Interviste a Germano Lanzoni – “E mi sont el sur Carlo milanes” -, il Milanese imbruttito, che recita il Porta e al professor Mauro Novelli, docente di Letteratura contemporanea

Tabarro color nocciola, tuba, panciotto e fazzoletto da collo annodato in modo inappuntabile con vistoso fiocco, indossati sopra i jeans. Un bizzarro personaggio si aggira per Milano in abiti ottocenteschi, declamando versi in dialetto milanese (sottotitolati in italiano)

Tabarro color nocciola, tuba, panciotto e fazzoletto da collo annodato in modo inappuntabile con vistoso fiocco, indossati sopra i jeans. Un bizzarro personaggio si aggira per Milano in abiti ottocenteschi, declamando versi in dialetto milanese (sottotitolati in italiano) di fronte ad una attonita folla di passanti curiosi.

In anteprima assoluta, alla Cineteca Arlecchino (dopo mesi di chiusura che si temeva definitiva, una delle ultime sale storiche del centro torna alla vita sotto la nuova gestione della Cineteca di Milano) è stato proiettato un bel docufilm che racconta la figura di Carlo Porta (1775-1821), uno dei più grandi poeti dialettali che abbia avuto l’Italia, milanesissimo, fustigatore del potere e delle ipocrisie dei suoi contemporanei, troppo a lungo frainteso e quasi dimenticato. La pellicola – regia di Fabio Martina testi di Cinzia Masòtina – conclude le celebrazioni promosse dal Comitato nazionale, nella ricorrenza del bicentenario della morte del poeta. E indovinate chi è l’attore che presta il volto al più grande e irriverente poeta dialettale milanese? Tacc, è proprio lui, il mitico Germano Lanzoni, attore teatrale, comico, cresciuto tra spazi off, teatri e cabaret, in arte Il Milanese Imbruttito.  

Ecco il vivace scambio di battute che abbiamo avuto con l’attore e con Mauro Novelli, docente di Letteratura contemporanea in Statale e Presidente Comitato Promotore per le Celebrazioni del Bicentenario portiano. 

Il proessore Mauro Novelli.

Una conclusione davvero spettacolare e inedita delle celebrazioni.

Mauro Novelli «A duecento anni dalla scomparsa, era tempo di ricordare la figura e l’opera di Carlo Porta El sur Carlo milanes (come si autodefinisce in un sonetto) restituendogli il posto che gli compete sullo scaffale dei “gran lombardi”. Anticlericale e libertario, Porta è protagonista di una Milano pulsante, a cavallo tra Illuminismo e Romanticismo, sospesa tra età napoleonica e restaurazione asburgica. Amico di intellettuali, artisti, scrittori come Foscolo, Manzoni, Grossi, Berchet, Stendhal. Apparteneva alla borghesia milanese, il padre Giuseppe ricopriva la carica di cassiere dell’istituto per il credito pubblico asburgico, e aveva assimilato gli ideali di giustizia, libertà, uguaglianza della Rivoluzione francese, metteva alla berlina sferzati dalla satira frati e damazze, fustigatore del potere e dell’ipocrisia del falso sentimento religioso del tempo, seguiva la voce de la povera gent popolo e ne raccontava con un riso amaro le miserie e le ingiustizie patite. Le Desgrazi de Giovannin Bongee, l’infelice storia d’amore del Marchionn di gamb avert, la storia de la Ninetta del Verzee, pescivendola raggirata dal Pepp di cui si innamora, ridotta a prostituta per pagargli i debiti”».

Germano Lanzoni «È stato un immenso piacere recitare nei panni di Carlo Porta, tranquillo borghese e poeta irriverente. Un letterato ricolmo di pulsioni civiche. El sciur carlin mi è piaciuto subito, con la sua corrosiva e irridente poesia, gli sberleffi verso i potenti, la borghesia arricchita e preti senza vocazione. Un po’ come il Milanese Imbruttito, era satira dei costumi della città dei suoi tempi». 

Lo conoscevi già?

