Isimbardi 31, il Consiglio di Stato sospende la demolizione disposta dal Comune

Nuovo colpo scena nella vicenda dell’immobile di via Isimbardi 31. Il Consiglio di Stato ieri, 14 gennaio, ha sospeso la demolizione disposta dal Comune, che il Tar di Milano, dopo un ricorso della proprietà Martino

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Nuovo colpo scena nella vicenda dell’immobile di via Isimbardi 31. Il Consiglio di Stato ieri, 14 gennaio, ha sospeso la demolizione disposta dal Comune, che il Tar di Milano, dopo un ricorso della proprietà Martino Sas contro Palazzo Marino, aveva avvallato nell’ottobre scorso, considerando: “pienamente legittimo l’operato del Comune, che dapprima ha ordinato la demolizione degli interventi abusivi e poi, preso atto dell’inottemperanza del privato al predetto ordine, ha disposto l’acquisizione del bene al patrimonio comunale, con successiva demolizione” (per leggere l’articolo di Milanosud a questo proposito, clicca qui).

In attesa della discussione nel merito in Consiglio di Stato, che si terrà il 13 febbraio, poiché, si legge del decreto: “esistono ragioni per il dovuto approfondimento dei motivi relativi alla legittimità (anche solo parziale) o meno dei titoli, relativi sia al mutamento di destinazione che ad altro” (per leggere il decreto del Consiglio di Stato, clicca qui).

Oggi inoltre, prima di apprendere l’esito del ricorso al Consiglio di Stato, la Martino Sas ha fatto protocollare una lettera indirizzata al sindaco Beppe Sala (per leggerla, clicca qui) in cui chiede di rientrare in possesso di tutti i beni presenti nell’edificio al momento del sequestro dell’immobile, in particolare i libri contabili. Ripercorre la vicenda, presentando le proprie motivazioni e chiede al sindaco, in vista delle prossime udienze: “di costituirsi parte civile nei confronti di Maran, Verri e Bramati anche per il risarcimento danni che il Comune dovrà pagare in considerazione degli abusi da loro commessi”.

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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