Intervista sulla violenza giovanile a due ventenni neoeletti nel Municipio 5 e 6: Edoardo Arcidiacono e Martina Rossi «Gridare all’allarme non aiuta. Bisogna agire prima»

Vent’anni lui, ventiquattro lei. Impegnati. Appassionati. Edoardo Arcidiacono e Martina Rossi hanno a cuore le sorti dei soggetti più fragili. Che spesso coincidono con quelle dei ragazzi di oggi. Sulle violenze che si stanno consumando

Vent’anni lui, ventiquattro lei. Impegnati. Appassionati. Edoardo Arcidiacono e Martina Rossi hanno a cuore le sorti dei soggetti più fragili. Che spesso coincidono con quelle dei ragazzi di oggi. Sulle violenze che si stanno consumando con sempre maggiore, inquietante frequenza ai due neoconsiglieri abbiamo rivolto tre domande.

Edoardo e Martina

Edoardo Arcidiacono, 20 anni, abita alle Terrazze; frequenta la facoltà di Storia in Statale, ed è presidente della commissione Sport e vicepresidente della commissione Cultura. Iscritto ad “Azione”, è stato eletto consigliere del Municipio 5 nella lista dei “Riformisti”.

Martina Rossi, 24 anni, abita in zona Navigli; all’Università Cattolica frequenta il corso di laurea magistrale in politiche pubbliche con indirizzo welfare. Impegnata nel sociale, si è candidata al Municipio 6, assieme ad altri tre giovani democratici, per essere più attiva sul territorio e aiutare i soggetti più fragili. È stata nominata presidente della commissione Educazione e politiche giovanili.

L’intervista

Cosa pensate di questa impennata di violenza in città?

Edoardo Arcidiacono: «Stando a sentire certe notizie, ci può sembrare di essere piombati a Gotham o a Caracas, ma Milano non è questo. Viviamo comunque una situazione di fronte alla quale non possiamo rimanere indifferenti, perché la sicurezza è uno dei diritti fondamentali del cittadino: il diritto a “vivere” la propria città in qualsiasi orario, in qualsiasi luogo… Certo questo va oltre, quasi verso l’utopia, ma rimane un diritto. Non è però un tema di destra o di sinistra, ma di buon senso: è una questione che va risolta con freddezza, applicazione, con un programma. Gridare all’allarme non aiuta, ma anzi condiziona la percezione dei fatti in negativo».

Martina Rossi: «La sicurezza è una criticità che caratterizza tutte le metropoli europee e internazionali, l’impennata c’è stata e i fatti di piazza Duomo hanno colpito tutti, oltre che per la gravità anche per la dimensione macro. Non è stato un episodio unico e sporadico, ma un’azione sistematica durante la serata. Io da ragazza ho una percezione della sicurezza in città più grave che per altre fasce sociali. Non credo sia legata alla classe sociale o alla frequentazione di una determinata zona. Il fenomeno si è sicuramente acuito per la pandemia ed è aumentata l’attenzione al problema. Va affrontato cercando di contrastare il disagio giovanile e non percorrendo solo la via della punizione».

Secondo voi, la situazione ha assunto connotati che in pre-pandemia ancora non erano presenti?

Edoardo Arcidiacono: «È un fenomeno che non ha avuto inizio oggi (già dai tempi del liceo ricordo amici che venivano aggrediti nel parco). Ma come tutti i processi di lungo periodo, ora si trova nella fase più acuta. Tutti noi ragazzi abbiamo vissuto situazioni al limite o vicine ad arrivare a un limite. È una cosa che ricorre nei racconti, nelle storie, nell’immaginario. Ma per comprendere ciò che avviene non possiamo astrarci dal contesto: la pandemia ha avuto un ruolo, e una grande responsabilità penso vada data alla Dad, che è stata velleitaria. Nei casi più difficoltosi delle realtà periferiche, la possibilità di intervenire sulle situazioni al limite di rischio da parte dei professori sono scese: se è già difficile normalmente recuperare i ragazzi più in difficoltà, agire in un contesto di distanza è praticamente impossibile. Crescere in questo modo (in questo mondo) ti cambia: c’è chi reagisce bene e chi si chiude e cova dentro una sofferenza che non è facile da esprimere, e quando viene espressa esce in forme diverse, così non sono mancati i casi di violenza anche contro sé stessi. Poi quando c’è la possibilità di rientrare nel gruppo, quei sentimenti di dolore, solitudine, si trasformano a volte in rabbia sociale, in rabbia violenta».