Germano Lanzoni «Solo dalla scuola, un autore che a scuola ci hanno rinchiuso in quattro frasette non avevo mai approfondito. È un fatto, però, è più vicino a me di qualsiasi verso del Manzoni. Anche il film di Martina mi ha fatto approfondire ancora di più la sua conoscenza. Ho scoperto per esempio che la domenica pomeriggio nelle belle giornate d’estate saliva sulle guglie del Duomo e mangiava il suo pane e formaggio. E in quella Milano piena di compagnie filodrammatiche, più di quante ne abbiamo noi oggi, era conosciuto per un suo particolare talento come attore dilettante nella recitazione delle parti comiche e buffe. Ed è stato fra i fondatori del Teatro patriottico, l’attuale Teatro dei filodrammatici».

Le riprese ti vedono in elegante abito d’epoca, con tanto di tuba, interagire con la Milano d’oggi.

Germano Lanzoni «Lo charmant Carline, lo definì Stendhal. Peccato che fosse luglio… Un caldo infame. Abbiamo girato per tre giorni spostandoci per il centro, da piazza San Fedele ai Giardini Montanelli, sempre a piedi, declamando i versi di Porta. Con i milanesi che osservavano un po’ stralunati e curiosi».  

Come ti sei trovato invece con il dialetto del Porta? In fondo come Milanese Imbruttito, anche se imbastardito il milanese un po’ lo parla.

Germano Lanzoni «Direi che il Porta si rivolterebbe nella tomba, se l’avesse (la sepoltura del Porta andò dispersa – Ndr). Il mio dialetto al più è “ariüs”, come si diceva di chi veniva da fuori. Un dialetto Da Giargiana, direbbe il Milanese imbruttito. Ammetto che mi piacerebbe costruire uno spettacolo su di lui e sugli altri autori dialettali milanesi. Sarebbe solo un tornare alle mie origini: ho debuttato attorno al 1998 con uno spettacolo intitolato “El me’ Milan”».

Carlo Porta in una stampa d’epoca.

Carlo Porta è stato come espulso dalla storia della letteratura dell’Ottocento. Poco letto e studiato a scuola. Come mai?

Mauro Novelli «È lo stigma del dialetto vissuto come ghettizzazione nel momento in cui Italia imponeva di avere una lingua unica (da cui anche l’esaltazione del Manzoni: grande autore, per carità, ma…». 

E invece?

Mauro Novelli «Carlo Porta conferì alla poesia dialettale una dignità espressiva prima inconcepibili. Una “presa diretta” sul reale che l’italiano letterario del tempo non avrebbe potuto rendere in modo altrettanto efficace. È un’interpretazione radicale di cosa sia la lingua viva. Capace di esprimere, in modo diretto, vivace e realistico, il ricco e vario mondo dei popolani, dei poveri e degli emarginati e di dare corpo a una satira che denuncia i vizi e i privilegi della classe dominante». 

Quanto sopravvive dell’universo di Porta nella Milano, nell’Italia di oggi?

Mauro Novelli «Più di quanto sospettiamo. Il suo sguardo tagliente è ancora in grado di illuminare le contraddizioni del nostro tempo». 

Germano Lanzoni «Il Porta era avanti un secolo. Sono passati duecento anni, ma le risate con cui Carlo Porta criticava la società del suo tempo sono ancora esplosive. Il sonno della satira produce passività ed indifferenza. La satira rende la società più libera. È l’esame di coscienza dell’intera società, a dircelo fu Carlo Cattaneo, un altro milanese illustre del Risorgimento, per i tre-quattro Giargiana che non lo sapessero. Si sa, se leggono di Radetzky pensano al locale del rito degli aperitivi, non al feldmaresciallo austriaco Josef Radetzky, che governava Milano durante le Cinque giornate».

Però il dialetto non c’è più. Oggi invece conta più sapere l’inglese dell’italiano.

Mauro Novelli «Stiamo assistendo ad un rimescolamento etnico-linguistico senza precedenti nella storia umana, dovremmo invece essere fieri dei nostri dialetti, dal Nord al Sud, perché sono un patrimonio culturale immenso, rappresentano una diversità di radici storiche, di culture, di esperienze umane».

