Kilt, cornamuse, whisky e… Slàinte Mhath!

Dopo mesi in cui i riflettori mondiali non accennavano a spostarsi dalla COP26 di Glasgow e dalla Scozia, seppure con un po’ di trambusto (e limitati passi avanti nella lotta al cambiamento climatico), il paese

Dopo mesi in cui i riflettori mondiali non accennavano a spostarsi dalla COP26 di Glasgow e dalla Scozia, seppure con un po’ di trambusto (e limitati passi avanti nella lotta al cambiamento climatico), il paese è tornato a essere nominato solo in materia di indipendentismo e di campi da golf (Londra ha ripreso il sopravvento).

Per giorni, però, è stato bello e interessante vedere le reazioni di persone provenienti da tutto il mondo ai costumi locali, condensate in due settimane. Abbiamo sentito Greta Thunberg inneggiare con i cortei locali, in perfetta cadenza locale, alle amene località del proprio corpo dove i potenti dovrebbero piazzare la crisi climatica, Alexandria Ocasio Cortez omaggiata da Nicola Sturgeon del patrimonio arancione nazionale che è l’Irn Bru (bevanda frizzante e analcolica dal gusto unico, indescrivibile, a metà tra caramella, gazzosa e arcobaleno: si narra che chi la beve veda poi il mondo in arancione fluo), e soprattutto persone con un ottimo inglese (il proficiency) completamente perse tra le varianti dell’accento locale.

Alexandria Ocasio Cortez e Nicola Sturgeon.

Quando si pensa alla Scozia, ai più verranno alla mente distese infinite di verdi prati, uomini in kilt che, impugnando una cornamusa, trangugiano whisky, immuni (quasi) dagli effluvi alcolici, creature misteriose che compaiono dal nulla (soprattutto nei laghi), Mel Gibson dalla faccia pittata di blu che si sgola urlando alla Libertà e il bidello Willie dei Simpson, che lotta con lupi e inservienti della mensa scolastica.

Dopo quasi cinque anni passati a vivere in diverse parti del ridente paese il cui animale nazionale è l’unicorno, posso dire che vi è molto di vero in queste rappresentazioni, ma vi sono anche alcune distorsioni, che cercherò ora di raddrizzare in base alla mia, seppur limitata esperienza.

Partiamo dagli uomini in kilt. Quando sono arrivata in Scozia, mi aspettavo di trovarlo solo nei musei di storia e in varie attrazioni turistiche. Il kilt è invece ampiamente goduto e usato dagli scozzesi, soprattutto a matrimoni e cerimonie importanti. Alla mia cerimonia di laurea a Glasgow, l’esaltazione di mia madre che mi vuole fotografare con tutti i kiltati della mia classe scuote non poca ilarità tra gli studenti locali (tutto in modo estremamente benigno). Confermo che molti il kilt lo portano anche alla tradizionale, senza altri strati sottostanti. In un paese così ventoso, il design del kilt e dello sporran (borsa in pelle e pelo tenuta di fronte, spesso contenente una fiaschetta di whisky) sono veramente congeniali.

Loch an Eillein (Aviemore)e la magia tra i boschi.

Per i visitatori inesperti, si raccomanda di fare attenzione invece a non sedersi di fronte a un uomo in kilt se non vi è un tavolo alto in mezzo. Ai kilt, ovviamente, fanno seguito le cornamuse. Amate da molti, detestate all’inverosimile da chiunque lavori vicino al centro di Edimburgo, in quanto diventano sottofondo perenne e non troppo soffuso.

Andando fuori dalle zone turistiche però, il suono della cornamusa assume tutta un’altra magia. Appare dal nulla, da qualche casa dove un giovane membro di una pipe band locale sta facendo pratica, oppure si sentono in lontananza, per qualche evento. Portano gioia e trepidazione agli Highland Games (sì, dove davvero si ribaltano tronchi e sollevano pesantissimi massi – nella prima foto in  alto un momento dei giochi). E fanno venire commozione e pelle d’oca quando si apre una partita di rugby a Murrayfield, con l’inno Flower of Scotland.

Federica Stefani con i due compagni di corso alla cerimonia di laurea.

E che dire poi del whisky? Innanzitutto che è un’industria molto meno al maschile di quanto venga raffigurata, soprattutto all’estero, ed è bellissimo non sentirsi guardare strano ordinando un whisky in un bar (prendete nota, baristi del meneghino!). E non tutti gli scozzesi ne sono innamorati: in genere sono birra, sidro ai frutti rossi (tra i più giovani) e gin a farla da padrone.

E, purtroppo, molti bevono tanto, e in fretta, e l’alcolismo è un problema dilagante. La legge nazionale prevede che non si possa vendere alcol da nessuna parte prima delle 10 del mattino e dopo le 10 di sera. Quindi nessuna gioia per chi fa la spesa la mattina presto, bisogna ritornare più tardi per avere una bottiglia da degustare con calma la sera o a pranzo.

Ciò detto, bisogna fare un cenno alle mirabolanti creazioni locali: una è, appunto, la sopracitata Irn Bru, e poi la Buckfast (che ho scoperto solo ora non essere di origine scozzese, ma prodotta in Inghilterra). Insomma, prendete un Tavernello, aggiungete zucchero e melassa, lasciatelo aperto per qualche giorno affinché prenda corpo ed acidità. Et voilà. Notoriamente associato a problemi di alcolismo.

Dulcis in fundo, parliamo di lingua. Per chi ha visto Braveheart in lingua originale. Beh, va detto che la maggior parte degli scozzesi duri e puri che ho incontrato… detesta il film e l’accento posticcio di Mr. Gibson. Lo Scots English è molto vario e multiforme, e varia sensibilmente a seconda della località in cui viene parlato.

Banda di cornamuse (pipe band).

Se il vostro primo punto di incontro con la Scozia è a Glasgow… tenetevi forte, e preparatevi a chiedere di ripetere diverse volte, esibendo espressioni di stupore, incanto e smarrimento davanti alle meravigliose sonorità di questo accento. Posso dire che occorrano diversi mesi per adattare l’orecchio a questa poetica cantilena.

Gli accenti del nord-est, nei dintorni di Aberdeen, sono anch’essi meravigliosamente incomprensibili di primo acchito, complice l’influenza del Dorico, il dialetto locale. Andando a ovest e sulle isole, si trovano invece le incredibili evoluzioni gutturali del Gaelico Scozzese cugino dell’irlandese. Non provate a trovare una logica alla fonetica di questa lingua che gli abitanti delle Highlands and Islands cercano di far rivivere nelle scuole e istituzioni. Rimane tutto in un velo di mistero. Ma ho scaricato Duolingo – quindi, amici, restate in attesa di possibili aggiornamenti a questo riguardo. Ciò detto, a presto e Slàinte Mhath! Questo, lo so, si pronuncia, ‘slange vah’ – alla salute!

Milanese di origine, dal 2017 sono in Scozia dove lavoro come reporter per diverse testate locali delle Highlands, tra cui l’Inverness Courier e il Ross-shire Journal. Marcata da una sana passione per bevande alcoliche e viaggi, scrivo soprattutto di whisky sulla rivista Cask&Still o sul blog maltingpotblog.com. Laureata in Mediazione Linguistica e Culturale a Milano e Giornalismo Multimediale a Glasgow, con un salto in Russia e in Francia in mezzo, amo visitare nuovi luoghi ed assorbire nuove lingue e culture (e le loro tradizioni gastronomiche).

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