José Saramago, buon compleanno al maestro dei mondi possibili

José Saramago, uno dei più grandi intellettuali della storia della letteratura portoghese, nasceva in questo mese, 16 novembre 1922. Originario di Azinhaga, una piccola località della regione storica del Ribatejo nell’entroterra lusitano, è figlio di

José Saramago, uno dei più grandi intellettuali della storia della letteratura portoghese, nasceva in questo mese, 16 novembre 1922. Originario di Azinhaga, una piccola località della regione storica del Ribatejo nell’entroterra lusitano, è figlio di una coppia di agricoltori che due anni dopo la nascita di José si trasferiscono a Lisbona in cerca di condizioni di vita migliori.

Il primo periodo di vita di José è drammatico, segnato dalla morte prematura del fratellino Francisco occorsa quando José aveva appena due anni e dalla costante difficoltà economica familiare che gli impedisce di avere accesso a un’istruzione liceale obbligandolo a studi tecnici.

Ma la passione per la letteratura è una vocazione troppo grande per Saramago, che passa le notti a leggere nella biblioteca municipale del suo quartiere. L’esordio letterario avviene con Terra do pecado nel 1947, in concomitanza con la nascita della prima figlia, Violante. Segue un periodo di silenzio in prosa, a cui si sostituisce un periodo di produzione poetica e di intensa attività giornalistica.

Lo scrittore portoghese tornerà alla scrittura di romanzi solo dopo la Rivoluzione dei Garofani del 25 aprile 1974 che porta al crollo del regime autoritario di Marcelo Caetano nel paese lusitano, con la pubblicazione di Manual de Pintura e Caligrafia nel 1977. Con l’inizio del nuovo decennio, nel 1980, Saramago elabora lo stile che diventerà il suo marchio di fabbrica: una prosa fatta di dialoghi trascritti come un continuo flusso di parole, il caso limite tra il discorso indiretto libero realista e il flusso di coscienza di Joyce.

La consacrazione dell’autore portoghese arriva con la pubblicazione, cinque anni più tardi, del romanzo Memorial do convento che inaugura una fase della produzione di Saramago caratterizzata da opere che si muovono sullo sfondo della Storia, ma della quale l’autore dà una sua interpretazione e ricostruzione personale. Esemplare in questo senso, il romanzo O Evangelho Segundo Jesus Cristo (1991) è una riscrittura “umanizzata” della vita di Gesù Cristo, che è qui lontano da essere il figlio di Dio, ma è uomo in carne ed ossa molto più vicino a noi lettori.

Nella decade tra il 1995 e il 2005 Saramago cambia nuovamente il focus della sua ricerca, che si rivolge ora più attentamente all’ indagine della società contemporanea. In questa prospettiva vengono alla luce romanzi svincolati da riferimenti storici stringenti e in cui vengono messe in scena storie paradossali o “mondi possibili” che lo scrittore si premura di sviluppare e analizzare nei dettagli e fino alle estreme conseguenze.

È il periodo creativo che dà alla luce il romanzo più conosciuto dello scrittore lusitano, Ensaio Sobre a Cegueira (conosciuto in Italia come Cecità) pubblicato nel 1995. Quest’ultimo è sì la storia di una pandemia di cecità, ma è soprattutto l’analisi di come lo stesso statuto di umanità cambi in relazione ad essa, con la crisi di tutti gli istituti umani quali la moralità o la religione.

Il successo di pubblico e di critica dell’autore viene confermato dal Prémio Camões nel 1995 e dalla massima onorificenza letteraria, il premio Nobel, nel 1998. L’ultima fase della vita di Saramago si colloca geograficamente sull’isola di Lanzarote, dove risiede con la moglie spagnola Pilar del Rio e dove si dedica a una scrittura più riflessiva e di forma diaristica.

Lo scrittore muore il 18 giugno del 2010 all’età di 87 anni. Dopo essergli stato tributato un funerale con gli onori di stato, le sue ceneri vengono interrate ai piedi di un ulivo davanti alla Fondazione Saramago, a Lisbona, a imperitura memoria del più grande genio della prosa portoghese.

Studente universitario di Filologia, canoista e giornalista in erba. Ho ventitré anni, sono milanese di nascita, ma con sangue veneto. Amo la mia città e mi piace raccontarla nelle sue luci e ombre, inquadrandola da angoli nascosti. Scrivo di tutto quello che suscita la mia curiosità, dalla letteratura allo sport.

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