi di realizzare il tuo progetto?
«Pur essendo la Lombardia la regione più ricca d’Italia e una delle più ricche d’Europa, ci sono moltissimi giovani, i cosiddetti Neet, oltre 230mila persone che non lavorano né studiano. Al tempo stesso ci sono aziende, soprattutto nel customer service, che cercano personale ma non lo trovano. È su questa fascia di persone che dobbiamo agire, far incontrare le rispettive esigenze, operando attraverso la formazione».

Ci hanno provato in molti, tu cosa proponi?
«Per esempio l’istituzione di corsi orientati al lavoro, da pensare direttamente in collaborazione con le aziende. Esistono già e sono proposti da aziende internazionali, che però operano poco in Italia e Lombardia. In Spagna ne ho fatto uno e ho iniziato a lavorare dopo tre settimane di aula. La normativa nazionale sull’apprendistato sta funzionando, ma attraverso la Regione – che ha la responsabilità della formazione professionale – possiamo fare ancora di più. Dobbiamo liberare le energie dei giovani che vivono in Lombardia: è una questione economica, ma anche sociale».

Kaoter al mercatoLiberare le energie dei giovani, ma come?
«Prima di tutto con il lavoro e poi sfruttando l’internazionalità della Lombardia e di Milano. Abbiamo una diversità
culturale molto alta, che va usata non
combattuta, ma manca quel filo conduttore che unisca le diversità e le
metta in relazione, per farne esplodere
le potenzialità. Attualmente i gruppi
sociali sono tra loro poco comunicanti:
gli studenti stranieri stanno tra di loro,
così come le persone straniere, di tutti i paesi e religioni, anche di seconda o terza generazione. Così fanno anche gli italiani. Poi ci sono le frammentazioni all’interno dello stesso gruppo, per censo, genere… Sono barriere che dobbiamo abbattere».

Sei una ragazza di profilo internazionale con origini marocchine, come pensi si possa risolvere il problema dell’integrazione delle comunità musulmane?
«Mi rifaccio alla Costituzione: lavoro prima di tutto, e parità di diritti e di doveri per chi abita nel nostro
Paese. Viviamo in un momento
storico in cui c’è una forte islamofobia, si pensa che tutti gli stranieri siano musulmani e che
rappresentino una minaccia
come se si stessero appropriando del territorio lombardo. Non è così. La stragrande maggioranza delle famiglie musulmane condivide gli stessi problemi delle famiglie non musulmane, cristiane o atee, perché siamo in un territorio che sta diventando problematico per tutti. Ed è su questo che dobbiamo lavorare insieme, non sulle contrapposizioni, spesso artefatte. Senza rinnegare le proprie origini, chi è arrivato in Lombardia deve sentirsi lombardo e italiano prima di tutto.

Non dobbiamo essere come la Francia, dove se chiedi a un ragazzo delle banlieue, di colore o nordafricano, di che nazionalità è, ti dice camerunense, algerino o altro, mai francese, pur essendo magari di terza generazione. Se fai la stessa cosa in Olanda ti dice olandese. Ecco, la Lombardia deve fare il possibile per andare in questa direzione, ne va del benessere di tutti».

Domanda d’obbligo come abitante del Gratosoglio: case Aler, cosa dovrebbe fare la Regione?
«Prima di tutto investire più risorse, per sistemare gli immobili, molto dir quali cadono a pezzi. Poi c’è un grosso problema di mala gestione ventennale, che ha creato anche problemi di integrazione: gli italiani pensano che le case siano date solo a stranieri, mentre sarebbe utile una migliore distribuzione e mix sociale di tutte le tipologie possibili di abitanti. Anche il recupero dei negozi vuoti, trasformandoli in abitazioni e luoghi di lavoro, può essere una soluzione: basterebbe assegnare questi i piccoli spazi, mono e bilocali, a studenti o giovani coppie, o startup».

Adele Stucchi
(Febbraio 2018)

 

 

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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