Martina Rossi: «Il lockdown ha portato a un’estremizzazione della mancata socialità dei ragazzi quindi anche a un’esplosione, con la chiusura delle discoteche e dei classici luoghi di aggregazione, di isolamento che i ragazzi hanno cercato di contrastare a volte in modi negativi, formando baby gang trovandosi in situazioni di criticità psicosociale. La chiusura ha spostato le violenze che avvenivano all’interno, all’esterno. Occorre essere bravi a intercettare questo tipo di bisogni, sta a noi offrire soluzioni alternative. Il disagio giovanile sta su due fronti, la violenza e il disagio psichico: molti ragazzi in questo momento, soffrono di crisi personali che possono portare anche a fare violenza su sé stessi con tendenza al suicidio molto più alta del passato. La Dad ha impedito che si formassero gruppi di socialità positiva nelle scuole».

Siete impegnati in politica sul territorio: vi siete chiesti come affrontare la situazione? E il Municipio, cosa può fare?

Edoardo Arcidiacono: «Per trovare una soluzione a problematiche che sono complesse, ci vuole collaborazione tra tutti gli enti istituzionali. Io ho iniziato a fare questa attività proprio per cambiare le cose: ci ho pensato, poi mi sono iscritto ad “Azione” nel momento di primo lockdown, evento che per tutti noi ragazzi è stato di forte sofferenza. Qui vorrei dire che il ruolo della scuola, penalizzato dalla Dad, deve essere ripreso. E il Municipio può avere un ruolo. L’ente più prossimo al cittadino, ai ragazzi, ha il dovere di agire in modo tale da raccogliere le problematiche e provare a proporre soluzioni che siano concrete, non di bandiera. Non grida stridule, ma soluzioni che siano calate nella realtà in cui siamo. Un’opportunità ci arriva dalla Regione: il 18 gennaio, il Consiglio ha approvato una mozione del consigliere Carretta di Azione, che prevede l’istituzione dello psicologo di base. Sta alla giunta regionale rispettare i patti e applicare questo provvedimento in modo rapido. In Municipio penso che potremo favorire questa novità, dato che sono già disponibili servizi di sportello psicologico. L’intento è anche di farlo conoscere, per poter vincere quelle resistenze dei ragazzi che non conoscendolo non ne usufruiscono. Quindi l’azione deve concentrarsi nelle scuole, con la diffusione della cultura della cooperazione, del rispetto… strumenti che vanno a colmare un vuoto che si è creato ed è stato riempito da altro. Io penserei a un orario continuato, una specie di modello americano per cui i ragazzi sviluppano le loro attività ricreative a scuola, andando così a sottrarre tempo alle attività che radicalizzano la violenza».

Martina Rossi: «Siamo un gruppo di quattro Giovani Democratici eletti, tra cui il consigliere e il capogruppo di municipio più giovani di Milano. Vogliamo offrire ai giovani luoghi in cui far sentire la propria opinione ed essere ascoltati. Inoltre vorremmo tenere aperti gli spazi sociali del municipio, anche in orari serali, creare un Tavolo delle associazioni giovanili e momenti di offerta culturale per i ragazzi: un cineforum, incontri con personalità di spicco su temi d’attualità, facendo capire che esiste un altro tipo di socialità, senza arrivare a situazioni di tensione. Per i ragazzi tra i 14 e i 25 anni pensiamo a uno Sportello Psicologico, integrandolo con lo Psicologo di base previsto da Regione Lombardia. Abbiamo già un Osservatorio contro il bullismo, con ATS Milano e le scuole. L’obiettivo è prevenire e offrire un’alternativa alle situazioni che possono sfociare in violenza. Non credo che punire i ragazzi sia la giusta soluzione, bisogna agire prima che accadano le violenze e non dopo. Porteremo presto in commissione queste proposte, poi in consiglio, e porteremo anche un modo di comunicare e intercettare i giovani che sono sempre più postati sui social e sui canali che più utilizzano, ma anche attraverso il vostro giornale diffuso anche nel Municipio 6».

Interviste di Giovanna Tettamanzi e Claudio Calerio. Coordinamento editoriale di Giovanna Tettamanzi.

 

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