Germano Lanzoni «Il dialetto milanese la mia generazione l’ha saltato, mia madre non voleva che lo imparassi, sgridava mia nonna Jolanda o nonno Giuseppe quando lo usava con me. Un misto tra ferrarese, milanese e ligure: “parla in italiano che il dialetto non sta bene”, perché all’epoca c’era l’idea che il dialetto tradisse le proprie umili origini. Ed era invece bellissimo sentir parlare i nonni, erano partìti da Codigoro nel ferrarese per cercare fortuna a Milano, poi hanno deciso di spostarsi in Liguria. Quando gli spiegavo tutti i progetti che mi frullavano in testa mio nonno diceva una frase stupenda: L’è mej un usel in man che cent che vulan… Questa è sintesi. Un trattato di filosofia riassunto in una frase. Il milanese è più efficace dell’inglese. Anche gli insulti in dialetto non hanno la punta avvelenata. Scuotono più riso che rabbia. Và a dà via i ciapp! che sarebbe un bel vaff».

Germano Lanzoni, il Milanese imbruttito, nei panni di Carlo Porta.

L’espressione dialettale milanese che più piace a Germano Lanzoni?

Germano Lanzoni «”Damm a trà”. Letteralmente l’espressione significa: dammi retta, ascoltami. Il significato più profondo è un accorato appello ad ascoltare un consiglio dettato dal cuore di una persona che ti vuole bene che ti chiede di avere fiducia in lei».

Prossimo appuntamento con i milanesi? 

Germano Lanzoni «Per i milanesi doc e giargiana do appuntamento il 22 dicembre c’è la serata “Milano 5.0” al Carcano. Uè, non in un teatro qualsiasi, ma al Carcano emblema di una creatività milanese e di quel “Teatro Popolare che sarebbe piaciuto anche al Carlin. Un recital a cinque voci, sul palco ci sono anche i mé amis  Flavio Pirini, Folco Orselli, Rafael Andres Didoni, Walter Leonardi. Si ride e si canta. Sarà una ginnastica emotiva, una caduta di una risata nella consapevolezza delle nostre fragilità e ossessioni, il traffico, il lavoro, la tecnologia, la famiglia, la città, il rapporto di coppia. Preparatevi perché tra un po’ arriverà puntuale la domanda: “Oh, che fai a Natale?”».

Prometti e giuri col Vangeli in man

Prometti e giuri col Vangeli in man,
Prima de tutt de amà chi m’ha creaa,
E, subet dopo, sto mè car Milan
Che impesa chì anch quij ch’en parlen maa.

Giuri vess grato a chi me dà el mè pan.
De no fa mai né lit né sigurtaa;
De lassà raggià i asen, bajà i can,
De tirà sempre drizz per la mia straa.

Giuri de scriv di vers fin che me par,
De dì el mè sentiment dove el me occor
Con tutta libertaa, redond e ciar:

E se manchi a sti coss, per mè castigh,
Me contenti perfin del disonor
D’on encomi stampaa sul Cattabrigh**.

 

Prometto e giuro col Vangelo in mano,
prima di tutto di amare chi mi ha creato,
e subito dopo, questo mio caro Milano
che impegola qui anche quelli che ne parlano male.

Giuro d’ esser grato a chi mi dà il pane.
Di non fare mai né liti né cattiverie,
di lasciar ragliare gli asini, abbaiare i cani,
di tirar sempre dritto per la mia strada.

Giuro di scrivere versi finchè mi pare,
di dire il mio sentimento dove mi occorre
con tutta libertà, rotondo e chiaro:

E se manco a queste cose, per mio castigo,
mi accontento perfino del disonore
d’un encomio stampato sul “Cattabrighe”.

Per documentarsi su Carlo Porta, leggere e ascoltare poesie e sonetti c’è il sito del Bicentenario o, in alternativa basta googolare che si trova tusscoss

Responsabile rubrica Psicologia su donneinsalute.it; da free lance ha collaborato con le maggiori riviste femminili (Anna, Donna Moderna, La Repubblica delle donne, Glamour, Club 3). È stata redattore del mensile Vitality di Psychologies magazine e Cosmopolitan, occupandosi di attualità, cultura, psicologia. Ha pubblicato le raccolte di poesie “Come un taglio nel paesaggio” (Genesi editore, 2014) “Sia pure il tempo di un istante” (Neos edizioni, 2010).

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