INTERVISTA – Parla Natalia Di Iorio, direttore artistico della rassegna Storie senza frontiere, la rassegna teatrale promossa da Milano è Viva, che si tiene in Barona

Un intero mese settembrino di spettacoli e laboratori. Avviata il 5 settembre e in scena fino al 2 ottobre, la manifestazione Storie senza frontiere sta portando tanti spettacoli e concerti dal vivo per grandi e

Un intero mese settembrino di spettacoli e laboratori. Avviata il 5 settembre e in scena fino al 2 ottobre, la manifestazione Storie senza frontiere sta portando tanti spettacoli e concerti dal vivo per grandi e piccini, affidati ad alcuni artisti tra i più promettenti della nuova scena italiana, ma anche laboratori, in Barona, nell’omonimo Villaggio e in via Zumbini. L’iniziativa a cura di Associazione Pier Lombardo in collaborazione con il Teatro Franco Parenti è stata possibile grazie al contributo del Comune di Milano nell’ambito di Milano è viva.

I partner dell’iniziativa, realtà e associazioni che svolgono un lavoro importante per la coesione sociale, la partecipazione culturale e l’educazione in città, sono: Fondazione Attilio e Teresa Cassoni, che coordina le attività e gli enti che danno vita al Villaggio Barona; La Cordata, impresa sociale, che offre ospitalità e integrazione attraverso spazi abitativi, culturali, educativi; l’associazione Pepita Onlus, si occupa di inclusione ed educazione attraverso formatori, pedagogisti, psicologi ed educatori; CIAO, un ponte tra carcere famiglia e territorio, lavora con i detenuti e delle loro famiglie;  l’Aps Naturiamo, che all’interno di CasciNet cura e gestisce l’asilo nel bosco, un progetto di educazione all’aperto.

Cosa vedere? Ce n’è per tutti i gusti. Il 21 settembre alle 17.30 “Dove sei Albert”, dove con brillante ironia, Francesco Riva riesce a far riflettere sulla dislessia e sul fatto che ognuno può essere sì “diverso”, ma mai “sbagliato”, il 28 settembre alle 19.30 “Leonechestriscia” spettacolo sul cyberbullismo al Villaggio Barona (ingresso da via Ettore Ponti 15) e il 22 settembre alle 21 “Dancefloor”. Un’occasione imperdibile per incontrare la mitica Orchestra di Piazza Vittorio, l’ensemble multietnico di 12 musicisti, che supera i generi, gli stili e le nazioni. Un viaggio tra Paesi, culture e linguaggi: dalla cumbia boliviana alle danze berbere fino al canto Sufi. Ma anche atmosfere degli anni sessanta e la scanzonata allegria del reggae arabo. 1 ottobre alle 17 Radici e Rami (produzione Associazione Asnada). Narratori di differenti etnie portano in scena fiabe dal valore universale tratte dalla tradizione popolare dei propri luoghi di origine. Qui il programma completo.

La direzione artistica è affidata a Natalia Di Iorio, curatrice e manager culturale fra le più note in Italia, da sempre attenta e interessata al nuovo (nata a Chieti, formatasi nel laboratorio di Luca Ronconi a Prato, attualmente è anche curatrice artistica della stagione teatrale di Lucera con Fabrizio Gifuni, è stata a lungo direttrice artistica della rassegna romana Le vie dei festival, direttrice artistica del Teatro Marrucino di Chieti e del Teatro comunale Verdi di Pordenone. L’abbiamo intervistata.

Qual è l’idea alla base di questo cartellone?

«Anzitutto la qualità delle proposte artistiche, dal linguaggio immediato, affidate ad alcuni artisti tra i più promettenti della nuova scena italiana. Per riportare al centro della cultura spettacolare il teatro di parola, quello fatto bene, onesto. E che spero possa rimanere impresso nel pubblico anche a distanza di tempo. Puntando su drammaturgie che sappiamo includere lo spettatore, Questa è la mia grande scommessa. Questo è il teatro che cambia qualcosa e che aggiunge qualcosa alla testa, alle emozioni. Il pubblico sa riconoscere la qualità e il valore delle esperienze artistiche. Ne sono assolutamente convinta. Il programma tocca temi quanto mai attuali, come bullismo, dislessia, rapporto genitori-figli, sostenibilità ambientale, l’amore ed è caratterizzato da multiculturalismo e inclusione.

Alla base del nostro progetto, c’è altresì un forte desiderio di utilizzare il teatro come strumento per creare una comunità che sia anzi ancorata al territorio, non solo di addetti ai lavori. Occorre partire dai bisogni e dai desideri della comunità. La prima cosa che abbiamo voluto fare è stata così quella di metterci in ascolto di quelle che erano le esigenze dei quartieri, prendendo contatto con le diverse strutture che già lavorano sul tessuto sociale».

Perché c’ è bisogno di portare il teatro in periferia?

«Credo sia utile per rompere il ghiaccio, per accorciare la distanza che ancora c’è soprattutto con i giovani. l teatro qui da noi rimane ancora quella cosa di nicchia incomprensibile ai più. Invece è un luogo magico accessibile a tutti. C’è un teatro nuovo ma bisogna volerlo fare e il pubblico torna a riempire le sale. I testi nuovi, capaci di coinvolgere il pubblico, ci sono. A volte manca la volontà di proporre proposte alternative ai consueti a cartelloni, si va sul sicuro. Uno spettacolo se è bello funziona, puoi non capire tutto. C’è bisogno di coraggio, dobbiamo raccontare il teatro in un modo non ammuffito. E probabilmente, dovremmo anche trovare il modo di fare innamorare i giovani del teatro, laddove un’esperienza diventa memoria, ricchezza interiore, bellezza. Perché il teatro è il solo canale che permetta di costruire cultura, sapienza, strade di pensiero, varchi spalancati con passione sull’oggi».

