“Ius soli”: il “Sì” incondizionato degli adolescenti. Con oltre l’85% di favorevoli a Milano le percentuali più alte

Se dipendesse dagli adolescenti, lo “Ius soli” sarebbe già una realtà. «Secondo te è giusto che un bambino nato in Italia abbia la cittadinanza italiana anche se i suoi genitori non sono di origine italiana

Se dipendesse dagli adolescenti, lo “Ius soli” sarebbe già una realtà. «Secondo te è giusto che un bambino nato in Italia abbia la cittadinanza italiana anche se i suoi genitori non sono di origine italiana e non hanno la cittadinanza italiana?». A rispondere “Sì” è stato l’80% degli adolescenti coinvolti nell’indagine di Laboratorio Adolescenza – IARD (campione nazionale rappresentativo di 2.100 studenti delle scuole medie superiori) e la percentuale sale all’88% se si considerano solo le risposte delle ragazze. Così come l’80% afferma che integrazione culturale significa conoscere e rispettare le differenti culture, a fronte di uno sparuto 4% che ritiene che l’integrazione passi attraverso il cercare di dimostrare che la propria “cultura” sia la migliore. Ma gli adolescenti vanno oltre, e il 79% ritiene giusto che anche chi non ha la cittadinanza italiana, ma vive in Italia con regolare permesso di soggiorno, abbia gli stessi diritti dei cittadini italiani nell’accedere ad asili, scuole e posti di lavoro. Solo l’8% (5,7% delle femmine) ritiene, invece, che i cittadini italiani debbano comunque avere un trattamento preferenziale.

Una maggioranza schiacciante che ci fa immaginare, presto, un’Italia migliore e finalmente consapevole che il futuro del mondo passa per lo sgretolamento di ogni “muro”, fisico o mentale, che tenti di dividerci. Nel “male” lo ha dimostrato, in questo terribile 2020, un virus che ha annientato il concetto stesso di confine tra Stati, nel bene lo dimostrano le nuove generazioni naturalmente aperte alla multiculturalità.

Ma al di là di diritti e doveri sanciti dalle leggi, qual è, all’atto pratico, l’atteggiamento degli adolescenti riguardo i loro coetanei di altre culture? In pratica: preferiscono avere rapporti di amicizia con persone che hanno le stesse origini culturali oppure no? Il 9,6% risponde sì «perché l’amicizia è più facile», mentre sul fronte opposto l’11,7% preferisce relazionarsi con coetanei che hanno origini culturali diverse, perché «l’amicizia è più interessante». Ma il risultato più “promettente” è rappresentato da quel 75,7% (81% delle femmine) che ha risposto «è indifferente».

Una “indifferenza” che, una volta tanto, non denota disinteresse, ma certifica proprio il non considerare le “differenze” condizionanti, né in una direzione né nell’altra. Significa, non dar peso – nell’istaurare un rapporto di amicizia – a origini culturali; significa, finalmente, integrazione non solo descritta o auspicata, ma compiuta.

Bello, inoltre, verificare che gli studenti milanesi hanno dato risposte ancora più nette rispetto al dato nazionale. Sì allo “Ius soli” per l’85,5% (90,4% delle ragazze) e 84% a favore degli stessi diritti su scuola, lavoro e salute tra italiani e non italiani. Una piacevole conferma che Milano dimostra sempre di essere una città all’avanguardia non solo dal punto di vista delle innovazioni, ma anche della cultura e dei valori. Il miglior investimento che la città potrà fare per il proprio futuro sarà proprio sulle nuove generazioni a cui dobbiamo affidare il compito di spazzare via ogni retaggio di “primatismo”, in base a colore e provenienza, che i fascismi continuano a vomitare.

Maurizio Tucci è nato a Potenza si è laureato in Ingegneria presso l’Università di Bologna e vive a Milano dal 1992. Lavora nel campo della comunicazione e della ricerca sociale. Ideatore e curatore dell'indagine "Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani" realizzata annualmente dalla Associazione no-profit “Laboratorio Adolescenza”, di cui è fondatore, e dall’Istituto di Ricerca IARD. È Presidente della Associazione “Laboratorio Adolescenza” e membro del Consiglio Direttivo della dalla Società Italiana di Medicina dell'Adolescenza. Giornalista e scrittore, collabora dal 1995 con il Corriere della Sera. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche e saggi e ha scritto tre romanzi.

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