Quali sono gli ostacoli?

«La sfida più difficile è sempre quella di coniugare qualità, innovazione e restringimento dei budget. Sicuramente uno degli ostacoli è il basso reddito di gran parte degli abitanti deI quartieri che impedisce l’accesso al biglietto teatrale. Alcuni dicono: “Io non ho da mangiare, figurati se vengo a teatro”. Il fatto che questa rassegna sia gratuita incide senza dubbio sulla partecipazione (Gli spettacoli di Villaggio Barona e Zumbini sono a titolo gratuito previa sottoscrizione della tessera all’Associazione Pier Lombardo dal costo di 10 euro, valida per un adulto e due bambini – Ndr)».

Avete previsto anche 4 laboratori per adolescenti e bambini.

«Un mix tra teatro, gioco libero e attività pratiche. Tutto con un obiettivo: abbattere i muri dell’inibizione, del giudizio di sé e degli altri, lasciando ampio spazio alla fantasia. I bambini percepiscono lo spazio teatrale come loro, indipendentemente dalla partecipazione alla visione di uno spettacolo. Con questa tipologia di formule possiamo dimostrare che il teatro può avere una valenza fortemente sociale. Ed è solo quando le persone riconoscono questo ruolo che iniziano davvero ad avvicinarsi».

Il teatro “bene primario e essenziale della comunità cittadina, come l’acqua” sosteneva Giorgio Strehler grande maestro di teatro.

«Credo che il teatro abbia la forza di far riflettere sulle dinamiche complesse degli esseri umani. Quindi, un luogo prezioso per discutere su questioni che ci “pungono” al presente. Potersi interrogare sul senso di ciò che avviene, e farlo insieme ad altri. È una maniera di aprire la mente, di affinare lo spirito critico, di vivere il presente in maniera costruttiva. E riaffermo con convinzione la necessità, per il teatro, di uscire, non solo metaforicamente, dalle proprie sedi, e raggiungere più persone possibile anche nei luoghi della loro quotidianità. Proprio in quanto rito collettivo, il teatro può e deve avere un ruolo cruciale nel ricostruire un’idea di comunità e nel ricucire gli sfrangiamenti del tessuto metropolitano che la pandemia ha contribuito ad allargare».

I teatri, i cinema, i musei, le biblioteche, i festival sono stati i primi a chiudere tra gli ultimi a uscire dal lockdown.

«Tra teatro in streaming, sale contingentate, dispositivi di sicurezza eccetera, il danno è stato enorme, per i lavoratori, per le imprese e per l’intera economia; ha impoverito psicologicamente, culturalmente e spiritualmente tutti. E non posso nascondere che la cosa mi provochi una profonda amarezza. Credo di interpretare il pensiero di tanti operatori culturali e di tanti cittadini. Cultura e socialità sono indissolubilmente legate e permettono a una comunità di vivere, e di vivere meglio, non solo di sopravvivere. Non esistono alternative allo spettacolo dal vivo. Il teatro è ‘corpo a corpo’: gli attori sul palco e la gente in platea».

Giramondo curiosa, impegnata in tante direzioni artistiche, torna però spesso a Milano.

«E con gioia. È stata sempre un luogo di accoglienza e delle ricerca e della sperimentazione di linguaggi. teatrali. Mi piace come è cambiata la città negli anni, più aperta, più accogliente, meno provinciale. Sempre generosa, laica, umanissima. Mi piace lo spirito pragmatico e la visione. Vedo poi molti più turisti in citta rispetto ad anni. Mi piace respirare  l’aria che c’è a Milano».

Che aria c’è  in città?

«Mi dà la sensazione che le persone stanno qui volentieri, perché sentono che è il posto giusto per loro. Una città si ama perché e stata scelta, come gli amici».

Cosa le piace fare quando è qui?

«Passeggio, spesso senza meta, sbirciando le corti di modeste case di ringhiera, o fra quei meravigliosi cortili che si intravedono dentro le antiche dimore, prima che si chiudano d’improvviso i cancelli di legno pesante;  oasi di pace che nascondono delle vere e proprie meraviglie: colonne, fontanelle, statue. La verità è che ogni volta trovo qualcosa che mi sorprende. Come la Casa delle rondini, costruita negli anni ‘50, in via Carlo Porta 5, per il pittore ErnestoTreccani – che qui abitava da anni, ma al tempo stesso era un dono per Milano per cui nutriva un affetto profondo – composta da ben duemila piastrelle l’una diversa dall’altra, solcate dai numerosi voli di rondini che sfrecciano nel cielo infinito».

Responsabile rubrica Psicologia su donneinsalute.it; da free lance ha collaborato con le maggiori riviste femminili (Anna, Donna Moderna, La Repubblica delle donne, Glamour, Club 3). È stata redattore del mensile Vitality di Psychologies magazine e Cosmopolitan, occupandosi di attualità, cultura, psicologia. Ha pubblicato le raccolte di poesie “Come un taglio nel paesaggio” (Genesi editore, 2014) “Sia pure il tempo di un istante” (Neos edizioni, 2010).

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